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Scuola-lavoro o scuola-sfruttamento? This is the question…

L’alternanza scuola-lavoro ha avuto inizio anche nel Liceo Galileo. Ha come scopo l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e dell’impresa, in modo tale da far orientare i ragazzi nella giungla del mondo “esterno” alla scuola. Non è assolutamente una novità, perché la realtà dell’alternanza negli istituti tecnici stage a titolo gratuito esiste già, ma in ambito liceale è legge da quest’anno ed obbliga gli studenti a fare 200 ore di schiavitù legalizzata presso aziende private e istituzioni pubbliche, privi di esperienza e tutele legali, senza malattia e diritti sindacali di base. A chi giova tutto ciò? A chiunque non voglia pagare contributi e stipendi, naturalmente. La mia esperienza di scuola-sfruttamento inizia all’Incubatore delle imprese del Comune di Firenze, nel quale ci viene spiegato il funzionamento di un’impresa, anche se, per mia fortuna, la mia classe è stata destinata all’archivio interno del Liceo, quindi ciò che ci viene spiegato potrebbe benissimo entrare in un orecchio ed uscire dall’altro.
In questo Incubatore le idee portate dalle persone vengono selezionate e i novelli imprenditori sono aiutati ed incoraggiati nei loro affari, con strumenti e consigli. Ci hanno spiegato come si crea un’impresa con l’ausilio di un’eccessiva quantità di parole inglesi. In queste dieci ore ci hanno spiegato come fare tanti soldi, in un modo o nell’altro, sfruttando la propria idea innovativa o il trend del momento per foraggiare la massa di consumatori, definiti da una di queste signore poco prosaicamente “capre”. Al che, giustamente, tutti hanno storto il naso. Questa lezione ci ha mostrato come deve essere una ditta odierna: buona faccia sopra, condita con ecologia e apparenti vantaggi per l’ambiente; sotto sotto invece sfruttamento dei lavoratori rigorosamente non assunti, ma operai delle cooperative, e sedi all’estero. In sostanza l’istituzione aiuta un’attività che mira a truffare lo Stato che l’ha fatta crescere, facendo i big money alle sue spalle e a quelle dei cittadini. Un ottimo insegnamento per i cittadini del futuro, non credete?
La legge che ci obbliga a fare questi lavori è partita, ma ci sono grandi problemi nel posizionare i “lavoratori” perché in questo periodo sono richieste le braccia, non il cervello. E via di telefonate su telefonate dei presidi a ogni genere di istituzione, ente, azienda o persino parrocchie, come è avvenuto nel Milanese e nel Bergamasco. In questo quadro triste, dove ognuno cerca di arrangiarsi come meglio può, devo fare i miei complimenti alla nostra Preside e ai referenti del Galileo, per la loro bravura nel “piazzare” (è un termine brutto, che personalmente detesto, ma non so come definire questo concetto in modo eufemistico) gli studenti nel Liceo stesso, facilitando enormemente la logistica e risparmiando molte difficoltà in primis agli studenti, poi anche a loro. Ciononostante la legge resta un ricatto infamante, dato che senza queste ore ci possiamo benissimo scordare l’esame di maturità; un giogo meschino al quale veniamo legati e che dobbiamo per forza trascinare. Se lo Stato intende crescerci insegnandoci a fare i furbi negli affari o a lavorare stando zitti, in questo modo ci riesce molto bene. Essendo legge, queste ore dovremo farle e le faremo, anche perché non abbiamo altre alternative, sebbene ci sia anche un enorme problema alla radice che persino il Ministero dell’Istruzione ammette e riconosce per bocca del sottosegretario Gabriele Toccafondi: i nostri politici dovrebbero, secondo loro, abbattere il muro tra scuola e lavoro per poi costruire una strada per collegarli. Ma tanto, legati al giogo, ci siamo noi studenti, che lavoriamo gratis, e professori, che devono risolvere il problema senza aiuti dalle istituzioni. Ho l’impressione che questo trattare ogni cosa come un’impresa capitalista ci stia sfuggendo di mano, decisamente…

Cosimo Savelli 3E
Liceo Classico “Galileo” di Firenze