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Smile House

 

Hazel entrò nel giardino di Smile House. Sì, okay, era davvero un nome anomalo per quella casa. Era terrificante. E poi, chissà per qualche oscuro motivo, sopra di essa vi era sempre un nuvolone nero, e pioveva sempre. Ma solamente lì. Nei giardini accanto splendeva il sole. Ma ormai, dopo dieci anni di questo strano fenomeno, nessuno dei vicini ci faceva più caso. Ma, a parte questo, gli abitanti non ci ponevano attenzione, si limitavano a guardare e a scuotere il capo. E gli strani inquilini dell’edificio non li vedeva mai nessuno. Si sapeva solo, dai racconti di un uomo, che vi abitavano un signore ed una signora, vecchi, con il loro figlio, di circa cinquant’anni. Avevano delle voci acri, capelli grigi e vestivano sempre di grigio. Si diceva che venissero da un paese di montagna bombardato nella Seconda Guerra Mondiale di cui loro, pare, erano gli unici superstiti. Tutte baggianate, secondo alcuni, pura verità, secondo altri. Non si avevano certezze sul conto di queste persone molto particolari.
Ma, tornando al discorso iniziale… Hazel era entrata nel loro giardino per riprendersi il suo aquilone, che col vento si era strappato ed era andato a incastrarsi nel vecchissimo faggio del giardino accanto.
Era intenta a suonare al campanello ma, appena arrivata davanti alla porta, si accorse che era aperta.
-Ehm… c’è qualcuno? Posso entrare? Dovrei chiedervi una cosa…- disse la ragazza, leggermente titubante.
Entrò e, dopo aver percorso qualche stanza, scala e corridoio si ritrovò in una stanza orribile. C’era un grande macchinario con milioni di bottoni, leve e tasti con scritte strane, in una scrittura non conosciuta, come un codice.
I nove enormi schermi della macchina mostravano immagini della Terra, della Luna e di galassie lontane, forse ancora sconosciute.
Un foglio era appoggiato su un tavolo. Hazel si avvicinò titubante e lesse il titolo. Suonava così: “Come controllare maree, Luna e fenomeni atmosferici”. Okay, d’accordo, era abbastanza inquietante.
-Bene, cara, vedo che mi hai scoperto. Dovrò resettarti il cervello, temo… – disse una voce alle sue spalle.
Hazel si girò, spaventata, e quello fu il suo ultimo ricordo.

Lara Basegni
Classe 1E – Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze