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Solo

 

Senza amici. Solo. Ecco come mi sentivo. E quel che era peggio è che potevo vedere tutti gli altri che si divertivano. La solitudine mi aveva colto come un soffio di vento gelido un giorno in cui la maestra aveva deciso di raccontare una storia un po’ macabra, lugubre, che aveva fatto tremare tutti di paura. Da allora nessuno ha più voluto stare con me. La maestra se ne era accorta e aveva incoraggiato la classe a giocare con me, ma nulla è mai cambiato. Una volta la sentii dire alle colleghe che tutti i suoi alunni avevano il terrore di me. Ha aggiunto che non riusciva a capacitarsi del perché di tanto scompiglio… Forse era per il mio sorriso agghiacciante che faceva accapponare la pelle, o forse per i miei cupi occhi di ghiaccio… Io rimasi di sasso nel sentir dire quelle poche e semplici frasi e ben presto la mia delusione si trasformò in odio, odio verso i miei compagni, odio verso la maestra e anche odio verso di me, proprio perché provavo così tanto odio. Rimasi per lunghi interminabili minuti (o forse erano ore? O forse erano anni?…) a pensare al modo più temibile per vendicarmi, era quello che volevo fare… vendicarmi. Cosa poteva far cambiare in peggio “il mondo” di quelle sciocche e inutili persone che avevano finito per dimenticarmi? La prima idea che mi venne fu l’assassinio, ma dopo una manciata di secondi mi stavo già dando dello scemo… Come potevano provare dolore se erano già morti dentro? Io invece volevo qualcosa che li scioccasse, che li ferisse nel profondo. Poi arrivò il colpo di genio… l’omicidio dei loro cari! Sarebbero stati impotenti mentre vedevano parenti e amici morire, agonizzanti. Già pregustavo il dolce sapore della vendetta, quando ho pensato di aggiungere un “secondo atto” al mio piano… Dopo aver provato il dolore della perdita dei loro cari li avrei costretti a diventare miei amici. Erano stati crudeli con me, e io lo sarei stato con loro. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla malvagità del mio piano. Ora gli alunni della mia classe mi passavano accanto senza nemmeno guardarmi, e chi osava posare gli occhi su di me rabbrividiva e abbassava lo sguardo… Forse già si aspettavano qualcosa di sinistro da parte mia. Avrebbero visto, poi… mi avrebbero chiesto clemenza in ginocchio, tra i singhiozzi, ma io avrei voltato la testa e avrei affondato il coltello nel petto di loro padre, o madre, non sapevo ancora di chi, in fondo questo non aveva importanza. In quel periodo la mia bocca ghignava sempre più spesso, facendo tremare tutti di paura e dandomi un brivido di compiacimento. Fissavo tutti e mi guardavo attorno cercando di scorgere gli sguardi spaventati delle persone vicine. Qualcuno aveva iniziato almeno a guardarmi, ma ormai era troppo tardi, l’errore era stato commesso e io avrei fatto giustizia, o almeno quella che credevo fosse giustizia… L’ unica cosa che sapevo è che mi sarei vendicato di loro, nessuno escluso.
Ma quelli erano altri tempi, ora sono qui, alla discarica, a pensare…Tutti mi hanno abbandonato, come a quell’epoca, quando rimanevo chiuso nel baule dei giocattoli perché nessuno voleva giocare con me. Un po’ li capisco… sono la marionetta di Jack lo Squartatore.

Viola Maestri
Classe 2C – Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze