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Il tempo è impazzito e le polveri sottili incombono…

 

Come sempre, a Capodanno c’è chi è restato a casa a deprimersi mangiando dolci, chi è uscito con gli amici per scoppiare qualche petardo e chi è restato con la famiglia. Per alcuni ha segnato la conclusione di un anno spettacolare, per altri, invece, la fine e l’inizio di niente in particolare, solamente il continuo della propria vita. C’è chi è andato al cinema, chi per la propria città e chi semplicemente dal proprio vicino. Chi ha preferito fare feste “intercontinentali” e chi si è accontentato di tre gatti e una persona. Insomma, per farla breve, ognuno di noi ha trascorso gli ultimi giorni di dicembre un po’ a modo suo. C’è stato anche chi ha postato in rete messaggi d’addio ad un 2015 ricco di soddisfazioni e di momenti unici che non ritorneranno mai indietro, e chi commentava sottovoce questi lunghi papiri ridendo, perché dopotutto ogni anno è sempre la stessa storia: ogni Capodanno viene visto come se fosse una tragedia, l’apocalisse, il momento in cui la tua vita comincerà il suo declino e addio momenti felici. Anche se questa volta non hanno avuto torto a tutti gli effetti. Verso la fine di dicembre sono infatti nate delle polemiche riguardanti il superamento del livello delle polveri sottili nell’aria. Infatti, secondo dei dati raccolti da Mal’Aria di Legambiente, la concentrazione di Pm10 torna a essere “fuorilegge”; l’Arpa, già all’inizio di gennaio, nonostante targhe alterne e controlli sul traffico, aveva rivelato che città come Roma e Milano erano in procinto di superare il limite dei 35 giorni annui consentiti per l’emissione di polveri sottili, e secondo una previsione di Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, già a febbraio lo avrebbero superato, un’altra volta. Ma in realtà non sono servite neanche quattro settimane perché ciò accadesse, anche in altre città della nostra penisola. Si stima infatti che delle 90 città Italiane che erano state monitorate, ben 48, ovvero il 53%, non sono state in grado di contenere questa problematica. Stilando una classifica, si vede che al primo posto, come città più inquinata di tutte, è collocata Frosinone, con un superamento di 115 giorni, seguita a ruota da Pavia, Vicenza, Milano e Torino, la quale ha sforato di 99 giorni. Non viene risparmiato nessun angolo d’Italia, in quanto le altre città si trovano sparpagliate nel nostro Paese; le regioni maggiormente problematiche sono infatti il Veneto, che detiene il record del maggior numero di centraline urbane che ha superato il limite dei 35 giorni (92%), la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia-Romagna, ma anche il Lazio e la Campania. Tutto questo potrebbe far scaturire in noi una nota di tristezza, ma dopotutto la colpa è anche nostra e, sotto molti aspetti, è vicina ad ognuno di noi. Per esempio, ancora in Italia non è stato risolto il problema dell’utilizzo dei mezzi pubblici. Sarebbe un tipo di trasferimento molto più ecologico prendere il bus o il tram per andare a scuola, a lavoro o semplicemente per spostarsi in città. E invece la gran parte della popolazione sta continuando a utilizzare le automobili o comunque un qualsiasi altro mezzo privato che non sia la bicicletta. Ancora si continua ad avere minimo una macchina per famiglia, arrivando a 62 auto per ogni100 abitanti, quando invece, in altre parti d’Europa, questi numeri sono molto più bassi: 31 a Londra, 25 a Parigi e ad Amsterdam.
Un’altra cosa che non favorisce questo è l’assenza della pioggia. Le precipitazione aiuterebbero a pulire l’aria dallo smog, che invece è destinato a salire. A proposito, è stato lanciato un allarme dalla Coldiretti, secondo la quale l’inverno non è ancora arrivato e non sembra intenzionato ad arrivare. Ma questa, più che un’ipotesi, è un vero e proprio dato di fatto. Il fatto che in questo primo mese del 2016 siano caduti gli stessi millimetri di pioggia di agosto, che ci siano stati i giorni della merla più caldi di sempre, quando invece avrebbero dovuto essere i più freddi, che i peschi, i meli e qualsiasi altro albero da frutto siano in fiore e che i fiori nascano anche per terra, è un innegabile segno di una prematura primavera. I laghi e i fiumi si sono in parte prosciugati: i dati Ucea mostrano che il Po ha un volume inferiore di due metri rispetto a quello del 2015, proprio come si dovrebbe presentare d’estate. E lo stesso vale per il Lago Maggiore, che presenta solo il 17% della sua capacità, insieme al 12% del Lago di Como e al 33% del Garda. Mancando anche la neve sulle montagne, la situazione non può che peggiorare. Se si continua su questa strada, infatti, la siccità è inevitabile e,soprattutto, la desertificazione dei campi, portando poi a conseguenti e gravi colpi per l’agricoltura e per l’equilibro ambientale in generale. E naturalmente ciò non ci trascura. Anche se per molti potrebbe essere una gran bella cosa arrivare a festeggiare il Natale in spiaggia, esulterebbero per poco tempo, in quanto non solo i repentini cambiamenti climatici ma anche stesse emissioni di Pm10 peggiorerebbero la nostra salute. Già negli ultimi anni, infatti, si sono visti dei collegamenti tra l’aumento dell’inquinamento e quello di malattie croniche alle vie respiratorie come asma, bronchiti ed enfisemi.
L’unica cosa da fare in queste situazioni è probabilmente rimboccarci le maniche e trovare, anche nel nostro piccolo, un modo per risolvere, prima o poi, tutto questo.

Ginevra Comanducci
Classe 2C – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze