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A tu per tu con il demonio: Domenico Quirico e l’ISIS

 

“L’ Europa non esiste, è un fantasma”. La guerra contro l’Occidente, pure, è una balla. Il loro scopo? Un altro. Esseri scaltri, infingardi, fanno video dove decapitano o, peggio, trucidano senza pietà , come falsi e bugiardi “guerrieri di Dio”, le loro vittime sacrificali sulla scia di Abramo e Isacco. “Noi siamo forti mentre voi siete deboli”. “Noi uniamo gli scenari uno ad uno, voi li dividete tra controlli e falsità”. Esseri vestiti di nero fuori, nerissimi e altrettanto occulti dentro. Si insediano, strisciano, si infiltrano, come vermi. Formano il loro piccolo grande stato, non legittimato, non segnato geograficamente, certo. Non conosciuto teoricamente, sicuro. Ma praticamente, ahimé… sì. Davvero quella che noi chiamiamo Europa è forse solo un palcoscenico dove si muovono stati “burattinati” da potenze più grandi e forti? Ma anche quella che noi tanto orgogliosamente chiamiamo altresì “Terra Promessa”, l’ America, anch’essa, forse non esiste. La guerra , allora, forse, non esiste? O peggio ancora, esiste, forse, ma… dentro di noi? Questo l’amaro ma concretissimo guazzabuglio di parole, domande e ( purtroppo) profetiche considerazioni (visti i tragici attacchi ripetuti a Bruxelles del 22 marzo 2016) di Domenico Quirico, storico reporter del quotidiano “La Stampa” , corrispondente da Parigi, caposervizi esteri, nonché quintessenza del giornalismo moderno, due volte rapito (nel 2011 in Libia e nel 2013 in Siria ) e poi liberato rispettivamente dopo due giorni e cinque mesi di sequestro. Parole dure, lapidarie. Azzardate? Un po’. Potentissime? Ma sì. Ci siamo intesi: parole forti e decise. Non delicate, insomma. Però glielo perdoniamo molto volentieri, perché sono state le uniche , del resto, che un uomo come Quirico ( che nella vita ha avuto a che fare con maniere tutt’altro che gentili, visti i rapimenti ) avrebbe potuto usare hic et nunc.
“L’Europa non esiste”. Perché Quirico si sente autorizzato ad “uccidere” ( così spudoratamente) la nostra Europa? In verità, chiosa il giornalista , la nostra storia (cioè quella di tutti: beduini, fachiri, pastori anglicani compresi) si fonda su due pilastri inossidabili : il tempo e lo spazio. E i maomettani più famosi del web lo sanno non bene. Benissimo. Eppure , come tutti gli integralisti che si rispettino, non si limitano soltanto ad applicare la “regolina” , ma anche (e soprattutto) a stravolgerla del tutto . Tempo e spazio? Si chiedono… e rispondono: distruggiamoli a fondo questi pilastri della storia (ignorando molto intelligentemente che la “nostra” storia è , per così dire, anche la” loro” , e viceversa). Distruggerli? Tempo e spazio? Questo si ripetono (senza volere) come un mantra. Sì, bene. Ma come? Dove lo andiamo a cacciare quel maledetto “quia” (causa- effetto) Aristotelico? Ecco allora che entra in scena, unito alla “ sharia “ (questo parossismo di rabbia inesistente, ma purtroppo non altrettanto impotente) , uno studio scrupolosissimo, per non dire maniacale della storia stessa. Tempo e spazio? …e arrivano (una buona volta) alla conclusione. Distruggiamoli entrambi. Prima, però, ci studiamo a fondo libri, librini, libretti e libroni: quintali di polveri, su polveri, la storia “nostra” e ”Occidentale” (guarda caso, quella che proprio vogliono distruggere), puntando il telescopio (o il bazooka) in special modo su quella parte di storia che riguarda le rivoluzioni e… i loro protagonisti. Niente place de la Bastille o libertà che guida il popolo, però, mi dispiace! Qui il teatrino delle marionette (o le marionette del teatrino) ha un solo (doppio) nome: Marx e Mao. Per l’appunto due figuri della storia che di rivoluzioni (sociali e non) a dir il vero se ne intendevano. Giusto un poco… Come questi due signori del sociale, essi attingono a sparuti fermenti di rivolta sparsi un po’ per tutto il globo: dal Sinai alla Spagna, dall’Africa all’Asia al Nord Kenia alla Cecenia.
Tempo e spazio? Da questa unione così, in fondo, innocente nasce il “cuore oscuro”, per dirla con Quirico, del “nostro” ventunesimo secolo. La prosecuzione, il sequel (o triste epilogo) moderno de “I demoni” di Dostoevskij, romanzo incentrato sul nichilismo dilagante di ieri, oggi e… (se non ci diamo una mossa) anche domani. Nichilismo inteso “barbaricamente” è dir poco. Immaginatevi due meteore, tempo e spazio, incandescenti, fumanti: vengono assemblate dalle mani malate di un boia-demiurgo incappucciato. Immaginatevi una fusione alla pari, non un aut-aut: una storia, insomma, a 360 gradi. Immaginatevi un pianeta dove le frontiere degli stati non esistono più. Dove la vita (anche la propria) diventa una variabile indipendente. Immaginatevi ancora questo demiurgo incappucciato, a dir poco animalesco che, a differenza del suo predecessore (il “semplicistico” terrorismo di Al-Qaeda) supera i controlli, la polizia, gli investimenti. Immaginatevelo mentre tiene a bada con la sua frusta malefica l’Occidente, l’America, il Mondo con la sua filosofia della “forza”. Immaginatevi “un cuneo infilato nella rapidità con cui gira il mondo”, così frenetico e noncurante ma, che ci piaccia o no, in (quasi irreversibile) crisi. Tutto questo è il famigerato IS (Islamic State) e più non vado oltre perché due lettere soltanto sintetizzano l’orrore incappucciato e occulto dei nostri tempi. Tutto questo è lo “spazio”, in cui viviamo e in cui Quirico ha vissuto. E il tempo dove lo mettiamo? Da quando Abu back al Baghdadi proclama la nascita del califfato (ISIS), da quel (non poi tanto) lontano 29 giugno 2014, la storia non è più la stessa.
Siamo nel 2016, e nulla è cambiato. “Tempo e spazio”, assicura Quirico. Il secondo quei buzzurri ce lo hanno già in pugno. Il primo, però, sta a noi decidere di poterlo cambiare. Hic et nunc, oppure… mai.
Dopo tanto amaro pessimismo e una raffica interminabile di domande ulteriori sul famelico Islamic State (cosa c’era in più da capirci?), un momento di emozione nei confronti di un uomo sotto tutti i punti di vista straordinario : “Che cosa significa per lei essere giornalista?” chiedo sognante. Dopo un po’ di esitazione mi risponde: ”È la domanda più facile e difficile al tempo stesso che mi abbiano mai chiesto. La possibilità di essere testimoni della sofferenza umana, che è l’unica cosa che conta veramente”. Straordinario.
Detto poi da uno che ha rischiato di lasciarci le penne in Siria per via di questa “sofferenza umana” è doppiamente straordinario: straordinariamente straordinario.

Chiara Donati
Classe 4E – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze