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Un atto barbarico per un futuro migliore

14 Luglio 1789, Parigi.

Caro diario,
Alle prime ore del mattino, come ogni giorno, mi svegliai e mi vestii per andare nei campi. Mio padre, però, disse che oggi, io e mio fratello saremmo andati in città con lui e mia madre, per aiutare il popolo parigino ad assalire la Bastiglia; prima di andar via, mia madre si guardò attorno, ci diede un bacio e ci disse di non allontanarci mai da loro e di stare attenti ai soldati che circondavano la città.
Una volta giunti al confine, i soldati, all’inizio non volevano farci passare, ma mio padre inventò una scusa e così riuscimmo ad entrare.
La prima cosa che notai era la sporcizia che regnava in città ed il terribile fetore che in pochi secondi mi fece venire un gran senso di nausea, presi la mano della mamma e lei mi diede un fazzoletto bagnato da tenere sul naso.
Ci unimmo a un corteo, che a sua volta si unì a un altro corteo più grande.
Tutti insieme intonavamo, quello che oramai era diventato il nostro inno, la Marsigliese, e, ci fermammo davanti la Bastiglia, a cercare di rompere la porta ed entrare.
Alle ore 13.00 ero sfinito e dissi a mio padre che mi sarei riposato un attimo, mi appoggiai al muro, ed in lontananza vidi DEI SOLDATI ARMATI, allora avvisai tutti coloro che avevo vicino ma improvvisamente si sentirono i primi spari e la gente iniziò a cadere anche vicino a noi, c’era sangue dappertutto e le urla di terrore mi rimbombano ancora nelle orecchie.
Il cuore mi batteva all’impazzata e mi sentii impotente di fronte quel finimondo.
Mio padre ci afferrò e insieme alla mamma, cominciammo a correre e trovammo riparo dietro un muro diroccato, ci buttammo per terra e i nostri genitori ci coprirono con i loro corpi… poi, improvvisamente, ci fu di nuovo silenzio.
E così uscimmo allo scoperto: non si poteva guardare a terra, un sacco di corpi giacevano esanimi, per non parlare dei muri…. il muro dietro cui c’eravamo nascosti era pieno di sangue, fortunatamente noi stavamo tutti bene, soltanto io avevo qualche lieve graffietto.
Ci furono alcuni minuti di silenzio, quasi a voler ricordare le persone che avevano perso la vita e poi ci fu un urlo, e tutti insieme andammo verso la Bastiglia.
Finalmente, alle ore 17.00 entrammo dentro e incominciammo a devastare tutto quello che vedevamo e a prendere soldi, armi o oggetti
A un certo punto, mio fratello ed io iniziammo ad essere stanchi e, così, siccome anche i miei erano sfiniti, tornammo a casa.
Ora sono a scriverti, e non ti nascondo che penso che quello cha abbiamo fatto è stato davvero forte, un atto quasi barbarico, ma d’altra parte era l’unico modo, ha detto mio padre, perché il popolo parigino venisse ascoltato e l’unico sistema per diventare protagonista nella rivoluzione francese, nella speranza di un futuro migliore.
A presto

Riccardo Vinci
IIA ICS Giotto Cipolla Palermo