Un enorme edificio chiamato scuola

Mattino. Dormo tranquillamente sul mio lettuccio assieme al mio orsetto Bubu. Sento una mano calda sulla testa e sulla spalla. Era la mamma che mi svegliava per il mio primo giorno di scuola elementare. Probabilmente si aspettava che non volessi alzarmi. Non era così. Con un balzo saltai giù dal letto. Bagno, colazione, bagno di nuovo e vestiti. Feci tutto in fretta e furia, ero entusiasta di iniziare scuola. Alle 8:20 eravamo già fuori di casa. Mio padre mi scattò una foto ricordo con il mio nuovo zaino delle Winx.
Eccola lì, la scuola, l’enorme edificio che cambierà parte della mia vita. Mi ricordo ancora la sensazione che avevo appena sorpassai la soglia: sentivo qualcosa nella pancia, non era la stessa emozione che provo oggi prima delle verifiche, era un misto tra felicità, timidezza e paura.
La prima persona che incontrai fu il bidello, mi parlava, voleva tranquillizzarmi credo, forse avrebbe dovuto dire qualcosa anche a mia madre, era più nervosa di me.
Ad un tratto sentimmo la campanella e ci dirigemmo verso la classe.
Ricordo: i banchi erano posti a ferro di cavallo; io ero vicino a Mirko. I genitori erano dietro di noi, la mamma mi toccava i capelli, mi rilassava.
Poi, le maestre. Rosa nave Maria Grazia. Ci spiegarono le solite cose che si spiegano il primo giorno di scuola: cosa faremo, com’è la scuola, ecc.
Seguirono le presentazioni tra compagni. In realtà, io avevo già individuato ogni tipo di personalità. Nell’angolo a desta c’erano i bulletti, poi quelli con scarsa igiene e alla fin, loro, le mie future amiche.
Mi soffermavo sulle loro facce, tutti sembravano terrorizzati, impauriti, io no. Io ero calma, anzi adoravo l’idea di iniziare scuola.
Dopo quattro ore, tornammo a casa. Mia madre spiegò a mio padre le cose dette dalle maestre. Io gli dissi queste testuali parole: – Papà oggi vado a dormire alle sette perché voglio essere sveglissima domani a scuola!-.
I miei genitori si misero a ridere. Poi rovinarono tutto: mi spiegarono che avrei dovuto passare il sabato a fare i compiti, ecc.
Dopo questa rivelazione iniziai ad avere un po’ paura: timore di deluderli, angoscia per le note. Alla fine mi dissero che prima o poi ci si abitua e che io non avrei avuto problemi. Con queste parole sentii il forte incoraggiamento dei miei genitori, un toccasana per la mia autostima!
Quel primo giorno non feci niente di nuovo a scuola, ma lo stesso imparai molto: mi si presentava innanzi una nuova avventura fatta di conquiste e fatiche.

Consuelo Castro Garcia
Istituto salesiano G. Bearzi – Udine

classe III