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Un Natale “da sogno”

 

Mi chiamo Sami. Il mio nome è un po’ particolare, è davvero originale. Non è un diminutivo; è semplicemente il nome antico di una popolazione che vive in Lapponia. I miei genitori lo hanno scelto per ricordare un viaggio fatto tanti anni fa nelle fredde terre della Norvegia e della Finlandia, laddove è nata la leggenda di Babbo Natale. Sarà per questo che io il Natale me lo sento “addosso”, è un po’ parte di me , così come la magica atmosfera che avvolge la Lapponia ed i suoi abitanti che vivono immersi nella neve, con le renne e che hanno ancora usanze e tradizioni antichissime. Quel mondo è come se si fosse fermato e cristallizzato. Un mondo, avevo letto, popolato da sciamani, dee, divinità, demoni, favole, miti, da credenze come quella per cui i sogni hanno un potere magico. Proprio da un sogno incomincia il racconto del mio Natale alternativo. Quella sera mi ero addormentato pensando che mancava poco tempo a Natale. Lo avevo detto a babbo che non sembrava molto entusiasta. Natale significava soprattutto traffico per le strade, negozi affollati, corse contro il tempo per l’acquisto dei regali. Anche per la mamma più che una festa, sembrava uno stress perché c’era da pensare al pranzo, agli addobbi, ad accontentare me e mia sorella Tala (a proposito Tala è il nome di un personaggio fantastico delle fiabe Lapponi!).
“Questi anni pensiamo solo ai bambini!” ripeteva sempre mia mamma. “Niente regali per noi adulti!” precisava ogni volta. Tutti quei discorsi mi facevano un po’ di tristezza. Quella notte sognai di trovarmi in Lapponia. Era tutto così reale, sentivo persino il freddo: vedevo la neve, assistevo allo spettacolo del Sole di mezzanotte. E poi c’erano le slitte, le renne e gli abitanti del luogo con quei visi paffuti che spuntano dai berretti con le gote rosse e luccicanti spalmate di grasso e gli occhietti piccoli e vivaci che sembrano ridere di tutto e di tutti.
La mattina seguente mi ero svegliata con un senso di allegria. La finestra di camera era spalancata. Sentivo le risate dei miei genitori che provenivano dal salotto: stavano addobbando l’albero! Tala ed io ci guardammo stupiti mentre il babbo diceva che quest’anno avrebbe voluto per regalo un bel libro, lui che non aveva mai tempo. Mamma invece diceva che desiderava nuovi trucchi, ombretti colorati, lei che vestiva sempre di scuro. “Ci sono o ci fanno?” mi chiedevo, mentre li ascoltavo cantare. Da quel momento e per i giorni seguenti assistetti ad una vera e propria metamorfosi. In casa regnava la calma, la serenità, le luci dell’albero si accendevano ogni sera quando sul divano i miei genitori guardavano divertiti i film che raccontavano di storie e personaggi legati alla festa. Quei film che ogni anno danno in TV e che annoiavano babbo, che rimpiangeva le partite di calcio e i telegiornali. Davanti alla TV si sgranocchiavano ciotolate di popcorn, noccioline e poi cioccolate calde ricoperte di panna montata, panettoni e via dicendo. Erano tornati bambini! Per quell’anno Natale era veramente diventata una festa anche per loro.
La magia della Lapponia era entrata a casa mia e aveva contagiato chi si era dimenticato dell’emozione dell’attesa, della curiosità dei regali, del piacere di festeggiare senza stress. Avevo inconsapevolmente regalato ai miei genitori un Natale “da sogno”.

Rachele Nigi
Classe 2B – Scuola Secondaria di 1° grado “Pieraccini” di Firenze