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Un sogno chiamato Paralimpiadi

 

I giochi paralimpici sono uguali ai giochi olimpici ma rivolti ad atleti con disabilità fisiche. Prendono il nome proprio dalla fusione del prefisso para con la parola Olimpiade. In Italia il termine Paralimpiadi venne ufficialmente usato dal 2004 e recepito a livello normativo con il decreto di approvazione dello statuto del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) del 17 dicembre 2004.
Lo sport per disabili nacque nel 1948, quando il medico britannico Ludwig Guttmann organizzò una competizione sportiva per veterani della seconda guerra mondiale con danni alla colonna vertebrale: la competizione prendeva il nome da Stoke Mandeville, la cittadina del Buckinghamshire che ospitava tutti gli anni le gare. Nel 1958 il medico italiano Antonio Maglio propose a Guttmann di disputare l’edizione del 1960 a Roma. Posteriormente i decimi giochi internazionali per Paraplegici di Roma vennero riconosciuti come i Giochi paralimpici estivi nel 1984, quando il Comitato Olimpico Internazionale approvò la denominazione “Giochi Paralimpiadi”. In Italia gli atleti paralimpici e le competizioni paralimpiche sono sotto l’egida del CIP.
Per mezzo della pratica sportiva gli atleti disabili riescono a superare difficoltà apparentemente insormontabili, basti in tal senso pensare alle numerose categorie di discipline paralimpiche: ad esempio il tiro con l’arco per non vedenti, lo sci da discesa per atleti senza gambe, l’atletica per velocisti con protesi al carbonio, il basket in carrozzina e molte altre ancora. È anche successo che atleti disabili dopo le Paralimpiadi abbiamo preso parte alle Olimpiadi: la prima è stata l’arciera neozelandese Neroli Fairhall nel 1984, seguita dall’arciera italiana Paola Fantato ai giochi di Atlanta 1996.

Classe 2D
Scuola Secondaria di 1° grado “Puccini” di Firenze