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In Valle Camonica l’inclusione passa (anche) dallo sport

ROMA – La rete di scuole della Valle Camonica, la Polisportiva disabili, le associazioni sportive e quelle che lavorano con soggetti disabili, l’Agenzia per la tutela della salute (Ats) insieme per il progetto Sport for all, realizzato per diffondere e valorizzare la pratica sportiva come forma di aggregazione, rispetto e solidarieta’. Obiettivo: sensibilizzare studenti, famiglie e societa’ civile alla formazione di una cultura della pratica sportiva, fatta di condivisione e crescita.

Nella Valle Camonica, in questo senso si fa gia’ tanto, soprattutto nelle scuole. “Volevamo che questa
cosa fosse piu’ condivisa sul territorio, rassicurando anche le famiglie di giovani disabili spaventate che, da un contesto diverso e protettivo come quello della scuola, il loro figli siano buttati allo sbaraglio o diventino fonti di disagio”. Cosi’, intervistata da Diregiovani, Paola Abondio, dirigente dell’Istituto Comprensivo Darfo 2 e presidente del Centro di Coordinamento dei Servizi Scolastici (Ccss) di Breno, in
provincia di Brescia.

Per riuscire “nell’impresa” il progetto prevede la formazione degli allenatori volontari aiutati a conoscere la disabilita’ attraverso la mediazione della scuola. Il 1 ottobre, a conclusione del percorso di avvicinamento alla pratica sportiva, per coinvolgere maggiormente la comunita’ sociale saranno organizzati due grandi feste ai due estremi della Valle: Darfo Boario Terme e Vezza d’Oglio o Ponte di Legno. Le centinaia di ragazzi coinvolti giocheranno insieme su varie attivita’ e, come sottolinea Abondio: “ogni classe con un bambino disabile partecipera’ favorendo cosi’ il forte scambio”.

In programma da settembre e dicembre anche attivita’ di baskin (sport pensato per permettere a giovani normodotati e giovani disabili di giocare nella stessa squadra, ndr) nelle scuole e un convegno con atleti disabili. La speranza poi e’ “che la ricchezza continui a manifestarsi senza grandi eventi ma con attivita’ quotidiana gestita da oratori e palestre, dove – conclude Abondio – le famiglie si sentano serene di accompagnare i propri figli che potranno vivere lo sport come ed assieme ai ragazzi normodotati”.