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Vivere oggi in Siria

ROMA – Il 5 marzo 2018 nell’Aula Magna dell’ Istituto Magarotto di Roma si è tenuta una lezione speciale di sensibilizzazione per tutti gli alunni sordi e udenti della scuola sulla difficile situazione in Siria.

Gli studenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado, coadiuvati dai docenti, dall’interprete LIS e dalle assistenti alla comunicazione, hanno svolto un’attività di approfondimento sulla complessa realtà che da sette anni coinvolge la popolazione civile siriana, a causa delle numerose guerre.

All’incontro ha partecipato Majid Alshakarji, il ragazzo profugo siriano, arrivato in Italia nel 2016 attraverso il corridoio umanitario, grazie all’intervento di Papa Francesco. Il diciasettenne, oltre ad aver condiviso la sua esperienza di vita, ha mostrato il proprio cortometraggio dal titolo “L’amore senza motivo”, premiato alla Mostra di Venezia nell’ambito dell’iniziativa MIGRARTI.

“In questo periodo storico è necessario ri-umanizzare le coscienze di tutti noi portando avanti un’unica bandiera che è quella dell’umanità, smantellando stereotipi e pregiudizi per provare a creare ponti di accoglienza e di dialogo e coltivare insieme la speranza.”

Ogni giorno sotto gli occhi dei ragazzi passano immagini raccapriccianti sulle quali è necessario soffermarsi per ricercarne il significato ed evitare che tutto si consumi nella più totale indifferenza. Primo Levi scriveva “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Per questo motivo l’Istituto Magarotto ha scelto di trattare un argomento così “difficile”, attraverso materiali visivi accuratamente predisposti da alcuni docenti di buona volontà, in modo che i contenuti potessero essere proposti in una modalità visiva e nessuna informazione andasse persa. E’ necessario sviluppare un nuovo senso di solidarietà, costruendo con le nuove generazioni un nuovo umanesimo per combattere la diffusa insensibilità. L’educazione alla pace ha bisogno dell’educazione al dialogo per lo sviluppo della conoscenza. Le parole possono essere un valido strumento per superare i contrasti e costruire ponti. E’ necessario abbattere i muri dell’odio e dell’incomunicabilità, dimostrando che una forma di mediazione di pace è sempre possibile ed il confronto di esperienze resta una delle migliori forme di arricchimento personale. Partendo dal basso si possono coltivare i “semi di pace” affinché la non violenza diventi una pratica quotidiana. La non violenza non va predicata, ma praticata ogni giorno. Forse non saremo mai abbastanza forti da essere del tutto non violenti nel pensiero, nella parola e nell’azione. Tuttavia dobbiamo continuare a credere e sperare nelle parole che ci toccano l’anima. Incontrarsi è anche il modo migliore per provare a capire e superare il dolore dell’altro.