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With a little help from my friend

 

Come al solito la sveglia inizia a suonare e dopo il primo raggio di sole che batte sulla nsotra camera, io e Andrea ci alziamo mezzi assonnati. Lui inizia a vestirsi, mentre io non ne ho bisogno. Non ho mai avuto bisogno di vestirmi la mattina. Entrambi andiamo verso la cucina e come al solito lo seguo come fossi un cagnolino. Ma non posso farne a meno, sono costretto a seguirlo ovunque vada. Ci incamminiamo verso scuola, tutti lo salutano mentre io sembro invisibile. Nessuno mi rivolge la parola e sembra che io non stia neanche tra loro. Neanche Andrea sembra accorgersi di me. Continuiamo a camminare e finalmente arriviamo a scuola. Neanche lì qualcuno si accorge di me, neanche i professori, per puro caso, suppongo. Solo in questo situazione mi sento fortunato: non posso mai essere interrogato, infatti. Finalmente suona la campanella di fine ora e tutti si riversano fuori dall’aula mentre io seguo silenziosamente Andrea verso i bagni. So esattamente cosa sta per succedere…
“Dammi la tua merenda, piccoletto!”, ringhia uno dei soliti quattro bulletti della scuola. Io vorrei aiutarlo, fare qualunque cosa per dargli una mano, ma loro neppure mi notano… Vedo Andrea accasciarsi sul pavimento, quasi svenendo per il dolore e lentamente sussurrarmi: “Fortuna che ci sei tu, mio amico immaginario…”

Sara La Torre
Classe 3C – Scuola Secondaria di 1° grado “Pieraccini” di Firenze