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Cassini, l’ultimo giorno di una sonda. Il Grand Finale il 15 settembre [VIDEO]

Si conclude con un finale spettacolare una vita vissuta al massimo. Come una nave d’altri tempi, la sonda Cassini ha viaggiato nello Spazio per poi avventurarsi tra le Lune e gli anelli del sesto pianeta del Sistema Solare, Saturno, aprendo una porta su nuovi mondi.

La parola fine alla missione targata Nasa-Esa-Asi, in cui hanno stretto le forze 27 nazioni, è fissata per il 15 settembre 2017. Per Cassini è previsto il Grand Finale, nome adatto a descrivere la sua ultima parabola: volteggerà nel cielo di Saturno fino a inabissarsi nell’atmosfera, fendendola con la sua fedele antenna sempre puntata verso Terra, che permetterà, anche a un passo dallo schianto al suolo, di inviare dati che poi gli scienziati, sulla Terra, dovranno decifrare. Non solo. A poche ora dal suo ultimo precipitare verso Saturno, Cassini invierà anche delle immagini.

La missione Cassini Huygens è salpata per il suo lungo viaggio il 15 ottobre 1997, anche se la sua storia, come quella di tante altre missioni, affonda le radici negli anni Ottanta. Dopo sette anni di viaggio, il primo luglio del 2004 la meta è raggiunta. Pochi mesi dopo la sonda e il lander si separarono.

cassini

A Huygens toccò il compito di esplorare Titano, discendendo sulla sua superficie. Titano è una delle lune di Saturno e venne scoperta proprio da Christiaan Huygens, che dà il nome al lander: è l’unica luna ad avere una densa atmosfera e, come grandezza, supera quella di Mercurio.

La storia della missione Cassini- chiamata così in nome dell’astronomo Gian Domenico Cassini- è strettamente legata a Titano perché quello che sappiamo della Luna lo dobbiamo a questa missione, che ha rivelato un panorama roccioso attraversato da canali simili a fiumi in cui dovevano scorrere idrocarburi, i quali poi confluivano in bacini gemelli dei laghi terrestri. Secondo le rilevazioni di Cassini, su Titano 1,6 milioni di chilometri quadrati erano ricoperti da liquidi. E tra questi potrebbe esserci stato il metano.

Sempre a una Luna, Encelado, Cassini deve tanta della sua fama. La sonda ha infatti rilevato che Encelado è geologicamente attiva e l’analisi dei gas emessi nei cosiddetti pennacchi fa pensare alla presenza di acqua liquida sotto la sua superficie.

Nella sua ventennale carriera, stando ai dati del 2016 Cassini ha percorso 2,2 miliardi di chilometri, ha effettuato 283 orbite complete di Saturno, 127 di Titano, scattato quasi 400mila foto e scoperto ben dieci lune (di cui sei confermate, tre in attesa e una probabilmente temporanea).

Ma allora, perché Cassini deve finire? Nonostante i successi, la sua vita è segnata. Il carburante è infatti finito, anche perché venne usato per aggiustare le sue orbite. E allora perché non abbandonare Cassini al suo destino? Non si può. Gli scienziati non possono perdere di vista la loro creatura, perché il rischio, grave, è che precipiti su un corpo celeste contaminandolo, senza che a da Terra ne possano sapere nulla. Così, invece, la corsa di Cassini si fermerà su una zona di Saturno nota agli scienziati e soprattutto continuerà a lavorare e a trasmettere.