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Cassini: tutti i segreti di Saturno, dei suoi anelli e delle Lune [VIDEO/INFOGRAFICA]

segreti di Saturno

A vent’anni dalla partenza della missione e a pochi mesi dalla sua conclusione Cassini Huygens invia a Terra immagini spettacolari degli anelli di Saturno con una definizione mai raggiunta prima.

Gli enigmatici e affascinanti anelli del sesto pianeta del Sistema Solare mostrano ora i primi piani di straw e propeller, rispettivamente strutture di forma allungata e simili a piccole eliche. Certo, la missione le aveva già individuate, ma mai prima le aveva mostrate con una risoluzione di 550 metri per pixel.

E’ una delle ultime sorprese di una missione straordinaria, nata grazie alla collaborazione tra Nasa, Agenzia spaziale europea (Esa) e Agenzia spaziale italiana (Asi). Lanciata nel 1997 e arrivata nell’orbita di Saturno nel 2004 dopo un viaggio di tre miliardi e mezzo di chilometri, la sonda Cassini ha davanti a sé ancora otto mesi di duro lavoro prima del tuffo finale sulla superficie del pianeta. Da qui a settembre saranno mesi intensi, fatti di corse mirabolanti su e giù tra gli anelli di Saturno e con faccia a faccia da brivido. Vediamo di che cosa si tratta.

LE PROSSIME MOSSE DI CASSINI E IL TUFFO FINALE

Il colpo di coda della missione Cassini-Huygens prevede una prima fase, iniziata il 30 novembre 2016, costituita da 20 orbite, nate inarcandosi fin sopra al polo nord saturniano e seguite poi da discese ripide scorrendo lungo l’F-Ring, l’anello più esterno tra quelli che circondano il pianeta. A partire invece dal 22 aprile 2017, la sonda Cassini ‘scavalcherà’ gli anelli per iniziare la serie di vertiginose discese nella fascia tra il pianeta e l’inizio degli anelli. E’ così che comincia la fase battezzata ‘Grand Finale’.

Dopo 22 di queste orbite, ciascuna delle quali della durata di sei giorni, la sonda si tufferà, letteralmente, nella parte superiore dell’atmosfera del gigante gassoso, dove brucerà come una meteora. E, come una meteora, precipiterà su Saturno. Lo schianto finale siglerà la fine di una missione storica. E’ atteso per il 15 settembre 2017.



LE ULTIME INFORMAZIONI DI CASSINI

Durante il Grand Finale Cassini raccoglierà una serie di preziose informazioni, inimmaginabili all’inizio della missione.

La sonda fornirà una mappa dettagliata della gravità di Saturno e dei suoi campi magnetici, chiarirà quanto sia il materiale che compone gli anelli, avvicinandoci, magari, alla comprensione della loro origine, e ne campionerà le particelle ghiacciate nel momento in cui sono incanalate nell’atmosfera dal campo magnetico saturniano. Oltre a questo, gli ‘occhi’ di Cassini riprenderanno immagini da una distanza ravvicinata come non mai.

Il ‘sacrificio estremo’ dello schianto su Saturno è di vitale importanza per evitare contaminazioni. Se Cassini infatti non si autodistruggesse, ma vagasse ancora in quell’area, correrebbe il rischio di contaminare mondi vicini, come quello di Titano e Encelado, due tra le principali lune del pianeta.

Cassini-Huygens è stata la prima missione ad aver esplorato così da vicino questa regione del Sistema Solare, in cui già si erano avventurate Pioneer 11 e Voyager 1 e 2.

LE SCOPERTE DI CASSINI

Ma perché la missione Cassini-Huygens è così speciale? Oltre al già citato avvicinamento record a Saturno, durante la missione per la prima volta uno strumento umano ha raggiunto la superficie di una delle lune del pianeta. Era il 14 gennaio del 2005 quando la sonda secondaria Huygens, che aveva viaggiato nella ‘pancia’ di Cassini attraversando il Sistema solare, ha compiuto la sua discesa su Titano. Il suo lavoro infaticabile, concentrato in una manciata di ore, ha rivelato un panorama roccioso attraversato da canali simili a fiumi in cui scorrevano idrocarburi, i quali poi confluivano in bacini gemelli dei laghi terrestri. Secondo le rilevazioni di Cassini, su Titano 1,6 milioni di chilometri quadrati erano ricoperti da liquidi. A quanto si è visto, sono tre i grandi mari nella zona Nord, circondati da dozzine di laghi più piccoli. Solo uno di questi è nell’emisfero sud. Le osservazioni più recenti dicono che almeno in uno dei bacini il liquido doveva essere metano.

Huygens ha poi individuato, grazie allo strumento Hasi, forti turbolenze nella parte alta dell’atmosfera di Titano, scoperta che ha portato all’individuazione di strati atmosferici diversi.

Titano è anche caratterizzato dalla presenza di una enorme nube tossica intorno al suo polo sud. La scoperta è importante perché indica un raffreddamento maggiore dell’atmosfera rispetto a quanto ci si aspettava.

Ma la scoperta forse più stupefacente legata a Titano è quella del propilene: per la prima volta è stato infatti trovato al di fuori della Terra un ingrediente plastico. E’ stato localizzato nella bassa atmosfera della luna di Saturno.

E sempre guardando alle lune di Saturno, le scoperte di Cassini su Encelado sono un altro fiore all’occhiello della missione. All’inizio del 2005 sono stati individuati i primi pennacchi ghiacciati. In seguito, grazie a una serie di scoperte sul materiale che fuoriesce dalle fratture vicino al Polo sud lunare è stata provata l’esistenza di un mare sotterraneo. Era il 2014. Il suolo di Encelado si è mostrato in parte montuoso e in parte depresso, probabilmente a causa di una struttura interna asimmetrica.

Cassini ha portato anche alla luce la provenienza interstellare della polvere di Saturno. Sono stati 36 i campioni raccolti dallo strumento Cosmic Dust Analyzer, il cui studio ha permesso di determinarne l’origine. E l’origine è molto lontana da qui: secondo gli scienziati quei granelli di polvere arrivano dall’esterno del Sistema solare. Una polvere aliena, insomma.

IL RUOLO DELL’ITALIA nella missione CASSINI

Nella grande e lunga avventura di Cassini c’è anche una importante partecipazione italiana. L’Agenzia spaziale (Asi) è partner del progetto con Nasa ed Esa, come detto. Questo ha permesso all’Italia di essere protagonista nella costruzione della grande antenna che consente a tutti gli altri strumenti di funzionare e mandare a Terra i dati che vengono raccolti a miliardi di chilometri da noi. L’antenna è parte integrante dello strumento radar, realizzato dall’Italia insieme al Jet propulsion laboratory della Nasa, e dei sottosistemi di radioscienza. L’antenna ha giocato anche un ruolo fondamentale nella sopravvivenza di Cassini, comportandosi con la sonda come un vero bodyguard. L’ha infatti protetta sia quando si è trovata a transitare vicino a Venere e le elevatissime temperature rischiavano di deteriorarla, sia quando ha dovuto attraversare gli anelli per avvicinarsi alla sua meta: è stata essenziale per ripararla dai micro impatti.

A bordo un altro strumento importante è VIMS, primo spettrometro maturato per una missione di spazio profondo realizzato sotto la guida della compianta Angioletta Coradini. Su Huygens ha operato anche lo strumento Hasi, il primo a guida italiana in una missione Esa, il quale ha misurato le proprietà fisiche dell’atmosfera e della superficie di Titano.

Cassini è intanto in collegamento costante con la Terra. A ricevere i suoi segnali sono le antenne radio delle stazioni di terra dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che si trovano a New Norcia (Australia) e a Malargue (Argentina). Finora sono state registrate tre comunicazioni, negli ultimi due mesi, ma ne sono attese almeno altre venti.