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La minaccia che viene dal cielo: come ci difenderemo dagli asteroidi? [VIDEO]

come ci difenderemo dagli asteroidi


Segnate questa data sul calendario: il 30 giugno è l’Asteroid Day, e adesso lo è anche per l’Onu. Le Nazioni Unite hanno infatti concesso il loro imprimatur all’evento che dal 2014 promuove la consapevolezza globale sul pericolo di asteroidi a rischio di impatto sulla Terra.

La data scelta è quella dell’evento di Tunguska: il 30 giugno del 1908 un meteorite esplose nei cieli della Siberia sprigionando una potenza spaventosa, mai più replicata.

I ‘padri’ dell’Asteroid Day sono 4. Il più famoso è senza dubbio Brian May, storico chitarrista dei Queen, che pochi sanno essere anche dottore di ricerca in astrofisica; poi c’è Grig Richters, regista tedesco che ha realizzato un film ispirato all’evento di Tunguska; Rusty Schweickart, della missione Apollo, e Danica Remy.


Nelle NEWS:
– Marte visto da vicino (al Museo)
Addio a John Glenn, primo statunitense nello Spazio
C’è boro su Marte


Individuare innanzitutto gli asteroidi a rischio

Il rischio che asteroidi precipitino sulla Terra c’è, ma non pensate alle catastrofi che avete visto al cinema: nella realtà non sarà Bruce Willis a portare una squadra sull’asteroide più pericoloso per salvare il pianeta, come accadeva in Armageddon (1998).

Si tratta piuttosto di individuare innanzitutto gli asteroidi a rischio e poi di studiare a livello internazionale una soluzione, che, verosimilmente, preveda la deviazione del corpo roccioso ‘impazzito’.

Per fare questo è necessario uno studio coordinato volto a gestire l’emergenza di un impatto. Pensandoci, possibilmente, molto prima che accada. Il rischio di impatto è remoto, ma c’è. La minaccia è reale, “meglio non dormire, ma tenerla presente e studiarla”.

Lo ha spiegato bene Gianluca Masi, astrofisico, ideatore del Virtual Telescope Project e coordinatore per l’Italia dell’International Asteroid Day. Esiste anche un asteroide che porta il suo nome, ma lui ha assicurato che non è “malintenzionato”. Quali sono, allora, gli asteroidi che dobbiamo temere?

Come intervenire, allora, in caso di possibile impatto?

La minaccia che arriva dal cielo non è stata ancora identificata in maniera netta. Se infatti è semplice individuare “i pesci grossi”, sono gli asteroidi più piccoli a far temere per la loro pericolosità.



Gianluca Masi e il Virtual Telescope Project

L’idea che circola tra il pubblico dei ‘preoccupati’ per un possibile impatto è però ancora simile all’Apocalisse prospettata da film o dalle innumerevoli bufale online. E allora serve far sapere a tutti come realmente e scientificamente posso andare davvero le cose.

Senza dubbio, quindi, di bufale ce ne sono e molte e l’unico antidoto è affidarsi a fonti attendibili, verificate, professionali.

Molti argomenti, poi, possono essere fraintesi.

E Masi è uno che lo studio del cosmo, con il suo carico di fascino, lo ha messo a disposizione di tutti. Ha infatti ideato il Virtual Telescope Project, un canale 2.0 per mostrare a chiunque, in ogni parte del mondo, le meraviglie sopra di noi.

Il cielo, quindi, alla portata di tutti. Ma sempre con una guida affidabile.



Marte visto da vicino (al Museo)
Siete appassionati del pianeta rosso? Se guardarlo con il telescopio non vi basta, potete ammirarlo da vicino grazie a ‘Marte – incontri ravvicinati con il pianeta rosso’, l’esposizione messa a punto dall’Agenzia Spaziale italiana (Asi) e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con la collaborazione dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf). La mostra, a ingresso libero, sarà aperta al pubblico dal 16 dicembre 2016 al 28 febbraio 2017 nell’Aula Ottagona del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano. Il pubblico potrà ammirare il passato di Roma, con le statue che rappresentano il Dio della Guerra, e guardare al futuro, attraverso le prossime missioni marziane e la colonizzazione del Pianeta Rosso.

Addio a John Glenn, primo statunitense nello Spazio
Se ne è andato a 95 anni John Glenn, astronauta statunitense che ha legato a doppio filo la sua vita allo Spazio. Fu lui, infatti, a compiere un’orbita intorno alla Terra nel 1962, prima volta assoluta per gli Stati Uniti, uguagliando così il ‘collega’ sovietico Jurij Gagarin. E fu sempre lui a stabilire il record, tutt’ora imbattuto, di persona più anziana mai andata in orbita. Era il 1998 quando trascorse nove giorni nello Spazio, a bordo dello Shuttle, all’età di 77 anni. Glenn fu anche un politico: è stato senatore degli Stati Uniti per 24 anni.

C’è boro su Marte
A scoprirlo è stato il rover della Nasa Curiosity: perlustrando l’area intorno al Monte Sharp si è imbattuto nel boro, elemento chimico che può significare condizioni di vivibilità nel passato del pianeta rosso. Il boro, infatti, è associato all’evaporazione dell’acqua in zone aride e una delle ipotesi degli scienziati è che questo possa essere accaduto anche su Marte: un lago, ad esempio, potrebbe essere evaporato lasciando sedimenti contenenti boro. L’altra ipotesi al vaglio è che invece si siano verificati cambiamenti chimici nei depositi argillosi e un’azione delle acque sotterranee nella sedimentazione del boro. Entrambe le ipotesi indicano un passato complesso per Marte, che man a mano svela i suoi misteri.