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Cosa succede al corpo degli astronauti nello Spazio? [VIDEO]

astronauti nello Spazio

astronauti nello SpazioMancano meno di due mesi alla partenza dell’astronauta italiano Paolo Nespoli per ‘Vita‘, la sua terza missione sulla Stazione Spaziale Internazionale. Lo aspetta una permanenza a bordo di almeno sei mesi. Nespoli, 60 anni, è in questi giorni a Colonia nel Centro addestramento dell’Esa: è una delle tanti fasi che un astronauta deve affrontare prima di volare in orbita.

Andare nello Spazio non è per tutti. Bisogna godere di un’ottima salute, avere nervi saldi e capacità di gestire lo stress e affidarsi scrupolosamente a piani fisici e alimentari sia prima della partenza che dopo il ritorno a Terra. L’assenza di gravità, la mancanza di luce solare, la permanenza in spazi ristretti privi di privacy e, non ultimi, il rumore che si sente a bordo e la mancanza di cibo fresco sono fattori che rendono la permanenza nello Spazio molto faticosa.


I problemi fisici per gli astronauti

In più, c’è sempre la possibilità di sentirsi male a bordo, con mal di testa o, peggio, mal di denti. Una vita, insomma, tutt’altro che facile. Ne abbiamo parlato con il dottor Filippo Ongaro, pioniere della medicina anti-aging e primo medico italiano degli astronauti dal 2000 al 2007.

I principali problemi fisici a cui si va incontro sono legati alla perdita di massa muscolare e massa ossea: dopo un periodo in orbita gli astronauti sono soggetti a sarcopenia e osteoporosi, condizioni solitamente tipiche delle persone anziane.

Filippo Ongaro – medico

E’ chiaro che il nostro organismo è fatto per vivere in presenza di gravità- spiega Ongaro-. Questo sforzo che il nostro copro deve compiere 24 ore al giorno quando siamo in piedi, e tecnicamente anche quando siamo distesi, viene meno. C’è quindi un molto rapido decondizionamento dell’astronauta. In parole povere l’astronauta perde molto tessuto muscolare, perde molta forza, perde molto tessuto osseo. Si troverebbe rapidamente in sarcopenia e osteoporosi se questo non venisse contrastato. E’ un fenomeno invasivo e repentino, difficilmente riproducibile al 100% a Terra se non allettando la persona. Nelle fasi iniziali è un processo neurologico, quindi la prima parte è una perdita di forza dovuta alla riduzione dell’efficienza del segnale neuromotorio. Ma poi in una seconda fase diventa proprio strutturale, si perdono proteine, fibre muscolari”.


Riabilitazione per gli astronauti

I danni per l’astronauta rischiano di essere permanenti, a meno che non si intervenga con dei piani di riabilitazione efficaci.

Dipende un po’ dalla plasticità del tessuto e dalla capacità e bravura dell’astronauta di fare un programma di riabilitazione– prosegue Ongaro-. Il muscolo tende a recuperare abbastanza perché il muscolo è un tessuto piuttosto plastico, l’osso è molto più ostico. Dopo mesi e mesi di assenza di gravità il recupero dell’osso può essere più difficile. Dipende molto anche da quanto l’astronauta viene sottoposto a una riabilitazione ben fatta, ben strutturata, cosa che oggi è molto più vera di alcune decadi fa. Oggi la differenza la fa anche il piano di attività fisica che gli astronauti fanno a bordo”.

Oltre a questi effetti tipici dell’assenza di gravità, gli astronauti a bordo potrebbero incorrere anche in alcuni mali tipicamente terrestri. Mal di denti in testa. Ma niente paura: a bordo c’è tutto l’occorrente per curarsi.

A bordo della Stazione c’è una farmacia piuttosto completa e gli astronauti ricevono addestramento completo per la gestione dei sintomi e emergenze mediche. In ogni missione c’è poi un astronauta con un ulteriore addestramento medico”.


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Stress, nemico degli astronauti

Problemi fisici a parte, il grande nemico della vita di bordo si chiama stress.

Bisogna pensare a un ambiente estremo. Lo Spazio è uno degli ambienti meno cooperativi che l’uomo possa affrontare. Tra l’assenza di gravità e l’assenza di luce solare, l’assenza di cibo fresco, la distanza dalla famiglia, l’assenza di privacy, il carico di lavoro importante, l’esposizione alle radiazioni, il rumore che c’è a bordo della Stazione, c’è un carico di stress importante, che diventa in un certo senso cronico perché parliamo di missioni lunghe. Sebbene gli astronauti siano selezionati talmente bene e addestrati talmente bene e così a lungo che le sorprese sono veramente poche, ciononostante è un’attività oggettivamente parecchio stressante. Sono persone che hanno coltivato una capacità di gestione dello stress e una capacità di focalizzare la loro attenzione sui compiti molto accentuata rispetto a una persona normale”.

Le difficoltà ci sono, ma il lavoro fatto per affrontarle sulla Stazione Spaziale apre la porta anche ai viaggi di lunga durata del futuro, fra cui quello verso Marte.

Va tenuto in considerazione che la tipologia di viaggio che sarebbe prevedibile oggi è un viaggio molto lungo che prevede una permanenza molto lunga sul pianeta in attesa che si riavvicini alla Terra- riflette Ongaro-. Marte ha un terzo della gravità terrestre. L’astronauta quindi va incontro a un decondizionamento durante il viaggio, poi si trova esposto alla gravità un po’ improvvisamente quando si trova su Marte e poi avviene un ulteriore decondizionamento. L’esperienza della ISS ha fatto e sta facendo una grande differenza. Il programma di contromisure grazie alle attrezzature sviluppate per la Stazione spaziale ha dato risultati talmente migliori rispetto a quelli che si avevano prima, che credo che si possa oggi dire che il programma di contromisure fa un’ottima prevenzione”.


 


Servizio: Antonella Salini – Montaggio: Manlio Caizzi