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Spazio: la stella di neutroni custodita da Andromeda [VIDEO]

La chiamano la galassia ‘gemella’ della Via Lattea: Andromeda, oggetto da decenni di osservazioni astronomiche, è una galassia a spirale visibile a occhio nudo dalla Terra nelle notti buie senza Luna. Gli scienziati, grazie al coordinamento italiano, hanno scoperto che Andromeda custodisce una stella di neutroni, un tipo di corpo celeste molto sfuggente e difficile da individuare.

Andromeda

La scoperta è stata possibile grazie al telescopio spaziale Xmm-Newton nell’ambito del progetto internazionale Extras, coordinato da un team dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Sotto gli occhi degli scienziati sono passati dati su dati, una mole impressionante raccolta nel corso di decenni, passata al setaccio grazie a elaborati algoritmi in grado di scovare elementi particolari sfuggiti al primo vaglio. E tra questi c’è anche 3X J0043, la stella di neutroni di Andromeda. Appartiene a una classe di oggetti molto studiata, ma mai osservata prima nella galassia.

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Le stelle di neutroni sono i resti, piccoli e notevolmente densi, di una stella un tempo massiva che è esplosa al termine della sua vita per diventare poi una potente supernova. Hanno la caratteristica di ruotare molto velocemente e inviare radiazioni regolari verso la Terra, un po’ come se fossero un faro nello Spazio. Questo tipo di pulsar si possono trovare in sistemi binari stellari, in cui la stella di neutroni ‘cannibalizza’ la sua vicina. Questo la rende più veloce e più potente nell’emissione di raggi ad alta energia. Si tratta di sistemi binari molto comuni nella Via Lattea, ma mai osservati prima nella vicina Andromeda.

Gli astronomi hanno individuato una fonte anomala di segnali scandagliando il mega archivio del telescopio Xmm Newton, una fonte che corrispondeva proprio a una stella di neutroni. La sua rotazione è molto veloce: ne compie una in appena 1.2 secondi. La stella a cui viaggia abbinata ne ha una di 1.3 secondi.

Andromeda

Le pulsar di questo tipo hanno sempre qualcosa di particolare e non era affatto scontato che ne venissero individuate anche nel cuore di Andromeda.

“Abbiamo cercato negli archivi dal 2000 al 2013, ma è stato solo nel 2015 che siamo stati in grado di individuare quest’oggetto nella spirale esterna della galassia, in appena 2 di 35 misurazioni”, ha spiegato all’Agenzia spaziale europea (Esa) Gianluca Israel dell’Inaf.

La natura della stella di neutroni rimane ancora poco chiara, ma i dati aprono le porte a numerose importanti scoperte future.


Il Pianeta X ha fatto estinguere i dinosauri?
La tesi è suggestiva: secondo alcuni studiosi dell’università dell’Arkansas il misterioso corpo celeste ai limiti del Sistema Solare individuato di recente e chiamato provvisoriamente ‘Planet X’ potrebbe aver causato l’estinzione dei dinosauri sulla Terra. Come? Provocando, con la sua attrazione gravitazionale, una pioggia di comete e meteoriti sul nostro pianeta. Comete e meteoriti che avrebbero rivoluzionato l’ambiente terrestre di milioni e milioni di anni fa, segnando la fine dei dinosauri. Lo studio è stato pubblicato sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

I ghiacci artici sempre più in pericolo
Gli inverni eccezionalmente caldi a cui ci hanno abituato i devastanti cambiamenti climatici in corso sul nostro pianeta fanno registrare esiti allarmanti per i ghiacci artici. La situazione è monitorata costantemente grazie ai satelliti e i dati che arrivano non confortano affatto: lo stato di salute dell’Artico è peggiorato ancora, dopo il responso molto negativo già dello scorso anno. Di fatto, dal 2005 in poi, anno in cui si registrò per la prima volta il record negativo relativo all’estensione dei ghiacci, la situazione è peggiorata sempre di più, con il record che veniva tragicamente battuto rilevazione dopo rilevazione. Ripercussioni pesanti sul clima dell’emisfero settentrionale non tarderanno ad arrivare.

Blue Origin, riuscito il terzo collaudo
La compagnia Blue Origin di Jeff Bezos ha portato a termine con successo il terzo collaudo del razzo New Shepard. Un’ottima notizia per il futuro dei viaggi spaziali, che puntano al riutilizzo dei vettori. Il rientro sulla Terra e il successivo atterraggio di New Shepard lasciano ben sperare. Non sta andando altrettanto bene alla ‘Space X’ del magnate Elon Musk, che deve fare i conti con atterraggi bruschi che, finora, hanno mandato in pezzi per due volte di seguito i vettori. Diversi sono gli obiettivi: mentre ‘Space X’ punta al rifornimento della Stazione spaziale internazionale e a viaggi lunghi nello spazio, Jeff Bezos è al lavoro per viaggi suborbitali destinati a turisti che amano il brivido.

Il Talmud in italiano grazie a ‘Traduco’ del Cnr
L’informatica si fa strada nel campo degli studi umanistici con applicazioni per l’analisi testuale sempre più interessanti. Ne è un esempio ‘Traduco’, software messo a punto dall’Istituto di linguistica computazionale ‘Antonio Zampolli’ del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ilc-Cnr) per agevolare la traduzione del Talmud, imponente raccolta di commenti, norme religiose e giuridiche, spunti di carattere storico, leggendario e scientifico (dall’astronomia alla medicina) che, assieme alla Bibbia, rappresenta il testo fondamentale dell’ebraismo. Il progetto si e’ focalizzato sul Talmud babilonese elaborato in Mesopotamia, una delle due redazioni (l’altra e’ detta “di Gerusalemme”) del Corpus, che raccoglie insegnamenti su un arco di oltre duemila anni, fino al V-VI secolo d.C.: un totale di 2.711 fogli fronte-recto, ovvero 5.422 pagine, per la cui comprensione non è sufficiente una semplice lettura. Le traduzioni talmudiche integrali a oggi sono solo quelle in tedesco, inglese ed ebraico moderno.