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Mars Express: webcam, pennacchi e dintorni [VIDEO]

Mars

Marte in penombra, i crateri di Marte in primo piano, una piantina di Marte che ne indica le aree battezzate dagli scienziati, moderni esploratori di nuovi mondi. Sono innumerevoli le immagini del pianeta rosso pubblicate sui social network associati all’account della Visual Monitoring Camera del Mars Express, orbiter dell’Esa lanciato nel 2003.

La storia della web cam è piuttosto particolare perché tratta di una rinascita. Lo strumento infatti è una camera a bassa risoluzione inviata nello Spazio al solo scopo di documentare il distacco dall’orbiter di Beagle 2, il lander della missione. Monitorato quel momento, nel dicembre del 2003, la camera è stata spenta. E’ rimasta così per quattro anni, fino a quando gli scienziati dell’Esa hanno pensato di accenderla di nuovo per vedere se poteva essere ancora d’aiuto, magari per motivi di informazione e divulgazione delle attività spaziali, senza interferire con gli obiettivi di Mars Express. E qui inizia la sua seconda vita. Non solo la Vmc funzionava ancora, ma aveva anche un punto di osservazione privilegiato, da cui poteva fornire delle immagini di Marte impossibili da catturare da Terra. 


Nelle NEWS:

– Bandiera di WeFly! team nello Spazio, Astrosamantha la riporta… a casa
– Modulo Beam, espansione riuscita
– Il pugnale ‘alieno’ di Tutankhamon
– I ‘ricami del guerriero’, ritrovati e restaurati preziosi tessuti decorati del IV secolo a.C.


Grazie a queste caratteristiche è diventata immediatamente molto popolare in tutta la comunità di appassionati astrofili. Dagli studenti agli artisti, dagli insegnanti ai semplici cittadini, da tutti i continenti si sono collegati con l’Esa per poter scaricare, condividere e in alcuni casi rielaborare le immagini fornite dalla ‘webcam marziana’. In tanti hanno lavorato su quelle immagini per poter determinare le nuvole e l’atmosfera del pianeta rosso, altri hanno rielaborato con i colori le immagini per evidenziarne gli elementi. 

Le immagini finiscono su una pagina Flickr dedicata entro 75 minuti dall’acquisizione e sono riproducibili con licenza Creative Commons. E gli utenti apprezzano, tanto che si può stimare che le foto marziane siano state viste e ricondivise milioni di volte. Non male per una webcam che sembrava spenta per sempre.

Sul fronte scientifico, invece, è di questi giorni la notizia che il team di Mars Express ha elaborato una teoria riguardo ai misteriosi pennacchi di Marte. 

I pennacchi sono elementi avvistati per la prima volta nel 2012, dalla formazione finora ignota e che, sviluppatisi nell’arco di 10 ore e visibili per dieci giorni, si estendevano fino a 250 chilometri di altezza sulla superficie di Marte, per coprire un’area di 1000 chilometri per 500. 

Nel periodo in cui gli enigmatici pennacchi si sono sviluppati la sonda Mars Express non era rivolta verso di loro, quindi non li ha osservati direttamente. Gli scienziati hanno però esaminato i dati raccolti dall’orbiter relativamente alle misurazioni di plasma e vento solare in corrispondenza del fenomeno dei pennacchi. E hanno scoperto che proprio in quel momento e in quella zona le emissioni di massa dalla corona solare (CME) stavano investendo Marte. 

L’idea è quindi che i pennacchi siano stati causati dallo space weather, cioè da quei cambiamenti nello Spazio dovuti ai fenomeni originati dal Sole. E’ pero molto difficile mettere in relazione in maniera inequivocabile i due fenomeni. 

Gli scienziati si sono dedicati  ad un’accurata ricerca negli archivi per venire a capo della questione e hanno trovato che è rarissima la coesistenza di emissioni dalla corona solare e pennacchi. E’ successo, però, anche sulla Terra. Era il 1997 e il telescopio Hubble rilevò sul nostro pianeta un simile enigmatico pennacchio in corrispondenza del fenomeno solare. E’ anche vero però che su Marte si sono abbattute molte conseguenze dell’attività della nostra stella senza per questo dare vita a pennacchi di sorta. 

Una delle ipotesi formulate dall’Esa è che le emissioni della corona solare provochino perturbazioni nella ionosfera di Marte tali da muovere parti di polvere e ghiaccio dalla parte alta dell’atmosfera fino a spingerle ancora più in alto e formare i pennacchi. Di fatto sono tanti i processi che potrebbero averli formati, ma se queste creste marziane dipendessero effettivamente dall’interferenza dello space weather si potrebbe arrivare alla spiegazione del perché Marte abbia perso tanta parte della sua atmosfera, trasformandosi dal mondo caldo e umido che era un tempo nel pianeta freddo, asciutto e polveroso che conosciamo oggi. E’ necessario quindi continuare con l’osservazione costante del pianeta rosso, sfruttando al massimo anche tutte le webcam della sonda Mars Express. I segreti di Marte sono al centro dell’attenzione della comunità internazionale, soprattutto perché  da qui a 20 anni è attesa la prima missione umana sul quarto pianeta del Sistema solare.


Bandiera di WeFly! team nello Spazio, Astrosamantha la riporta… a casa
Durante la sua permanenza record nello Spazio Samantha Cristoforetti aveva con se’ anche un oggetto speciale: la bandiera del WeFly! Team, unica pattuglia aerea al mondo in cui 2 dei 3 piloti sono disabili. Il 4 giugno la bandiera torna a casa: sarà la stessa astronauta, capitano dell’Aeronautica militare, a riportarla a chi gliela aveva affidata. Appuntamento il 4 giugno all’aviosuperficie di Caposile, a San Donà di Piave (Ve), dove Cristoforetti sarà madrina della manifestazione Flydonna, dedicata alle donne pilota.

Modulo Beam, espansione riuscita
La Stazione spaziale internazionale ha un nuovo modulo abitabile. Rimarrà operativo per due anni ed ha una caratteristica unica: è stato ‘gonfiato’ nello Spazio. Si tratta del Bigelow Expandable Activity Module, conosciuto come Beam, modulo gonfiabile di 170 cm di lunghezza e 322 cm di diametro. Il modulo non sarà abitato continuativamente, ma sarà oggetto di studio per valutarne la sfruttabilità in caso di viaggi nello Spazio profondo, obiettivo dell’esplorazione del futuro.

Il pugnale ‘alieno’ di Tutankhamon
E’ di origine meteoritica il ferro della lama del pugnale appartenuto a Tutankhamon. Lo dimostra uno studio internazionale che ha documentato l’origine meteoritica del ferro della lama del pugnale appartenuto all’antico sovrano egizio, conosciuto anche come ‘Faraone bambino’. Lo studio conferma come gli antichi egizi attribuissero un grande valore al ferro di origine meteoritica, usandolo per la produzione di oggetti preziosi. L’elevata qualità della manifattura della lama del pugnale testimonia inoltre l’alto livello già raggiunto nella lavorazione del ferro all’epoca di Tutankhamon. La ricerca è stata condotta all’interno di un progetto di ricerca bilaterale Italia – Egitto coordinato dal Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e Fayoum University e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale italiano e dal Ministero della Ricerca Scientifica egiziano. Questo studio risolve una questione lungamente dibattuta tra gli studiosi fin dalla scoperta del pugnale sul corpo della mummia. Come riportato nell’articolo pubblicato sulla rivista Meteoritics and Planetary Science, l’analisi chimica non invasiva eseguita nel dicembre 2014 tramite la tecnica della fluorescenza di raggi – X, ha rivelato che la lama di ferro del pugnale, esposto al Museo Egizio del Cairo, contiene nichel (10 %) e cobalto (0.6%) in concentrazioni tipicamente osservate nelle meteoriti metalliche.

I ‘ricami del guerriero’, ritrovati e restaurati preziosi tessuti decorati del IV secolo a.C.
Il ritrovamento di tessuti in contesti archeologici antichi suscita sempre grande sorpresa. Se poi si tratta di stoffe riccamente decorate, allora si ha la certezza di trovarsi davanti a una vera rarità. Lo sono di certo ‘I ricami del guerriero‘, frammenti di tessuti decorati appartenenti al corredo di un nobile guerriero daunio, che rappresentano una straordinaria scoperta e un altrettanto straordinario intervento eseguito dalle mani sapienti delle restauratrici dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr). La tomba è stata rinvenuta a nord est della città romana di Herdonia, vicina al moderno abitato di Ordona (Foggia). Era destinata all’inumazione di un uomo di circa 30-35 anni, personaggio di rango dell’emergente organizzazione gentilizia del IV secolo a. C.. I tessuti saranno esposti al pubblico in climabox appositamente costruiti per garantire la conservazione ottimale.