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Osiris-Rex, destinazione Bennu: la NASA “tocca” l’origine dell’Universo [VIDEO]

missione osiris-rex

Missione OSIRIS-REx – E’ partita a bordo di un vettore Atlas V, dalla base di Cape Canaveral in Florida, alle 19:05 dell’8 settembre 2016 (in Italia erano le 1:05 di oggi) la sonda OSIRIS-REx, che sarà protagonista della prima missione NASA avente come destinazione un asteroide e come obiettivo la raccolta di materiale roccioso da questa tipologia di corpo celeste. La mano dell’uomo oltre l’esosfera, attraverso il cosmo, per prendere un pizzico di quella materia primordiale capace di svelare le origini dell’universo.

Questa è la missione di Osiris Rex, il dispositivo spaziale che dalla base di Cape Canaveral, questa notte ore 01.05 in Italia, ha cominciato la sua lunga missione.

Il piano di volo prevede che la sonda raggiunga l’asteroide 101955 Bennu entro il 2019, che gli orbiti attorno per un periodo di 6 mesi utilizzando i suoi strumenti per studiarlo, e infine che  rimbalzi sulla sua superficie prelevando un campione da portare a Terra nel 2023.

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Nelle NEWS:
– Bosone Madala, dal Cern nuove chiavi per comprendere la materia oscura
– Terzan5: un resto fossile della Via Lattea primordiale
– Samantha Cristoforetti, la Donna dei record, in attesa del primo figlio
– Voyage of Time: il documentario che celebra la Terra a Venezia 73


La missione Osiris-Rex e gli strumenti a bordo

“Riporteremo a casa tesori per l’analisi scientifica”, assicura in un’intervista Dante Lauretta, Osiris Rex Principal Investigator- perchè gli asteroidi registrano le fasi più precoci del Sistema solare e sono dunque una vera e propria capsula del tempo che ne racconta gli albori”.

Bennu è un corpo sferodiale del diametro di 560 metri scoperto l’11 settembre 1999, nell’ambito del programma LINEAR, che si ritiene contenga materiale rimasto inalterato fin dalla formazione del Sistema solare. Gli scienziati sono convinti che la sua analisi fornirà risposte sull’evoluzione delle molecole organiche, e dunque sull’origine della vita.

Atlas V porta in orbita OSIRIS-REx. Prima fermata asteroide Bennu nel 2018 [VIDEO]

Ma un altro scopo della missione è far luce sulle orbite di questi near earth objects. Per questo gli esperti, tra i quali anche gli italiani Elisabetta Dotto e John Robert Brucato  dell’INAF, studieranno le emissioni termiche di Bennu, cercando di creare un modello in laboratorio e prevedere così dove l’asteroide si sposterà nei prossimi decenni.

Gli strumenti per questa duplice analisi, includono tre telecamere per acquisire immagini dell’asteroide (Polycam, Mapcam e Samcam), un mappatore laser (Ola), e tre spettrometri (Ovirs, Otes e Rexis).

OSIRIS-REx pronto al lancio (2)

La manovra TAG-SAM di Osiris-Rex

Secondo i piani, grazie a questi si chiuderà il primo step di missione, che servirà a produrre 4 diversi tipi di mappe, che insieme comporranno un modello 3D dell’asteroide e serviranno a garantire nel 2020 il successo della fase due della missione:

  • la manovra TAG-SAM, ossia Touch-And-Go Sample Acquisition Mechanism, il sistema ideato per la fase più sensibile della missione: una volta raggiunto l’asteroide, infatti, verrà usato un meccanismo “mordi e fuggi”: evitando di avvicinarsi troppo alla superficie, Osiris calerà un lungo braccio dall’alto; questo sarà dotato alla sua estremità di un dispositivo che, toccata la superficie,  agiterà il suolo con un getto ad alta pressione di azoto, spingendo il materiale attraverso dei grandi filtri.

Sarà una sorta di rimbalzo che durerà in tutto 5 secondi. Un frammento di tempo microscopico per un salto incalcolabile nel progresso della scienza. Quando nell’ultima fase, prevista per il 2023, Osiris manderà una capsula a Terra con i preziosi 60 grammi di materia extraterrestre, il più grande campione prelevato dall’uomo dopo le missioni lunari, le analisi dureranno decenni. “Troveranno risposta- assicura Dante Lauretta- non solo le domande che ci poniamo oggi, ma a quelle che ci porremo nel futuro”.



Bosone Madala, dal Cern nuove chiavi per comprendere la materia oscura
Un nuovo bosone che potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere la misteriosa natura della materia oscura, che permea circa un quarto dell’universo.  Fisici sudafricani dell’High Energy Physics Group di Johannesburg ipotizzano adesso, l’esistenza di una nuova particella, definita “bosone Madala”.

A differenza del bosone di Higgs, che conferisce massa a tutto ciò che ci circonda, la nuova particella avrebbe una caratteristica peculiare: la capacità d’interagire con la sfuggente materia oscura. La sua esistenza era già stata ipotizzata nel 2012, anno dell’annuncio della scoperta del bosone di Higgs.

Gli scienziati sudafricani affermano adesso di avere trovato ulteriori conferme a quest’ipotesi iniziale, dopo avere analizzato i dati prodotti dalle collisioni tra particelle, spinte a velocità prossime a quelle della luce, nel superacceleratore LHC del CERN.

Terzan5: un resto fossile della Via Lattea primordiale
Avvalendosi del Telescopio Spaziale Hubble e dei dati raccolti con il Very Large Telescope dell’ESO e il telescopio Keck sulle isole Hawaii, un’equipe internazionale di astronomi, guidata da scienziati dell’Università di Bologna e dell’INAF, ha scoperto un resto fossile della Via Lattea primordiale che ospita stelle di età notevolmente diverse.

Questo sistema contiene astri molto simili alle stelle più vecchie della Via Lattea e potrebbe fornire un legame tra il passato e il presente della nostra galassia. Nell’ammasso stellare Terzan5, questo il suo nome, situato nella regione centrale della nostra galassia a 19mila anni luce da noi, oltre a stelle antiche di ben 12 miliardi di anni, c’è anche una popolazione di astri più giovani, con un’età stimata di 4,5 miliardi di anni, ovvero paragonabile a quella del nostro Sole.

Questa scoperta apre la strada ad una migliore e  più completa comprensione della composizione delle galassie e offre uno sguardo impareggiabile sulla complicata storia della Via Lattea.

Samantha Cristoforetti, la Donna dei record, in attesa del primo figlio
Ingegnere, aviatrice, astronauta militare, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea ed ora futura mama. La notizia della gravidanza è arrivata a poco più di un anno dal suo rientro sulla Terra, ed è stata proprio AstroSamantha a rivelare al settimanale ‘Chi’ la notizia. Poche le notizie sul papà del nascituro: nel corso della missione della Cristoforetti si era parlato molto del presunto fidanzato, un ingegnere aerospaziale francese istruttore di astronauti apparso accanto ai genitori e al fratello dell’aviatrice trentina durante la prima diretta dallo spazio.

Voyage of Time: il documentario che celebra la Terra a Venezia 73
Ci sono voluti quasi quarant’anni per realizzare Voyage of Time, film che segna l’ingresso di Terrence Malick nel mondo del documentario. Le immagini meravigliose del film accompagneranno lo spettatore al centro di eventi che non ha mai visto: dalla nascita delle stelle e delle galassie, all’esplosione di diverse forme di vita sul pianeta terra, inclusa l’umanità.

Un’esperienza cosmica, un inno alle glorie della natura, della vita e della scoperta scientifica, tutti elementi che si uniscono per il film più originale che Malick abbia mai girato. Il film, in concorso alla 73ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica in corso a Venezia, verrà distribuito in due differenti versioni:

  • Voyage of Time – The IMAX Experience, della durata di 40 minuti, interamente in IMAX e narrata da Brad Pitt, che racconterà l’inizio dell’universo e della vita;
  • Voyage of Time: Life’s Journey, la versione integrale della durata di 90 minuti: include la versione IMAX con l’aggiunta delle scene in 35mm narrate da Cate Blanchett, un viaggio poetico e provocatorio sul futuro dell’universo.