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Macerie e dolore, anche gli “occhi” della NASA su Amatrice [VIDEO]

Satelliti NASA su Amatrice

Satelliti NASA su Amatrice – Il 24 agosto del 2016 un terremoto di magnitudo 6.0 della scala Richter ha devastato Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e una miriade di frazioni poste all’incrocio tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. E’ una zona storicamente sismica, attraversata da numerose faglie. Il tempestivo aiuto dello Spazio- dai programmi europei di osservazione della Terra ai satelliti giapponesi, fino agli strumenti della NASA- ha permesso di tracciare mappe precise e importanti non solo per individuare esattamente dove fosse la faglia che con il suo movimento ha causato il terremoto, ma anche quali sono stati i cambiamenti del territorio dopo il tragico evento sismico.

L’ultimo contributo in ordine di tempo è quello del Jet Propulsion Laboratory e Caltech di Pasadena, che ha compilato una vera e propria mappa della devastazione di Amatrice. Vediamo tutti i passaggi.


Nelle NEWS:

– La missione di Curiosity continua, il robottino della Nasa altri due anni su Marte
– La colonizzazione di Marte del visionario Elon Musk
– Il Nobel per la materia esotica
– Coppia di stelle da record scoperta dalla Nasa


I satelliti per monitorare il terremoto

Sappiamo che in caso di catastrofe naturale, alluvione, terremoto o frana che sia, le Agenzia spaziali di tutto il mondo si attivano per recuperare il maggior numero possibile di dati da mettere a disposizione delle squadre di intervento. Nel caso del terremoto del 24 agosto le prime a muoversi sono state l’Esa (Agenzia spaziale europea) e la giapponese Jaxa.

foto_terremoto_cosmo_skymed_4L’Esa ha attinto alle preziose immagini del sistema satellitare Copernicus– a cui l’Italia contribuisce- per diffondere la prima mappa della zona colpita. Nella fattispecie riguardava il comune di Accumoli e segnava in rosso, arancione e giallo le aree a seconda della devastazione subita. A individuare, invece, quale faglia si fosse mossa il 24 agosto è stato il satellite giapponese Alos. Una faglia, nello specifico, lunga tra 20 e 25 km e che ha riportato una frattura bilaterale.

Oltre ai primi risultati ottenuti dal team Cnr-Ingv grazie all’uso dei dati radar del satellite giapponese Alos e dei satelliti europei Sentinel-1 di Copernicus, l’analisi si è poi arricchita anche dei risultati ottenuti grazie ai sensori della costellazione italiana Cosmo-SkyMed, sviluppata dall’Asi in cooperazione con il ministero della Difesa. In particolare, sfruttando la tecnica dell’Interferometria Sar Differenziale, che è basata sul confronto tra immagini radar acquisite prima del sisma ed immagini successive all’evento, è stato possibile rilevare le deformazioni del suolo con un’accuratezza di centimetri.


Satelliti NASA su Amatrice

E a questo punto entra in gioco anche la NASA. L’agenzia statunitense si è concentrata sulla zona del comune di Amatrice per definire le entità dei danni subiti dopo il terremoto del 24 agosto e le scosse successive, basandosi sui cambiamenti del suolo ripresi nelle immagini radar. Anche qui la variazione di colore dal giallo al rosso indica la gravità del danno sul suolo, in maniera comparabile alla mappa di Accumoli generata da Copernicus.

Le mappe della NASA sono state però create grazie ai satelliti dell’Agenzia spaziale italiana appartenenti al programma COSMO-SkyMed, oltre al satellite giapponese Alos.

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I dati nella banda X di COSMO-SkyMed sono stati forniti dall’Asi per le giornate del 3 luglio e del 20 agosto per il periodo precedente al terremoto, e del 28 agosto per il dopo-sisma, mentre le immagini giapponesi sono relative al 9 settembre del 2015, al 27 gennaio e al 24 agosto 2016.

Tutti i dati sono stati processati dall’Advanced Rapid Imaging and Analysis del team di Jpl e Caltech. Si tratta di un progetto interno della NASA che ha lo scopo di realizzare un sistema automatizzato per fornire dati radar e gps ai fini di dare una mano alle autorità.

foto_terremoto_cosmo_skymed_1

Grazie alle immagini dallo Spazio, il sistema ARIA, questo il suo acronimo, può fornire valutazione sull’entità dell’impatto nella zona del disastro e anche immagini dettagliate del posto. Gli ‘occhi’ radar permettono infatti di vedere anche attraverso le nubi sia di giorno che di notte e di fornire dettagli al centimetro.

E non c’è solo questo.

La NASA sta collaborando con l’India per la missione Nisar, con cui osservare i cambiamenti di terra e ghiacci in cerca di una migliore comprensione dei movimenti del nostro pianeta.

L’Italia sta invece collaborando con la Cina (che è un Paese spesso colpito da terremoti, come il nostro) a un progetto satellitare che ha l’obiettivo di capire se esistano fenomeni osservabili dallo Spazio collegati con i terremoti. La missione si chiama Cses e partirà nell’estate del 2017.



La missione di Curiosity continua, il robottino della Nasa altri due anni su Marte
In servizio permanente su Marte dal 2012, l’instancabile rover della Nasa Curiosity si prepara ad altre scoperte grazie alla proroga di due anni alla sua missione. Il compito del robottino sarà quello di ‘scalare’ il monte Sharp e poi recarsi in un’area dove un tempo trovavano posto i laghi marziani. L’obiettivo scientifico è duplice. Da un lato l’eplorazione riguarderà un crinale ricoperto di ematite, dall’altro la ricerca e l’analisi di argille. La speranza è riuscire a capire, attraverso lo studio dei terreni del pianeta rosso, per quanto tempo si siano protratte le condizioni di umidità. Il nuovo biennio è ufficialmente iniziato lo scorso primo ottobre.

La colonizzazione di Marte del visionario Elon Musk
Il pianeta rosso rimane sotto i riflettori. Nei giorni scorsi il miliardario statunitense Elon Musk ha annunciato pubblicamente i suoi piani per la futura colonizzazione di Marte. Nel dettaglio, i viaggi verso il quarto pianeta del Sistema Solare poggeranno sulla tecnologia del futuro, che prevede la realizzazione di un lanciatore potentissimo e riutilizzabile in grado di mettere in orbita delle astronavi tanto grandi da contenere decine o forse centinaia di persone. L’idea è di crare una colonia sostenibile da almeno un milione di terrestri intorno al 2060.

Il Nobel per la materia esotica
L’Accademia Reale Svedese ha assegnato il premio Nobel per la Fisica a tre scienziati: metà premio è per David J. Thouless
, dell’University of Washington, e l’altra metà per F. Duncan M. Haldane, della Princeton University, e J. Michael Kosterlitz, della 
Brown University. I tre hanno dedicato i loro studi alla cosiddetta materia esotica. Si sono occupati di analizzare quello che succede alla materia quando si passa da un oggetto magnetizzato a un oggetto che non lo è, da un metallo normale a uno superconduttore, o , per esempio, da un fluido normale a un superfluido che non ha viscosità. Sono stati loro ad aprire la porta “ su un mondo sconosciuto, dove la materia può assumere stati strani. Hanno usato metodi matematici avanzati per studiare stati inusuali della materia, come superconduttori, superfluidi o sottili film magnetici”, dicono dall’Accademia

Coppia di stelle da record scoperta dalla Nasa
Si chiama Lmc P3 il sistema binario formato da una stella massiccia e un nucleo stellare collassato individuato dal telescopio Fermi della Nasa. La sua particolarità? Le potenti emissioni di raggi gamma: non era mai stato scoperto prima un sistema così luminoso. Si trova nella nube di Magellano e la sua stella avrebbe tra le 25 e 40 volte la massa del Sole e una temperatura di oltre 33mila gradi.