scientificamente

Test riusciti per Sentinel 2B, il satellite che tiene d’occhio il verde della Terra

Sentinel 2B

sentinel-2b-12Foreste, laghi, fiumi, ghiacciai e persino foglie: la nuova sentinella della Terra controllerà dall’alto tutto quello che succede alla Natura del nostro pianeta, fornendo immagini di qualità elevatissima in 13 diverse lunghezze d’onda. Sentinel 2B è ora pronto al lancio. Ha superato tutti i test nell’European Space Research and Technology Centre (Estec) dell’Esa, a Noordwijc, in Olanda, e aspetta solo di essere trasportato in Guyana francese, dove lascerà lo spazioporto di Kourou a marzo 2017, a bordo di un razzo Vega per raggiungere in orbita il satellite gemello Sentinel 2A, al lavoro da giugno 2015.

Il suo obiettivo è infatti completare il sistema composto con Sentinel 2A per ottenere molti più dati, ci ha spiegato la mission manager di Sentinel 2B Bianca Hoersch, durante una visita nella cleanroom, la stanza protetta in cui viene conservato il satellite.


Nelle NEWS:

– Stelle grandi o piccole, l’evoluzione è la stessa
– Galileo, su Ariane V viaggiano in quattro
– Il disco protoplanetario è modellato dal pianeta appena nato
– Expedition 52/53, Paolo Nespoli torna in orbita


Le applicazioni sono molteplici: agricoltura, foreste, per esempio, controlleremo le acque e la loro qualità, forniremo poi supporto durante le emergenze, monitoreremo quello che succede dopo le catastrofi naturali”.

Sentinel 2B si concentrerà sull’agricoltura e sulle buone pratiche per avere cibo sicuro. Le immagini infatti riprenderanno da 786 chilometri d’altezza le coltivazioni e aiuteranno a determinare il livello di concentrazione ‘verde’ di una certa zona, permettendo anche una misurazione del contenuto di clorofilla delle aree verdi e il controllo della crescita delle piante.

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Sono tutti dati importanti per prevedere la portata del raccolto agricolo e le modifiche a cui va incontro la vegetazione. Oltre a monitorare la crescita delle piante, le immagini di Sentinel 2 possono essere usate per creare mappe sull’erosione del suolo e l’estensione delle foreste, oltre a quelle sull’inquinamento di laghi e acque costiere.

sentinel-2b-7Sentinel 2B, così come il suo gemello 2A, coprirà tutta la faccia della Terra, da quello che si trova a nord della Groenlandia a quello a Sud del Sudamerica e anche l’Antartide. Chiediamo cosa può fare Sentinel per il cambiamento climatico, Hoersch ci spiega che monitorerà tutto ciò che muta sulla Terra, come lo scioglimento dei ghiacci e i cambiamenti nella barriera corallina.

I test che ha superato in Estec sono durati alcune settimane: una sessantina di persone, quasi tutti ingegneri, hanno lavorato al Test Center per correggere tutte le funzioni di Sentinel 2B fino a raggiungere il livello ottimale, grazie anche al Large Space Simulator, una struttura piena di azoto che simula le condizioni che il satellite troverà nello Spazio.

Tutti i dati raccolti dalla costellazione di Sentinel, che fa parte del programma europeo Copernicus, sono accessibili a tutti. La “condivisione dei dati”, ha spiegato il direttore dei Programmi di osservazione della Terra dell’Esa, Josef Aschbacher, è uno dei punti di forza della missione.

“Quello di Copernicus e’ il sistema di condivisone dei dati piu’ grande del mondo, che ha permesso, finora, l’accesso a 52mila utenti e una produzione da 430 terabyte”. Sentinel 2B restera’ al lavoro per sette anni, con la possibilità di essere prolungata per altri 5, mentre il programma Copernicus andra’ avanti fino al 2027 almeno.



Stelle grandi o piccole, l’evoluzione è la stessa

Le stelle più massicce e quelle più esili hanno almeno una cosa in comune: il percorso di formazione è il medesimo. Quello che cambia è la potenza delle esplosioni che avvengono sulla loro superficie, commisurata, questa sì, alla massa. La scoperta è di un gruppo di astronomi del Dublin Institute for Advanced Studies, di cui fanno parte anche alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). La ricerca si è basata sulle osservazioni effettuate dai centri Gemini e Calar Alto, oltre che dal Very Large Telescope dell’Eso, in combinazione con il telescopio SOFIA della NASA imbarcato su un aereo Boeing 747. Il risultato è stata appunto la scoperta che gli outburst, cioè le esplosioni, si verificano tanto nei dischi di accrescimento delle stelle massicce che di quelle di massa molto inferiore.

Galileo, su Ariane V viaggiano in quattro

L’ultimo viaggio verso l’orbita dei satelliti della costellazione Galileo è stato doppiamente inedito: per la prima volta il vettore usato è stato Ariane V e per la prima volta il lancio è stato di quattro satelliti contemporaneamente. Il vettore europeo Ariane V è partito il 17 novembre dallo spazioporto di Kourou, in Guyana francese. Il momento più complesso dal punto di vista tecnico è stato quello della separazione dei payload a 23mila chilometri d’altezza, quando i 4 satelliti hanno aperto i pannelli solari e hanno iniziato a comunicare con la Terra. Con questi nuovi arrivi la costellazione di Galileo, dedicata alla navigazione satellitare civile, arriva a 18 componenti.

Il disco protoplanetario è modellato dal pianeta appena nato

I pianeti si formano da estesi dischi di gas e polvere che circondano le stelle appena nate, noti come dischi protoplanetari, che si estendono per migliaia di milioni di chilometri. Con il passare del tempo, le particelle che formano i dischi protoplanetari entrano in collisione, si combinano e infine crescono a dimensioni planetarie. I dettagli più minuti dell’evoluzione di questi dischi sono però ancora sconosciuti. Le osservazioni realizzate grazie allo strumento Sphere montato sul Very Large Telescope dell’Eso dimostrano che l’ambiente complesso e mutevole dei dischi che circondano le giovani stelle riserva ancora nuove sorprese. I team che hanno usato Sphere per le loro osservazioni concordano che i pianeti ‘scolpiscono’ delle forme nei dischi da cui si formano: un altro importante indizio per descrivere la complessità dell’ambiente da cui nascono nuovi mondi.

Expedition 52/53, Paolo Nespoli torna in orbita

Sarà presentata in Italia la prossima settimana la missione 52/53 che porterà sulla Stazione spaziale internazionale l’astronauta Paolo Nespoli. La missione è la terza di lunga durata per l’Agenzia spaziale italiana, dopo le esperienze di Volare di Luca Parmitano e Futura di Samantha Cristoforetti. Per Nespoli è un ritorno: è stato infatti orbita altre due volte,  nel 2007 con la missione Esperia quando contribuì a installare il modulo Nodo-2 sulla Stazione Spaziale, e nel 2010 per 160 giorni con la missione MagISStra dell’ESA come parte della Expeditions 26/27. I suoi compagni di viaggio, a partire da maggio 2017, saranno l’astronauta statunitense Randy Bresnik e il cosmonauta russo Sergei Ryazansky.