scientificamente

Trappist-1 e gli altri: cosa significa che un pianeta è abitabile? [VIDEO]

Trappist-1

I sette pianeti del sistema Trappist-1 individuati dalla Nasa in una fascia che dagli scienziati viene considerata di ‘abitabilità’ hanno mostrato subito la loro importanza dal punto di vista scientifico oltre che culturale: la fantasia di tanti si è accesa immaginando la vita in quei mondi lontani.

In particolare tre di quei pianeti a 39 anni luce da noi destano interesse perché ricevono un irraggiamento dalla loro stella simile a quello che Venere, Terra e Marte ricevono dal Sole. Ma basta questo per dire che sono compatibili con la vita? E ancora: i cacciatori di esopianeti, come il telescopio spaziale Kepler ad esempio, hanno individuato almeno una ventina di ‘nuove Terre’ e circa 2000 pianeti fuori dal Sistema Solare.

Cosa significa, però, che un pianeta assomiglia alla Terra? E basta questo per ipotizzare che ci siano forme di vita? Ne abbiamo parlato con Luigi Mancini, astrofisico e ricercatore all’Università Tor Vergata di Roma. L’occasione è Pint of Science, la manifestazione internazionale in cui la scienza incontra il pubblico davanti a una birra. Quella di quest’anno è stata la terza edizione italiana e ha coinvolto 18 città e 60 pub in tutta la Penisola.

Le parole chiave per capire se un pianeta è ‘gemello’ della Terra sono sostanzialmente tre: massa, raggio e densità. Ma non basta. Serve anche che la stella attorno a cui orbitano sia simile al Sole e che non sia né troppo lontana né troppo vicina, pena il gelo o il caldo infernale.


Trappist-1 e pianeti potenzialmente abitabili

LUIGI MANCINI, Astrofisico – Università di Tor Vergata

Il vero pianeta gemello è quello che non solo ha le stesse caratteristiche fisiche della Terra, ma anche le condizioni giuste- spiega Mancini-. Specialmente la temperatura è un fattore importante, perché permette di determinare se l’acqua può esistere in forma liquida o no. Se il pianeta è troppo caldo l’acqua evapora, se il pianeta è troppo freddo l’acqua ghiaccia”.

Non finisce qui. La lista di elementi necessari perché il pianeta sia ospitale si allunga e si complica, perché entra in ballo anche l’atmosfera.

Per studiare l’abitabilità dei pianeti essenzialmente bisogna studiarne l’atmosfera- spiega Mancini-. Questo è un problema molto complicato. E’ difficile riuscire a determinare l’atmosfera dei pianeti perché noi riusciamo ad individuarli solo tramite tecniche indirette. Per poter determinare se un pianeta ha le condizioni giuste per ospitare la vita dobbiamo indagare la sua atmosfera. Per fare questo occorrono strumenti molto precisi. Possiamo misurarne la presenza solo in alcuni casi, essenzialmente pianeti che orbitano intorno a stelle abbastanza vicine al nostro Sistema Solare”.

La risposta a tante domande potrebbe arrivare grazie al telescopio del futuro. Il James Webb Space Telescope della Nasa, l’erede di Hubble, sarà lanciato l’anno prossimo e potrebbe aiutarci a capire meglio anche i pianeti di Trappist-1.

I pianeti di Trappist sono veramente interessanti. Tre di quei sette pianeti hanno le condizioni giuste per essere potenzialmente abitabili: si trovano a una giusta distanza dalla stella, hanno la giusta temperatura per avere l’acqua in forma liquida. Adesso occorre vedere se c’è un’atmosfera intorno a questi pianeti. Per fare questo occorrerà aspettare. L’anno prossimo verrà messo in orbita il James Webb Telescope- ricorda l’astrofisico-, nuovo telescopio spaziale di ultima generazione, il più ambizioso mai costruito dal genere umano. Avrà uno specchio primario di sei metri e mezzo. Con questo strumento sarà possibile andare a investigare se questi pianeti hanno un’atmosfera e se sì da quali elementi è composta”.


Alla ricerca di Pianeti abitabili

Immaginate di scoprire che esiste davvero un pianeta abitabile. Cosa dovremmo fare? Innanzitutto risolvere un problema fondamentale: arrivarci. 

Ad oggi fare un viaggio interstellare non è possibile. Se ne riparla tra alcuni secoli, se saremo bravi. Per ora gli sforzi si concentrano sul primo viaggio umano su Marte, con l’idea di colonizzare il pianeta rosso. Una delle ipotesi è ‘terraformare’ Marte, ma, anche in questo caso, si tratta di processi lunghissimi. Si procede gradualmente, passo dopo passo: chi verrà dopo di noi ne coglierà i frutti.

Sui pianeti del nostro Sistema Solare, intanto, cerchiamo forme di vita microbiche: insomma, non ci aspettiamo di incontrare ET. Oltre, ancora non lo sappiamo. Certo, gli alieni li stiamo cercando. Ma non è detto che toccherà a noi scoprirli.

Il programma Seti è in funzione ormai da parecchi anni: grazie a potenti radiotelescopi cerca segnali radio provenienti da altri sistemi stellari. Per adesso non ha trovato nulla e anche se trovasse un segnale sarebbe poi difficile poter rispondere perché le distanze sono tali che lo scambio risulta praticamente impossibile”.