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Spazio: Space Weather, è italiana la banca dati per i pericoli che arrivano dal Sole [VIDEO]

Università e industria vanno a braccetto per difendere la Terra dalle insidie che arrivano dal Sole. E’ iniziata la collaborazione tra il gruppo ‘Space Weather‘ del dipartimento di Fisica dell’Università di Tor Vergata e le industrie high tech, con il finanziamento della Regione Lazio. L’obiettivo di questa particolare alleanza è realizzare il prototipo di una banca dati con tutte le informazioni sulle condizioni dello stato fisico dello Spazio nelle vicinanze della Terra, a cui si aggiungono software per selezionare e visualizzare i dati rendendoli leggibili dalle industrie che ne faranno richiesta. Perché? Per difendere il loro patrimonio tecnologico.

Earth Sun System

La nostra stella è di vitale importanza per la sopravvivenza sulla Terra, tuttavia alcuni fenomeni ad essa associati sono particolarmente pericolosi per i sistemi tecnologici che siamo abituati a usare. Alcuni eventi potrebbero essere “estremamente rischiosi in quanto una buona percentuale di satelliti potrebbero smettere di funzionare”, spiega il professor Francesco Berrilli del dipartimento di Fisica Solare dell’Università di Tor Vergata alla presentazione della banca dati di Space Weather nella sede dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).


Nelle NEWS:
La missione di Astrosamantha è diventata un film
– Missione Rosetta, Philae sta per dirci addio
– La sentinella numero 3 è in orbita
– Lisa Pathfinder rilascia nello Spazio i suoi cubetti


I processi fisici originati nel Sole che ci fanno rischiare un black out tecnologico sono essenzialmente quattro. I flare, o brillamenti solari, i CME, ossia le emissioni di massa dalla corona solare, gli SPE, cioè gli eventi di particelle solari e, infine, il vento solare, che soffia almeno a 200 chilometri al secondo. Gli effetti nefasti di questi fenomeni riguardano la degradazione delle comunicazioni radiosatellitari, i cortocircuiti di sistemi di bordo, la perdita del segnale di posizionamento, ma anche scariche su aerei ed elicotteri e radiazioni. Il Sole diventa quindi pericoloso per una società tecnologica come la nostra.

Space Weather Day (1)La speranza è quella di riuscire a prevedere con anticipo i fenomeni, così da correre ai ripari in tempo. Gli eventi in questione rientrano nella casistica dello ‘Space Weather’, vale a dire quell’insieme di perturbazioni naturali nello Spazio che influenzano comportamento ed affidabilità degli strumenti e che possono creare rischi per la salute e l’incolumità degli uomini. Questa la definizione contenuta nel documento consegnato al presidente degli Stati Uniti Barack Obama nell’ottobre 2015.

Il primo evento di ‘Space Weather’ viene considerato quello di Carrington, avvenuto nel 1859. All’epoca gli sconvolgimenti a Terra furono tali che da Roma fu visibile addirittura l’aurora boreale. Le linee telegrafiche si bloccarono per 14 ore a causa della tempesta solare individuata dall’astronomo Richard Carrington: fu la prima volta in cui si verificò un’interferenza dallo Spazio con la tecnologia terrestre.

Se eventi importanti si verificano oggi, naturalmente l’impatto è molto più significativo a causa della grande mole di strumenti tecnologici che fanno ormai parte della nostra quotidianità. Da qui l’esigenza della previsione e della consultazione ed elaborazioni di dati, come nel caso del progetto del database, che “metterà a disposizione delle industrie aerospaziali dati che riguardano sia telescopi a Terra che osservano il Sole sia telescopi nello Spazio, come PAMELA e ALTEA”. Il prototipo del centro di servizi arriverà tra due anni.



La missione di Astrosamantha è diventata un film
Si chiama “Astrosamantha – la donna dei record nello spazio” il documentario dedicato alla missione ‘Futura’ di Samantha Cristoforetti che sarà proiettato al cinema il primo e il 2 marzo. Immagini spettacolari dell’avventura accompagnati da retroscena, aneddoti e curiosità della vita in orbita svelano al grande pubblico una versione inedita della donna che, grazie alla sua impresa, è divenuta simbolo di coraggio e determinazione. La macchina da presa del giornalista e autore di reportage Gianluca Cerasola e la voce narrante dell’attore Giancarlo Giannini seguono le diverse fasi di preparazione della missione, gli inediti momenti precedenti al lancio – con la presenza per la prima volta in video della famiglia di Samantha –, l’arrivo nello spazio e il ritorno a casa del capitano dell’Aeronautica Militare.

Missione Rosetta, Philae sta per dirci addio
Lo storico robottino Philae sta per abbandonare definitivamente la sua missione. Atterrato sulla superficie di 67P Churyumov Gerasimenko nel novembre 2014, fu il primo strumento costruito dall’Uomo a toccare il suolo di una cometa. Da allora, dopo la prima fase di invio dati, Philae è caduto in letargo: il lander è dotato di pannelli solari che gli permetterebbero di ricaricarsi e di continuare a trasmettere a Terra, ma, visto che al momento si trova a 350 milioni di chilometri dal Sole, le possibilità che possa ricevere sufficiente luce per ‘rianimarsi’ sono quasi nulle. Gli ultimi segnali inviati da Philae risalgono allo scorso luglio. La sonda Rosetta rimarrà in suo ascolto ancora per qualche tempo, poi chiuderà per sempre i contatti, fino a quando anch’essa non si schianterà sulla superficie di 67P, probabilmente a settembre prossimo. Ma la missione neppure allora sarà terminata del tutto: la ricezione dei dati raccolti e la loro analisi andrà avanti ancora per anni.

La sentinella numero 3 è in orbita
E’ partito il 16 febbraio il satellite Sentinel-3A, che va ad aggiungersi ai ‘fratelli’ del programma Copernicus già in orbita. A spingere il satellite da 1,150 tonnellate oltre la nostra atmosfera dalla base russa di Plesetsk è stato il lanciatore Rockot: 92 minuti dopo i primi segnali li ha ricevuti la base Kiruna, in Svezia, mentre la salute di Sentinel-3A è stata tenuta sotto controllo dal centro Esoc dell’Esa a Darmstadt, in Germania. La missione è la terza di un gruppo di sei, che ha il compito di formare una famiglia di satelliti dediti alla costante osservazione della Terra per fornire dati sull’ambiente e per supportare le attività civili di sicurezza.

Lisa Pathfinder rilascia nello Spazio i suoi cubetti
Partita lo scorso 3 dicembre, la missione europea Lisa Pathfinder ha vissuto pochi giorni fa un momento cruciale: sono stati rilasciati, all’interno del velivolo spaziale, i due cubi che costituiscono il cuore della missione. Si tratta di due oggetti di oro e platino che misurano 46 millimetri, i quali fluttueranno in condizioni di totale libertà. La missione permetterà a questi cubi la caduta libera nello Spazio nell’ambiente più ‘puro’ possibile e monitorerà la loro posizione con stupefacente precisione, con la speranza di intercettare le onde gravitazionali.