se so è meglio

Coordinamento: Dott.ssa Laura Sartori, psicoterapeuta - Dott. Enzo Maiorana, ginecologo

Argomento:

Il pudore, questo sconosciuto

La simbologia più antica che imponeva di coprire le nudità del corpo umano con un indumento, può forse spiegarsi con l’istinto del pudore. Persino l’amuleto, un tempo, serviva da indumento: una protezione tra il corpo nudo e vulnerabile dell’uomo e il mondo circostante. C’è da dire che in un’epoca di grande confusione culturale e di incertezza morale sembra a volte fuori moda parlare di pudore. Anzi sembrerebbe che il comportamento dell’uomo sia divenuto quasi una sfida contro questo senso e la corsa verso la trasgressione a tutti i livelli sia un valore da apprezzare e perpetrare con ogni eccesso.

Il pudore, infatti, sembra ormai messo al bando dagli usi e costumi di una società in cui bisogna esibire e vedere tutto, come se si fosse perso il senso del limite del proprio corpo. Etimologicamente il termine pudore deriva dal verbo latino pudēre ‘sentir vergogna’. Ma a cosa serve il pudore? Cosa succede quando è assente? Esso fa riferimento al senso di intimità legato al nostro corpo, alla percezione di un confine che non va violato e che può essere situato a “distanze” differenti, anche in relazione a norme sociali più o meno condivise. Dunque, il pudore comporta il rispetto dell’intimità. Sin da piccoli i bambini sono chiamati a gestire la loro intimità, è frequente in tenera età non avere alcuna vergogna nel mostrarsi nudi agli occhi degli altri, ma ad un certo punto della crescita subentra la censura, il “non si fa”. In questo modo viene ridato al bambino il senso del limite e dell’intimità, aspetti di sé da svelare in misura adeguata e a seconda delle circostanze. Più tardi, in adolescenza, emerge la necessità di coltivare spazi di intimità e si presentano nuove opportunità di mettere in gioco il proprio corpo alla scoperta della sessualità. È qui che il senso del pudore riveste un ruolo fondamentale come segno di rispetto della propria intimità. La spudoratezza, il non vergognarsi di nulla può rappresentare, talvolta, la mancanza di un’intimità da proteggere, rispettare il proprio corpo significa trattarlo con riguardo, riconoscendogli la bellezza ed il valore.

Sempre più spesso va di moda l’ “aftersex selfie”, ovvero la tendenza a farsi le foto dopo aver vissuto momenti di intimità. Se tutto ciò finisse così andrebbe anche bene, il problema è quando si va oltre e queste foto vengono messe in rete attraverso i social, valicando in tempi rapidissimi il confine del privato e sfociando in una dimensione pubblica. Dove è finito il privato? Se l’abito serve per proteggersi dal freddo, dal caldo, dalla pioggia, non bisogna dimenticare che serve innanzitutto per proteggere e custodire la nostra intimità. A tutte le latitudini l’uomo e la donna hanno l’abitudine di coprire il proprio corpo in modi diversi secondo le culture e le epoche. La chiave forse sta proprio nel riuscire ad amministrare la propria sfera privata ed intima, selezionando accuratamente persone e contesti, non perdendo mai di vista il limite che separa sé stessi dall’altro. Questo può ridare al proprio corpo quel valore che sempre più spesso viene dimenticato.

Lo sapevi che…

Molti popoli, in particolare i Greci, non trovavano sconveniente la nudità, pur indossando un abbigliamento elaborato. Infatti, gli schiavi erano nudi e le persone di alto lignaggio indossavano, invece, abiti complicati. Pudore e abbigliamento erano, dunque, implicati nella manifestazione del rango di appartenenza o del proprio status sociale.

Una delle scollature più antiche che si conoscano è rappresentata nella dea-serpente di Creta: una figura in maiolica proveniente da Cnosso (1800 a.C.) rappresentata con un turbante con il simbolo del leone, un corpetto che scopre il seno ed accentua la ” vita di vespa” ed una sottana a balze con sopra un grembiule corto.

La vera rivoluzione venne rappresentata agli inizi del XX secolo quando si iniziarono a scoprire le gambe femminili considerate da sempre un tabù.

Dubbi e domande…

 Anonima, 17 anni
Dopo un rapporto mi ha chiesto di farci un selfie, io ho accettato…

Anonima, 16 anni
Appena si tocca l’argomento, anche scherzando, mi da fastidio e mi sale il nervoso…


 Nelle celebre scena del finto orgasmo nel film “Harry ti presento Sally” forse il vero imbarazzo lo hanno provato i clienti del locale…