Dad, l’esperta: “Docenti zone terremotate hanno forte senso appartenenza”

Intervista a Francesca Di Fabio, psicologa dell'IdO

ROMA – “La pandemia in atto e gli eventi traumatici intensi e ripetuti come il sisma che ha interessato negli ultimi anni il centro Italia, hanno il potere di mutare il profilo di luoghi e di intere comunità. Dopo gli eventi sismici, ciò che ha permesso a molti di fronteggiare difficoltà e disagi, rimanendo fedeli alle proprie origini, e’ la percezione di far parte di una collettività che si unisce per superare insieme una crisi. Il senso di appartenenza si affianca al concetto di reciprocità, fraternità e solidarietà. Indica la capacità di ogni singolo di muoversi verso il bene comune, nella maniera più adeguata alle esigenze dell’intera comunità, anche nella solitudine”. Così a Diregiovani, Francesca Di Fabio, psicologa dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, in merito all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19 che ha costretto al cambiamento degli stili di vita intere generazioni di ogni realtà territoriale, incluse quelle che avevano già subito il trauma del terremoto.

– La tecnologia ci è venuta incontro nell’affrontare il rischio di contagio. In particolare, com’è cambiata la vita delle nuove generazioni?
“Grazie alla tecnologia molte persone hanno continuato a lavorare da casa e con la didattica a distanza molti bambini e ragazzi hanno continuato ad usufruire del loro diritto allo studio, ma soprattutto hanno potuto mantenere, seppur in maniera diversa, una continuità relazionale ed educativa fondamentale nei momenti di forte crisi. La tecnologia, ci ha fornito la possibilità indispensabile di rimanere connessi, di non spezzare la continuità nei rapporti”. 

– In previsione della riapertura delle scuole da settembre, in che modo sarà possibile educare le nuove generazioni ad un minor uso del telefono e dei dispositivi tecnologici?
“In questo periodo, bambini e ragazzi, sono stati costretti bruscamente ad affrontare la frustrazione dell’assenza dei rapporti, in una fase evolutiva che spinge fisiologicamente verso l’altro. Questa assenza però ha permesso di sperimentare anche il desiderio di incontrare l’altro, non solo virtualmente; desiderio che prima della pandemia sembrava a volte sopito e che oggi ha riacquistato valore. Conservare saldi questi insegnamenti ci potrà aiutare a ricreare un equilibrio rispetto all’utilizzo della tecnologia e nel non sentirci trascinati e sopraffatti dal bisogno di incontrare l’altro, in un momento che potrebbe essere ancora potenzialmente rischioso”.

– L’utilizzo della dad può rappresentare un modello da applicare in quelle zone in cui può non essere facile recarsi fisicamente a scuola?
“La dad, seppur con le sue criticità, è il segno concreto di una scuola in grado di essere al passo con i tempi e di riorganizzarsi e far fronte anche ad emergenze come quella attuale. Di questo avevamo avuto prova concreta anche a seguito degli eventi sismici che hanno travolto il centro Italia. Le istituzioni scolastiche, gli insegnanti, erano riusciti ad assolvere la loro fondamentale funzione anche in condizioni di disagio notevole. Le competenze acquisite in questo ultimo periodo, dovranno accompagnarci ed entrare nella normale pratica didattica favorendo l’utilizzo di metodologia più attive, ma credo che non possano, se non in caso di assoluta emergenza e necessità, sostituire la normale frequenza scolastica”. 

2020-05-18T15:56:51+02:00