La nuova 'Mappa dell’Intolleranza 5': che odio le donne che lavorano

La nuova ‘Mappa dell’Intolleranza 5’: che odio le donne che lavorano

Tra i più 'odiati' online secondo 'Vox-Osservatorio italiano sui Diritti' seguono ebrei e musulmani. Ma anche gli hater cambiano: sempre più professionali
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Nell’anno della pandemia, l’odio online si concentra contro le donne, soprattutto se lavorano. E contro ebrei e musulmani. È uscita la quinta edizione della ‘Mappa dell’intolleranza’, voluta da ‘Vox-Osservatorio italiano sui diritti’, che fotografa il cosiddetto ‘hate speech’ via social. Questi i risultati in estrema sintesi: rispetto al 2019, l’odio diminuisce ma si radicalizza e le donne, seguite dagli ebrei, restano la categoria più colpita.

La mappa – realizzata da ‘Vox’ in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, università Sapienza di Roma e il gruppo di ricerca ‘IT’STIME’ dell’Università Cattolica di Milano – consente l’estrazione e la geolocalizzazione dei tweet che contengono parole considerate sensibili e mira a identificare le zone dove l’intolleranza è maggiormente diffusa. Sei i gruppi-bersaglio dei tweet mappati – donne, persone omosessuali, migranti, persone con disabilità, ebrei e musulmani -con l’obiettivo di rilevare il sentimento che anima le communities online, ritenute significative per la garanzia di anonimato che spesso offrono (e quindi per la maggiore libertà di espressione ) e per l’interattività che garantiscono. Fattore determinante nell’analisi di quest’anno, che ha riguardato il periodo marzo-settembre 2020, è stato lo scatenarsi della pandemia da Covid-19.

Scrivono gli autori dello studio: “Ansie, paure, difficoltà si sono affastellate nel vissuto quotidiano delle persone, contribuendo a creare un tessuto endemico di tensione e polarizzazione dei conflitti. Isolati e impauriti come siamo stati, i social sono diventati per molti di noi terreno privilegiato di incontro e a volte di scontro: ambienti pervasivi e totalizzanti, dove prendono vita le principali dinamiche relazionali di molte persone, sia per quanto riguarda il lavoro che la vita privata”.

Colpisce, quindi, il dato principale: “Lo hate speech è diminuito in modo notevole rispetto al 2019. Nel corso delle due rilevazioni del 2019 (periodo marzo-maggio e novembre-dicembre), erano stati raccolti un totale di 215.377 tweet nel primo caso, dei quali 151.783 negativi, mentre nel secondo caso 268.433 tweet, dei quali 179.168 negativi (il 70% circa vs. 30% positivi nella prima rilevazione; il 67% circa vs. 33% positivi nella seconda rilevazione). Nella rilevazione del 2020 invece (periodo marzo-settembre), sono stati raccolti un totale di 1.304.537 tweet dei quali 565.526 negativi (il 43% circa vs. 57% positivi). Quello che emerge è una decrescita significativa dei tweet negativi rispetto al totale dei tweet raccolti”. La diminuzione, secondo ‘Vox’, indica una mutazione in corso nell’uso dei social da parte degli ‘hater’: un uso, quasi più “professionale”, dove circoli e gruppi di hater concentrano la produzione e la diffusione di hate speech.

Mutazione che si può rilevare osservando in quali momenti si è odiato di più: “I picchi più alti di linguaggi d’odio- scrivono gli studiosi- si sono avuti nei confronti dei musulmani in seguito al rilascio e al ritorno in Italia della cooperante Silvia Romano, così come in seguito all’attacco a Reading il 20 giugno 2020. Contro gli stranieri, durante il periodo estivo, nel quale si sono concentrati gli sbarchi di nuovi migranti. Contro gli ebrei, in occasione del 25 aprile e soprattutto del compleanno di Liliana Segre in settembre”. 

Nel dettaglio, i principali risultati della mappa
Sono stati estratti e analizzati 1.304.537 tweet, rilevati tra marzo e settembre 2020. Tra questi, 565.526 sono stati i tweet negativi. I tweet sono stati geolocalizzati, dando come risultato una serie di cartine termografiche dell’Italia. Quanto più ‘caldo’, cioè vicino al rosso, è il colore della mappa termografica rilevata, tanto più alto è il livello di intolleranza rispetto a una particolare dimensione in quella zona. Aree prive di intensità termografiche non indicano assenza di tweet discriminatori, ma luoghi che mostrano una percentuale più bassa di tweet negativi rispetto alla media nazionale. Entrando più nel dettaglio, si evidenzia una ridistribuzione dei tweet negativi totali; nel 2019 infatti i cluster (o gruppi) più colpiti erano migranti (32,74%), seguiti da donne (26,27%), islamici (14,84%), disabili (10,99%), ebrei (10,01%) e omosessuali (5,14%). Nel 2020, occupano i primi due posti donne (49,91%) ed ebrei (18,45%), seguiti da migranti (14,40%), islamici (12,01%), omosessuali (3,28%) e disabili (1,95%). Si rileva inoltre una percentuale maggiore di tweet negativi rispetto a quelli positivi nelle seguenti categorie: disabili, donne e islamici. È interessante però notare come all’interno di ogni cluster siano calate le percentuali di tweet negativi rispetto alla rilevazione del 2019, segno, come già sottolineato, di un hate speech meno aggressivo nel corso degli ultimi mesi.

C’è anche da dire che i territori ‘odiano’ in modo diverso. La mappatura infatti evidenzia quali e dove siano i discorsi discriminatori più diffusi, ossia la loro distribuzione geografica. Antisemitismo: Piemonte, Lombardia, Roma e Napoli. Islamofobia: Veneto, Piemonte, Lombardia; meno diffusi in Lazio e Campania. Misoginia: quasi tutto il Nord Italia, Lazio, Campania e Puglia. Omofobia: diffusione a livello nazionale, ma con concentrazioni in Puglia e Sicilia.Xenofobia: Nord Italia in modo diffuso, Campania, Lazio e Puglia. Disabilità: Nord Italia, Lazio e Campania.  

E dunque, per fare un punto conclusivo, ecco cinque considerazioni che emergono dalla ricerca
Rispetto agli anni passati i linguaggi d’odio sono più diffusi su tutto il territorio nazionale, superando la concentrazione, tipica delle passate edizioni, nelle grandi città. A fronte della conferma delle categorie più colpite (donne, musulmani, ebrei, migranti), emerge tuttavia una certa stabilizzazione per quanto riguarda soprattutto le persone omosessuali e le persone con disabilità. “Segno, probabilmente- è l’interpretazione degli studiosi- della diffusione di una cultura più inclusiva, frutto di campagne comunicative di inclusione sociale e dell’assetto normativo a tutela, che si sta via via costituendo (soprattutto per quanto riguarda le persone omosessuali)”.

Un focus particolare merita la misoginia, “che risulta ancora preponderante. Forti, continuati, concentrati, gli attacchi contro le donne”. Ma con una particolarità. “Oltre agli onnipresenti atteggiamenti di body shaming, molti attacchi hanno avuto come contenuto la competenza e la professionalità delle donne stesse. È il lavoro delle donne, dunque, a emergere quest’anno quale co-fattore scatenante lo hate speech misogino: un elemento, mai apparso con questa evidenza nelle precedenti rilevazioni, che pare ricondurre alla riflessione più ampia circa le possibilità lavorative delle donne legate al nuovo modo di lavorare durante la pandemia, con un focus di attenzione alla modalità smart working”.

Altro focus importante riguarda l’antisemitismo, in crescita come valore assoluto rispetto al 2019 (oggi siamo al 18,45% sul totale dei tweet negativi rilevati, nel 2019 eravamo a 10,01%). Preoccupa, in questo caso, “la tendenza ascensionale registrata negli anni, passando dal 2,2% del 2016, in una progressione costante, ai dati attuali. E se è purtroppo storia sin troppo nota lo scoppio di focolai pesanti di antisemitismo nel corso delle epoche storiche attraversate da crisi e paure, c’è da aggiungere che, disaggregando il dato, si coglie invece una curva più positiva”. Tra tutti coloro che hanno twittato sugli ebrei, infatti, i tweet positivi quest’anno superano per la prima volta i negativi: 74,6% di tweet positivi, vs 25,4% di negativi. Per tornare al raffronto con il periodo novembre-dicembre 2019, la percentuale era nettamente invertita (69,75% negativi vs. 30,25% positivi).

Altro bersaglio degli hater sono i musulmani. I tweet di odio e discriminazione riferiti ai musulmani si accostano alla più generale categoria della xenofobia (12,01% di tweet negativi sul totale di tweet negativi rilevati nel primo caso, 14,40% di tweet negativi sul totale di tweet negativi rilevati nel secondo). L’odio via Twitter contro i musulmani viene corroborato e attivato sia da eventi nazionali (come il caso della liberazione e rientro in Italia di Silvia Romano), che da eventi internazionali (come l’attacco terroristico a Reading il 20 Giugno).

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