Il liceo Marconi di Pesaro ricorda la deportazione di rom e sinti

Giorgio Bezzecchi: "La nostra è una storia ignorata"
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PESARO – In occasione del Romanò Dives, la Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti, il mondo della scuola ha ricordato la deportazione e poi lo sterminio dei popoli nomadi nell’ambito del convegno ‘A forza di essere vento – nuovi orizzonti della storiografia sulla deportazione dall’Italia’. Un percorso di formazione dedicato ai docenti e inaugurato questa mattina in streaming, in collaborazione con il liceo scientifico ‘Marconi’ di Pesaro, l’agenzia di stampa Dire, l’Aned (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti), l’Unar (Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali), il Comune di Pesaro, la Fondazione Museo della Shoah, l’Anpi di Pesaro e Urbino, l’Iscop – istituto di storia contemporanea della provincia di Pesare e Urbino e la Rete #Responsabilità delle scuole superiori di Pesaro e Urbino.

“La deportazione dei sinti e dei rom è un tema che vogliamo porre all’attenzione di tutti, soprattutto del mondo della scuola” ha detto in apertura lo storico Marcello Pezzetti, che ha mostrato, nel corso della diretta Youtube, delle immagini inedite della vita nei campi di detenzione. Volti di bambini uccisi per gli esperimenti di Josef Mengele, famiglie deportate e scene di vita quotidiana nei campi dove si moriva anche per le scarse condizioni igieniche, le malattie, il freddo e la malnutrizione.

L’incontro ha ospitato anche l’intervento di Giorgio Bezzecchi, docente all’Università di Pavia, direttore del museo del viaggio e figlio di deportati. “La nostra è una storia ignorata, che non trova spazio nel racconto dei media. Ma noi abbiamo lasciato molti cari in quei tragici eventi- ha raccontato Bezzecchi- Mio padre ha patito l’internamento, nei campi sono finiti molti dei miei familiari”. Eppure la deportazione e la schedatura di rom e sinti, non sembra far parte solo di una storia passata. “Abbiamo rivissuto quell’incubo nel 2008, quando siamo stati censiti con tanto di rilievo delle impronte digitali e foto segnaletiche– ha aggiunto Giorgio Bezzecchi- una situazione molto pesante che ci ha fatto risentire lo stesso odore di quegli anni”.

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Autore: Chiara Adinolfi
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