Shoah, la storiografia della deportazione politica

Pezzetti dialoga con Tagliabue al convegno 'A forza di essere vento'
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PESARO – Dalle dinamiche della deportazione politica durante l’occupazione nazifascista, passando per la ricostruzione del ruolo delle donne nella resistenza, fino all’orrore dei campi di sterminio e di annientamento. Sono le tappe dell’analisi storica portata avanti questa mattina nel primo incontro della seconda giornata dei lavori del convegno ‘A forza di essere vento – nuovi orizzonti della storiografia sulla deportazione dall’Italia’, organizzato dal liceo ‘Marconi’ di Pesaro all’interno del progetto ‘Educazione al rispetto’ del MI, in collaborazione con l’agenzia Dire, il Comune di Pesaro e molte associazioni legate alla memoria della Resistenza e dello sterminio nazifascista (ANED, UNAR, ANPI, Fondazione Museo della Shoah).

La conferenza dal titolo ‘Storia e storiografia – la deportazione politica’ è stata animata da una conversazione costante fra Marcello Pezzetti, uno dei massimi studiosi italiani della Shoah, e Laura Tagliabue, ricercatrice storica dell’ANED (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) con un passato da insegnante. Tagliabue è esperta di deportazione politica per la sede di Sesto San Giovanni dell’ANED, punto di riferimento per la ricerca storica sul tema. Si è avvicinata all’associazione quando era ancora una docente e si è poi occupata di trovare e censire il numero dei deportati politici di Sesto San Giovanni.

“Dopo il grande sciopero del marzo ’44, il più grande sciopero generale contro il nazifascismo- ha detto Tagliabue- solo da Sesto San Giovanni sono state deportate 570 persone. Grazie alle nostre ricerche abbiamo potuto constatare il ruolo importantissimo della Repubblica Sociale Italiana nella deportazione politica: tutti sono stati arrestati da militi e questori della polizia italiana. La maggior parte delle segnalazioni sono state fatte in seguito allo sciopero, da parte delle aziende che temevano la reazione operaia, ma non solo. Fra i deportati politici c’erano anche intellettuali antifascisti, imprenditori e dirigenti che collaboravano attivamente alla Resistenza. Le persone venivano arrestate a casa, nel mezzo della notte, quando nessuno poteva intervenire, sicuramente per il timore di ritorsioni popolari”.

Tagliabue si è poi concentrata sul ruolo delle donne durante la Resistenza e sulle loro specifiche modalità di deportazione.

“L’apporto delle donne è stato considerato troppo spesso di semplice supporto, come se fossimo incatenate a questo ruolo di sostegno– ha continuato Tagliabue– Certamente le staffette partigiane si occupavano di trasportare messaggi e cibo, ma le donne non fecero solo questo. Vi racconto un aneddoto personale: mio suocero era un operaio e partecipò alla Resistenza, ma mia suocera era quella che rischiava di più quando andava a prenderlo in fabbrica con la figlia nel porte-enfant, perché lì dentro nascondeva i volantini per la propaganda antifascista”.

L’incontro si è concluso con la narrazione della vita degli uomini e delle donne nei campi di sterminio, i diversi destini dei deportati politici e i troppi pregiudizi che ancora distorcono la ricostruzione storica del ruolo delle donne deportate.

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Autore: Marco Marchese
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