Droghe, riduzione del danno: un approccio laboratoriale alla prevenzione

Alla base analisi e ricerca scientifica e sociale

BOLOGNA – Per ridurre l’impatto negativo che il consumo di sostanze provoca su chi ne fa uso, gli operatori, le associazioni e le realtà che si riconoscono in quella prassi che si chiama ‘riduzione del danno’ utilizzano una serie di strumenti, ma soprattutto connettono ricerca e analisi a livello locale, nazionale e internazionale. Non solo esiste come strumento di fondamentale importanza il cosiddetto drug-checking, ovvero l’analisi delle sostanze, chiaramente illegali in quanto il problema riguarda proprio la mancanza di controllo sulla loro circolazione (lab57.indivia.net/materiali-informativi/test-rapido-delle-sostanze).  Il drug-checking come strumento di prevenzione e riduzione del danno nasce in Olanda nel 1992 come servizio pubblico nazionale, Drug Information and Monitoring System (DIMS), che consente di testare gratuitamente e anonimamente le sostanze illegali detenute usandone solo una piccola quantità. L’utilità e gli obiettivi del drug-checking riguardano sostanzialmente: un efficace sistema di allarme preventivo relativo alla presenza di sostanze dannose attivando campagne di allerta preventiva presso i servizi di salute pubblica e presso le persone. La prevenzione di abusi e riduzione di rischi offrendo ai consumatori informazioni individuali e personalizzate in base alla situazione anagrafica, di salute e al contesto. La conoscenza del mercato delle sostanze illegali e dei diversi stili di consumo. La possibilità di raggiungere tipologie di consumatori altrimenti escluse da ogni intervento informativo. Non da ultimo, la possibilità di influenzare ‘positivamente’ il mercato illecito, dal momento che, come dimostrano le evidenze raccolte dagli operatori, la sola diffusione di informazioni su sostanze adulterate e potenzialmente pericolose ne riduce il consumo e la diffusione attraverso il passaparola, isolando e smascherandone i trafficanti. Oggi, nonostante il drug-checking sia una procedura assolutamente legale se attuata secondo certe modalità e nonostante si sia esteso a oltre venti 20 paesi in Europa, Nord America, Australia, Nuova Zelanda, per fare solo alcuni esempi, in Italia questa pratica non è ancora presa in considerazione dalle istituzioni tra gli strumenti accreditati a livello nazionale. È però un tema su cui si dibatte, come dimostra il webinar nazionale ‘Drugchecking e riduzione del danno’ organizzato nel novembre del 2020 da AUSL Bologna e l’istituto delle scienze neurologiche, con interventi che hanno fatto riferimento a decine di articoli scientifici internazionali riguardo efficacia, costi, criticità e innovazioni lab57.indivia.net/2020/11/20/webinar-drugchecking-e-riduzione-del-danno-20-11-2020-intervento-del-lab57.  Una delle realtà presenti al webinar era il Lab57 di Bologna che ha partecipato con l’intervento dal titolo ‘Lab57 – Bologna: 20 anni di drug-checking tra esperienza e innovazione’ a cura di Massimo Lorenzani. Ed è proprio Lorenzani a raccontare alcuni passaggi fondamentali di questo lavoro di ricerca negli anni: “Nel 2011-2012 la ketamina che è un anestetico che era usato almeno da 10 anni tra le persone che usano sostanze, in quegli anni ne stava circolando meno e ne veniva spacciato un sostituto, cioè la metoxetamina. Abbiamo quindi diramato un’allerta perché con i reagenti che usavamo nel laboratorio di analisi, i colori risultavano strani e gli effetti riportati dalle persone che la usavano erano preoccupanti. Abbiamo spedito i campioni in Francia– spiega Lorenzani- a Medecin du Monde, di cui eravamo partner in quel periodo, che ha analizzato in laboratorio la sostanza. Le tabelle dimostrarono che si trattava di metoxetamina e da lì abbiamo fatto partire un’allerta sul nostro sito. Da lì a qualche mese il dipartimento antidroga, che allora era presieduto da Serpelloni, diramò a sua volta un’allerta. Purtroppo venimmo poi a sapere che avevano già analizzato altri campioni in Italia da otto mesi ma non avevano ritenuto opportuno diramare la notizia né ai sert e neppure, chiaramente, alle persone. Perché non c’era contatto tra i laboratori e la realtà dei consumatori. E questo è esattamente il lavoro che facciamo noi: quello di dare informazioni più precise possibili più adeguate riguardo alle sostanze che circolano, attraverso uno strumento che è legale”. Il lavoro che fa Lab57 è quindi diverso dal lavoro che fanno i servizi per le dipendenze o servizi a bassa soglia istituzionali, perché diversa è l’origine delle persone che animano questa rete: “si parla proprio di associazioni di P.U.D. (People who use Drugs ), ITAnPUD in Italia, https://itanpud.org/ prosegue Lorenzani- persone che usano sostanze con consapevolezza, cioè attraverso l’autoregolazione, sviluppando tante competenze, anche a livello scientifico, molto diverse e molto elevate. Si parla di grandi etnobotanici come Giorgio Samorini che ci hanno aiutato all’inizio e che hanno collaborato con noi o grandi sociologi come George Lapassade. Per non parlare di chimici, infermieri, psicologi, sociologi. Usando un approccio che può essere sintetizzato dal lavoro pionieristico di Norman Zinberg, il fenomeno ‘droga’ per noi non può essere un fenomeno univoco e non può essere letto in un modo in modo moralistico, usando lo stigma come fa spesso la politica per attuare campagne contro soprattutto le persone che usano sostanze mentre il narcotraffico prospera dall’altra parte. Questo approccio– conclude- considera che le sostanze che sono solo una parte del fenomeno; dopodiché c’è individuo con le con le sue peculiarità e le sue fragilità ma anche le sue competenze. E poi c’è il contesto che è molto importante perché riguarda l’ambiente che c’è intorno alla singola persona, l’aspettativa di consumo che c’è intorno e la socialità. Ma anche il contesto politico e la repressione. E tutto questo fa di questo fenomeno qualcosa di molto più complesso è molto più sfaccettato. E al laboratorio Lab57 siamo riusciti a valorizzare tutte le esperienza che vengono dall’incontro di tutte le professionalità, che sono state messe in gioco sia a livello volontario ma anche a livello professionale, attraverso decine di formazioni retribuite in tutta Italia ad altri servizi di riduzione del danno, per questo stiamo cercando da diversi anni altri canali di finanziamento pubblico, bandi europei e crowdfunding  per stabilizzare nel futuro il nostro progetto”.

2021-06-25T11:54:54+02:00