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Un’impronta digitale getta luce sul mistero della nascita della Luna

La luna nata dalla TerraROMA – La formazione della Luna è rimasta a lungo un mistero, ma nuovi studi danno sostegno alla “teoria dell’impatto gigante”, secondo la quale il nostro satellite si è formato dai detriti lasciati da una collisione tra la Terra primordiale e un corpo celeste delle dimensioni di Marte.
Per quasi 30 anni, la maggior parte degli astronomi ha concordato con questa spiegazione.
Anche se questo scenario ha un senso quando si guarda la dimensione della Luna e la fisica della sua orbita attorno alla Terra, le cose cominciano a complicarsi un po’ quando si confrontano le loro composizioni isotopiche, l’equivalente geologico “dell’impronta digitale” del DNA.
In particolare, la Terra e la Luna sono troppo simili.
La maggior parte dei modelli della teoria dell’impatto gigante dice, invece, che più del 60 percento della Luna dovrebbe essere composta dei materiali dell’altro corpo celeste, Theia (nella mitologia antica la madre di Selene, la dea della Luna).
Come si spiega allora questa somiglianaza?

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Per far luce su questo paradosso, un team di scienziati coordinati dalla ricercatrice italiana Alessandra Mastrobuono-Battisti, ha simulato al computer collisioni nel Sistema Solare primordiale tra 85-90 protopianeti, ognuno dei quali aveva fino al 10 per cento della massa della Terra, e 1.000 ai 2.000 corpi più piccoli, chiamati planetesimi.
E’ emerso così che Theia, in realtà, aveva una composizione molto simile alla Terra.
I due pianeti sarebbero quindi stati molto simili tra di loro a causa della loro distanza dal Sole, ovvero, si sono formati dallo stesso tipo di materiale orbitante proto-planetario.
(LEGGI ANCHE: Come è nata la Luna? Nascita, acqua e altri misteri lunari)

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Altre due ricerche pubblicate su Nature confermano la teoria, spiegando la differenza di materiali presenti su Luna e Terra, in particolare il tungsteno-182.
La collisione sarebbe stata talmente forte da aver causato una coltre nube di polveri metalliche, depositate in quantità diverse perché attratte in modo differente dai due campi gravitazionali di pianeta e satellite.