Obesità e istruzione trasmissibili ai figli

Obesità e istruzione trasmissibili ai figli

 

Recentemente sono state condotte due ricerche che hanno dimostrato la validità dell’ereditarietà dei caratteri anche in ambiti prima considerati al di fuori di essa. Secondo la prima, condotta dall’università di Copenaghen, pare che non siano solo le madri a dover fare attenzione alla propria dieta per evitare disturbi alimentari nel nascituro. Gli scienziati danesi, infatti, dopo aver esaminato il liquido seminale di 13 uomini magri e 10 obesi, hanno scoperto delle mutazioni strutturali in alcuni geni, che negli spermatozoi appartenenti a soggetti in sovrappeso porterebbero ad un aumento dell’appetito nei figli, e a conseguenti disturbi dell’alimentazione.
Roman Barrès, a capo della ricerca, ha riferito al riguardo: “Si dice generalmente che le future madri devono stare attente a non bere alcol ed evitare cibi grassi o trattati con sostanze inquinanti durante l’attesa, ma il nostro studio suggerisce che le stesse raccomandazioni dovrebbero essere seguite dagli uomini dal momento in cui pensano di diventare papà”. Sottolinea anche come questa ricerca sia un’ulteriore conferma di come gli spermatozoi trasportino informazioni relative anche alla salute del padre.
D’altro canto, sembra che l’istruzione della madre non influisca sulla prole solo dal punto di vista comportamentale e sociale, ma anche genetico. La ricerca della University of California di San Francisco, condotta su campioni di sangue del cordone di 54 bambini, ha infatti rilevato una corrispondenza fra l’istruzione delle madri e la lunghezza dei loro telomeri, molecole situate nelle parti terminali del Dna, preposte alla salvaguardia di quest’ultimo durante la divisione cellulare: nei neonati le cui madri erano senza diploma di scuola superiore sono risultati più corti in media del 5-6% rispetto ai figli di donne diplomate. Questo accorciamento dei telomeri, fenomeno solitamente legato all’età, aumenta il rischio di obesità, cancro e diabete. Era già stato accertato che abitudini come il fumo o l’utilizzo di farmaci contribuiscono a questa modifica del Dna del nascituro, ma a quanto pare, anche l’istruzione della madre influisce, seppur indirettamente, sulla salute del neonato.

Lorenzo Paciotti
Classe 3E – Liceo Classico “Galileo” di Firenze

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