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La Camera degli sposi di Mantegna, l’arte incontra la scienza

la-camera-degli-sposi-mantegna-2ROMA – La Camera degli Sposi, uno dei capolavori del pittore padovano Mantegna, torna ad essere oggetto di studio. Questa volta, però, non dal punto di vista artistico, ma medico.

La Camera degli sposi di Mantegna

La Camera degli sposi fu dipinto tra il 1465 e il 1474. E’ ritenuto da sempre un affresco complesso, con una ventina di personaggi e uno sfondo piuttosto dettagliato. Gli antropologi dell’Università di Torino hanno notato, però, un dettaglio piuttosto interessante. L’artista aveva raffigurato una patologia clinica che all’epoca non era conosciuta. Malattia che sarebbe stata descritta per la prima volta dal medico e naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi solo nel 1592. Cioè più di 80 anni dopo. Si tratta della neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) – anche detta malattia di Von Recklinghausen – e, nel dipinto, la manifesta una delle donne di servizio affetta da nanismo che compare nella seconda fila al centro del quadro.

La Camera degli sposi di Mantegna, lo studio scientifico

L’antropologa e paleopatologa Raffaella Bianucci e i colleghi, infatti, hanno riscontrato nella fantesca i sintomi di questa sindrome: cinque neuro-fibromi sul viso, un neuro-fibroma sul dorso della mano destra, almeno cinque macchie caffè-latte sulle guance e sul mento, svariati noduli di Lish nell’iride destra e sinistra, un marcata riduzione della statura sconfinante in un nanismo ipofisario. In questo modo, due discipline così complesse e apparentemente distanti sembrano aver trovato un sottile, ma forte, filo conduttore, come afferma anche la ricercatrice Bianucci “L’arte riveste un ruolo fondamentale nell’ambito della scienza medica. Le rappresentazioni artistiche permettono agli studenti di medicina di sviluppare in ambiente ‘protetto’ le proprie capacità di osservazione, descrizione e interpretazione che saranno loro necessarie nello svolgimento della professione”.

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