L’importanza delle fiabe per i bambini

ROMA – Le fiabe hanno qualcosa di magico: i bambini che le ascoltano volano con la fantasia in mondi fatati, si immergono in avventure con personaggi immaginari (come streghe, cavalieri, gnomi..) e sognano ad occhi aperti. Attraverso la narrazione, il bambino viene aiutato a sviluppare l’intelletto ed a prendere contatto con le sue emozioni. Le fiabe sono anche importanti strumenti educativi. Nel percorso di crescita ogni bambino ha bisogno di ricevere un’educazione morale, di sapere quali comportamenti siano corretti e quali meno. Le fiabe, nella loro struttura semplice e con la trattazione di problemi umani universali, sono adatte a trasmettere degli insegnamenti importanti che permettono ai piccoli di capire come ci si muove nel mondo. Inoltre i personaggi e gli eventi delle fiabe personificano i conflitti interiori e suggeriscono il modo di risolverli. Il bambino attraverso la figura del “cattivo”, come per esempio la matrigna, la strega, il drago, può permettersi di esprimere sentimenti aggressivi senza provare sensi di colpa.

Secondo Bettelheim, psichiatra e psicoanalista statunitense di origine austriaca, la preziosità di molte fiabe consiste nel messaggio che trasmettono: che la vita può essere affrontata con la fiducia di poter superare le sue difficoltà o di accettare un’eventuale sconfitta. Dunque raccontare fiabe non è per niente un’azione banale, anzi chi le narra ha una grossa responsabilità verso il bambino. È bene che le fiabe siano scelte con cura, perché non tutte sono adatte ad ogni bambino; è importante tener conto della fase evolutiva che i piccoli stanno attraversando e del messaggio che possono accogliere.

Le fiabe sono un genere narrativo antichissimo, millenario. Per alcuni studiosi sono addirittura la testimonianza degli antichi rituali di iniziazione alla vita adulta, presenti nella maggior parte delle società antiche. In quei tempi, come più recentemente nelle società tribali africane o asiatiche, i fanciulli pronti per diventare adulti erano condotti da soli in un luogo isolato, e sottoposti a prove di coraggio e sopravvivenza. Quando il giovane tornava a casa, dopo aver dimostrato di sapersela cavare da solo, era considerato un adulto: poteva cacciare con gli altri uomini, sposarsi, avere dei figli e formare una famiglia propria.

In molte fiabe questa “sottotraccia” è ben visibile: Pollicino che viene abbandonato nel bosco, Cappuccetto Rosso che deve attraversare il bosco da sola, la fuga nel bosco di Biancaneve. Infine moltissime fiabe si concludono con il ritorno a casa del protagonista che, superate le prove, può sposarsi, magari con la figlia del re o, nel caso delle principesse, sposano uno dei pretendenti alla loro mano.

Il fascino delle fiabe sta nelle situazioni che si ripetono, simili in racconti anche appartenenti a civiltà diverse e lontane. L’eroe protagonista è buono, all’inizio ingenuo seppur coraggioso, e deve affrontare delle prove; l’antagonista vuole ostacolarlo ad ogni costo ed è malvagio, sleale, capace di odio sconfinato. Il protagonista viene solitamente supportato da un aiutante (la madre/una fata/un vecchio saggio/un animale magico).
Il fatto che i ruoli siano così ben definiti aiuta i bambini: essi imparano che una persona buona, anche se sbaglia, impara dai propri errori e può averla vinta sugli ostacoli che la vita gli oppone. Imparano altresì che il cattivo viene punito per le sue malefatte, anche se all’inizio può sembrare favorito o vittorioso. La fiaba è la realizzazione del concetto che il Bene vince sul Male, che il coraggio e la lealtà pagano, mentre la malvagità e la scorrettezza non sortiscono alcuna vittoria.

Di frequente succede che il piccolo ascoltatore voglia sentire più e più volte una stessa fiaba ed è importante assecondare tale desiderio perché ogni narrazione contiene in termini simbolici e rappresentativi uno specifico messaggio, tratta un problema preciso che in un determinato momento dello sviluppo del bambino può coincidere proprio con quel conflitto o paura con i quali il fanciullo si sta confrontando e ascoltare ripetutamente lo schema seguito dall’eroe che ricerca e trova la soluzione gli serve e lo rassicura.
In ultimo non va dimenticato un aspetto importante della narrazione: la relazione genitore-figlio, la mamma e il papà che si fermano e si dedicano completamente al proprio bambino, diventando così condottieri privilegiati in un regno d’incanto.

Equipe IdO