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La Grande Barriera Corallina è morta, un solo colpevole l’uomo

ROMA – La Grande Barriera Corallina è morta. I suoi coralli hanno perso colore e molti degli organismi viventi che vi vivevano sono stati spazzati via dall’innalzamento delle temperature marine. Questo la terribile conclusione cui è giunta una ricerca resa nota, pochi giorni fa, dalla rivista Nature

La Grande Barriera Corallina è morta, ecosistema in bilico

Il pianeta Terra ha perso uno dei suoi patrimoni naturali più belli. La Grande La Grande Barriera Corallina australiana, praticamente, non c’è più. I suoi coralli hanno perso colore a causa di un improvviso surriscaldamento delle acque marine. Aumento calcolato, nel 2016, fino a 4 gradi. Per questo gli organismi viventi che vivono in quell’habitat sono morti togliendo ai coralli forma e colore. Per capire l’intensità del fenomeno bastano due dati: sbiancamento del 90% dei coralli e morte di più del 20%. Nella sola zona al Nord della grande “estensione” sono scomparsi i due terzi dei coralli.

La Grande Barriera Corallina è morta, unico colpevole l’uomo

Dietro il fenomeno del riscaldamento globale le attività inquinanti dell’uomo. Ma c’è molto di più. Il fenomeno è conosciuto da tempo ma tutti gli accordi e i tentativi per porvi un freno sono risultati vani. Restano ora in piedi gli Accordi di Parigi, ma quanti saranno i governi pronti a fare, nelle politiche inquinanti, un passo indietro? Basti pensare alle dichiarazioni su questi argomenti – più nucleare, più petrolio e meno green – del neo presidente Donald Trump.

Surriscaldamento degli oceani, il peggior episodio di sempre

“E’ stato il terzo maggior episodio che ha colpito la Grande Barriera dopo le più recenti ondate di calore del 1998 e del 2002. Ora ci stiamo attrezzando per studiare la potenziale numero ‘4’”, ha affermato Terry Hughes, professore a capo dell’Arc Centre of Excellence for Coral Reef Studies. “Il cambiamento climatico, ha spiegato ancora, non è una minaccia futura. E’ qualcosa che colpisce la Grande Barriera Corallina da 18 anni” si legge sul ‘New York Times’. Greenpeace Australia afferma che, riferendosi alla Barriera, il calore, la sta “cuocendo viva”. Se il pianeta perde in un sol colpo uno dei suoi ecosistemi naturali più belli e delicati l’Australia deve rinunciare ad uno dei suoi attrattori turistici più importanti. La Grande Barriera Corallina genera, infatti, un volume di affari di quasi 4 miliardi di dollari all’anno. A rischio, ora, anche lo status di patrimonio mondiale dell’Unesco, guadagnato nel 1981.