Al liceo Mamiani di Roma l'occupazione della discordia: studenti divisi

Al liceo Mamiani di Roma l’occupazione della discordia: studenti divisi

ROMA – “Siamo tutti antifascisti”, gridano in coro i ragazzi che da ieri pomeriggio hanno occupato il liceo classico Mamiani di Roma per rivolgere “un appello allo Stato, ai cittadini e a noi studenti che da anni chiediamo un cambiamento nella politica italiana”, come si legge nel comunicato che hanno diffuso.

Il dirigente scolastico Tiziana Sallusti, assieme al corpo docente e agli altri ragazzi, da questa mattina presidia il cancello di ingresso e, attraverso le grate, prova a parlare con i suoi studenti: “Siamo d’accordo con i principi che sostengono i ragazzi- commenta- ma non con il metodo: la scuola e’ di tutti, anche dei ragazzi che vogliono entrare e dei docenti che vogliono lavorare. Vogliamo fare lezione perche’ e’ con la cultura che vogliamo cambiare il Paese”.

Ma gli studenti del collettivo autorganizzato non vogliono sentire ragioni. Per loro questa e’ l’unica iniziativa possibile, l’unica in grado di attirare l’attenzione mediatica: “L’autogestione dello scorso anno e’ stata solo didattica alternativa istituzionale- raccontano- Questa e’ l’unica protesta che ci consente di far sentire la nostra voce”.

Intanto fuori dalla scuola i ragazzi restano in attesa di capire cosa fare. C’e’ chi vorrebbe entrare per partecipare all’occupazione perche’ “i cortei si sono sempre fatti e non hanno portato a niente”, e chi e’ in disaccordo con il gesto dei compagni: “È una protesta obsoleta- commenta Gabriele, che questa mattina avrebbe dovuto presentare il programma della sua lista studentesca- come me anche gli altri candidati non avranno la possibilita’ di esprimere democraticamente le proprie idee, questo va contro gli ideali di cui loro parlano”.

La preside, amareggiata, cerca di far ragionare i ragazzi, molti dei quali all’ultimo anno di studi. “Sono tutti bravi studenti, molto talentuosi, ma purtroppo saro’ costretta a prendere provvedimenti disciplinari”. Alle undici qualcosa si muove, i ragazzi fuori e dentro la scuola si siedono a terra. Franco Russo, filosofo ed ex deputato di Rifondazione Comunista, prende la parola. È uno degli ospiti invitati dai ragazzi per parlare di antirazzismo e rivoluzione, ma poco dopo aver iniziato una lezione sul ’68, viene interrotto.

Le forze dell’ordine, avvisate da alcuni genitori dei ragazzi, gli fanno notare che parlare pubblicamente davanti ad un gruppo di minori e’ vietato. Alla fine il cancello si apre, e un fiume di studenti entra nel cortile. “Sono tanti- commenta un ragazzo che rimane fuori-ma sono tutti piccoli, non sanno neanche cosa stanno facendo”.

La decisione di occupare, infatti, e’ stata presa ieri da un gruppo di 70 studenti, assieme ai collettivi delle altre scuole superiori di Roma. “Hanno agito nell’ombra- aggiunge un docente- se avessero avuto tutti dalla loro parte perche’ hanno aspettato che la scuola fosse vuota? Hanno preso una decisione che ricade su mille studenti”. Ma oltre i cancelli i ragazzi rispondono che “i cambiamenti non sono sempre democratici, e se avessimo aspettato la massa non ci sarebbe stata neanche l’Unita’ d’Italia”.

Verso mezzoggiorno la situazione si placa. Chi voleva entrare e’ dentro, ora sono in 300 a intonare cori di protesta, mentre fuori restano i dissidenti, delusi: “Andassero a Palazzo Chigi- commenta uno di loro- qui non ha senso protestare, e’ un gesto che penalizza tutti e non produce nessun cambiamento”. Mentre una docente ironizza: “Non sanno neanche dov’e’ l’Umbria, figuriamoci se sono consapevoli di quello che stanno dicendo”.

Intanto, a causa della protesta contro la discriminazione razziale, e’ stato spostato l’incontro sull’Europa con la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e testimone dei campi di concentramento nazisti. Venerdi’ la conferenza sara’ ospitata dal liceo Caetani, in viale Giuseppe Mazzini.