Università, la ricerca riparte in sicurezza al Sant'Anna di Pisa

Università, la ricerca riparte in sicurezza alla Sant’Anna di Pisa

Perata (coordinatore Plant Lab): "Ogni giorno perso è un vantaggio per i competitor"
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ROMA – La fase 2 alla Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna di Pisa è iniziata a pieno regime, anche in quei laboratori di ricerca dove è necessaria la presenza fisica.

“Per il nostro laboratorio era impossibile lavorare da casa- ha dichiarato Pierdomenico Perata, coordinatore del Plant Lab del Sant’Anna di Pisa- ma come per tutti i laboratori di scienze sperimentali, perché hanno bisogno di una strumentazione che a casa non c’è. Non è possibile fare esperimenti a casa, non sarebbe possibile garantire neanche le minime misure di sicurezza. Lavoriamo con sostanze chimiche pericolose, con solventi infiammabili, con strumentazioni costose e ingombranti che richiedono ambienti climatizzati con aria filtrata, condizioni difficile da avere in un domicilio privato. Ripartire quindi anche per non perdere competitività perché il settore della ricerca e dell’innovazione sono strategici e non si può stare fermi perché ogni giorno perso è un giorno di vantaggio per i nostri competitor; che o hanno già iniziato o non si sono mai fermati”.

Il modello da seguire è “stato quello di anticipare le linee guida che, alla fine, non sono neanche mai arrivate- ha continuato- durante il periodo di lockdown, fino al 4 maggio, abbiamo cercato di immaginare quali potessero essere le condizioni per tornare a lavorare in sicurezza”. “Abbiamo installato i pannelli in plexiglass e riposizionato le postazioni di lavoro limitando la vicinanza fra le persone- ha proseguito Perata- abbiamo riorganizzato la presenza in due turni di lavoro, dalle 7 alle 14 e dalle 14 alle 21, lavorando anche nei weekend se necessario. Abbiamo ordinato decine di migliaia di mascherine per avere una quantità sufficiente visto che, all’interno dell’ateneo, c’è l’obbligo di indossarle. Così facendo il 4 maggio siamo stati in grado non solo di rientrare, ma di rientrare a pieno regime. Con orari più lunghi, ma garantendo la sicurezza e la piena operatività del laboratorio”.

Un modus operandi che può essere copiato perché “è un modello che si può applicare ovunque, certo se si sta fermi non succede nulla, ma questo vale per ogni ambito. Se uno ha un ristorante e non si è mosso in tempo, difficilmente sarà potuto tornare operativo per il 4 maggio”. 

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