Il corpo come luogo della sofferenza adolescenziale

Tutti noi abbiamo un corpo; cresciamo, viviamo, comunichiamo e ci identifichiamo con l’immagine che lo specchio ci rimanda e che si riflette principalmente nel rapporto con gli altri.

Ed è proprio in adolescenza che avviene una trasformazione importante del corpo infantile in un corpo nuovo, adulto, alla ricerca di una specifica identità.
Il corpo diventa il luogo della ribellione, della protesta, del senso di onnipotenza, dell’emancipazione dalle figure genitoriali, dell’affermazione di Sé, ma anche del dolore, della solitudine, della non accettazione, del non sentirsi mai abbastanza.

Lo specchio rimanda i tratti del viso, la struttura del corpo, che via via si fa più decisa, ma sembra allo stesso tempo non esserci la possibilità di cambiamento. Possono quindi susseguirsi sentimenti inquietanti, angoscianti ed esaltanti allo stesso tempo, poiché l’adolescente sente il proprio corpo come estraneo, sconosciuto, ricco di potenzialità, ma anche carico di pericoli che non possono essere fermati o controllati.

Risulta dunque fondamentale integrare a livello psichico ed emotivo il nuovo corpo altrimenti il rischio è che si strutturino comportamenti difensivi che possono spaziare dai disturbi alimentari, ad agiti depressivi sino a comportamenti antisociali.
I disordini alimentari spesso rientrano in quel bisogno fisiologico ed emotivo di padroneggiare e avere un controllo rigoroso ed ossessivo sul corpo e le emozioni.
L’essere attraenti e conformi alle norme sociali di magrezza, diventa una condizione per essere accettati dal gruppo e per avere relazioni sociali, affettive e sessuali con i coetanei. Il perfezionismo sembra essere l’unica via per la definizione di Sé.

L’autolesionismo all’estremo opposto è un meccanismo più introverso di sopravvivenza, dove il dolore fisico diventa più sopportabile di quello psicologico. Tagliarsi e farsi del male assume quindi funzione anestetizzante rispetto ad un dolore più grande: il senso di inadeguatezza, la bassa autostima, le difficoltà e i conflitti in famiglia o a scuola. Situazioni di malessere o di frustrazione di fronte a cui ci si sente impotenti e sconfitti. Gli adolescenti sembrano così privilegiare le sensazioni alla relazione con l’altro, poiché quest’ultima è spesso fonte di una possibile frustrazione, che non si è pronti ad affrontare. La ferita crea un rifugio provvisorio che consente all’individuo di riprendere fiato: serve a scaricare una tensione, un’angoscia che non lascia più alcuna scelta, nessun’altra risorsa e di cui l’individuo deve potersi liberare.

Anton Valigt (autore) afferma: “É un periodo inconsapevole l’adolescenza. Ti attribuiscono amori umori rumori. Ti dicono “devi” “vedrai” “capirai”. In realtà non ti senti mai adolescente, sei il bambino che aspira alla maggiore età o l’adulto che vorrebbe ritrovare l’infanzia…Nessuno si sofferma sul periodo di mezzo della vita, quello in cui il bruco lotta per diventare farfalla. L’adolescenza sembra essere un periodo fantasma, occupato solo da un ingombrante soggetto: l’attesa. Eppure è il periodo che più lascia tracce nella nostra personalità. Dovremmo dare più importanza agli adolescenti, più valore, più rispetto. Sono loro le farfalle che riempiranno di colore il cielo del nostro futuro”

Lo sapevi che…

  • In uno studio del 2013 pubblicato sul Behaviuor Research and Therapy è stato chiesto a 50 soggetti di guardarsi allo specchio per 10 minuti. I ricercatori hanno rilevato che dopo un iniziale sentimento positivo e di piacevolezza, anche in chi è per natura ottimista e felice, se si guarda per più di 10 minuti allo specchio, entra pian piano in uno stato di ansia e tristezza. Col tempo si iniziano a vedere anche difetti che in realtà non esistono.
  • L’eziologia dell’anoressia maschile è poco chiara e la diagnosi non sempre immediata ma sempre più frequente. I ragazzi arrivano ai servizi sanitari con alterazioni fisiche più gravi rispetto alle donne, riportano soprattutto complicanze cardiache e atrofie corticali causate da una condizione di malnutrizione.
  • L’ortoressia, la bigoressia e la drunkoressia sono considerati come le nuove forme dei disturbi del comportamento alimentare.
  • Nei secoli passati, e ancora oggi nelle società tribali a tradizione orale, i momenti di passaggio da una fase della vita a quella successiva sono ritualizzati e contenuti all’interno di una cornice culturale e sociale che attribuisce loro un significato condiviso; nella nostra società attuale si rafforza la tendenza all’individualità o alla completa omologazione di massa.

Dubbi e domande…

Dada, 14 anni
Perchè le persone usano il cutting? Come aiutarli?…
Leonardo, 15 anni
Ho la sensazione di “appartenere” a un corpo sovrappeso o obeso…


Nel film “Blue my mind” vengono descritti i burrascosi vissuti adolescenziali…

Autore: L'èquipe degli esperti
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