Giovani e adulti, durante la quarantena il rapporto è cambiato

Giovani e adulti, durante la quarantena il rapporto è cambiato

I grandi e i ragazzi si sono trovati per certi aspetti su un piano paritario rispetto all’emergenza, nella condivisione dello stesso senso di responsabilità
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ROMA – L’intensa lettera aperta pubblicata su La Repubblica dal dott. Matteo Lancini – psicologo psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano e docente all’università “Bicocca” – è indirizzata ai ragazzi più giovani, costretti come tutti alle misure anti-contagio imposte dal governo. La riflessione prende spunto dall’accusa che è stata mossa ai giovani di essere irresponsabili, di non preoccuparsi della vita degli altri, degli anziani, dei nonni, laddove lo psicologo ne sottolinea invece il grande merito e senso di responsabilità dimostrato fin dall’inizio della pandemia. In effetti, ciò che è emerso durante questi mesi di lockdown è stata una nuova immagine degli adolescenti, un aspetto di resistenza e di resilienza che li ha aiutati ad affrontare in modo molto dignitoso l’emergenza.

Adulti e giovani sullo stesso piano

Durante la quarantena, il rapporto tra il mondo giovanile e mondo adulto è sembrato in parte cambiato. Adulti e ragazzi si sono trovati per certi aspetti su un piano paritario rispetto all’emergenza, nella condivisione delle stesse angosce e dello stesso senso di responsabilità per farvi fronte; d’altra parte i ragazzi, più di molti adulti, hanno saputo sfruttare al meglio le risorse di cui già erano portatori. Adolescenti che hanno rispettato le regole forse più di molti adulti, che si sono auto gestiti nell’organizzazione dello studio, che hanno aiutato i loro professori nell’uso di piattaforme in cui navigano con maggiore facilità di qualunque altro adulto. Adolescenti che sono rimasti in casa e in casa si sono resi utili, con i genitori o i fratelli, nel cucinare, tagliare il prato, organizzare il tempo libero. Adolescenti che hanno cantato dai balconi, organizzato flash mob, creato contenuti digitali e condivisi in rete per superare la distanza. Adolescenti che hanno insegnato agli adulti come restare vicini attraverso le piattaforme che quotidianamente navigano.

Adulti e giovani, non una differenza di maturità

Se quindi ad inizio pandemia venivano additati come quelli che “non rispettavano le regole” o “non si interessavano degli anziani”, ad oggi sembrano aver manifestato una maturità ed un rispetto che forse non ci si aspettava. Eppure per loro l’isolamento sociale è stato forse più traumatico che per tutte le altre generazioni. Proprio nel momento in cui la differenziazione e lo svincolo dalle famiglie d’origine sembra essere la sfida più complessa da affrontare, è subentrato un decreto che dall’alto ha rimesso in discussione tutto questo, costringendoli ad una regressione ed un’inversione dei normali compiti di sviluppo. Nello stesso modo, proprio in un momento in cui il gruppo dei pari e la scuola si caratterizzano come luoghi di costruzione e sperimentazione della personalità e dell’identità degli adolescenti, tutto ciò è venuto meno e si sono ritrovati da soli a fare i conti con se stessi. Non stupisce se molti ragazzi abbiano vissuto con noia ed apatia questi giorni di quarantena, ritirandosi dalla didattica a distanza e richiudendosi nelle loro camerette, con il cellulare o i videogiochi. Nello stesso momento, chi prima della pandemia aveva difficoltà sociali e relazionali, ha iniziato a sentirsi meglio, ad essere compreso e legittimato nel suo bisogno di restare isolato. Alcuni hanno scoperto risorse, la creatività è stata una valida alternativa alla noia, qualcuno ha imparato a fare qualcosa di nuovo (come suonare uno strumento, scrivere, cucinare), altri hanno spolverato vecchi talenti, altri ancora hanno scoperto passioni che non pensavano di avere. In generale neppure la pandemia sembra aver arrestato quel modo propulsivo di stare al mondo così insito nella voglia di futuro di cui sono portatori. Tuttavia, probabilmente le conseguenze a lungo termine di quello che possiamo definire a tutti gli effetti un trauma, si vedranno forse solo in seguito.

Allo stato attuale molti ragazzi fanno fatica a studiare, a riprendere i contatti con l’esterno, per molti di loro quello che inizialmente era una condizione forzata di isolamento è diventato un luogo sicuro difficile da abbandonare. A questi adolescenti, resi fragili e vulnerabili soprattutto dagli errori del mondo adulto, si rivolge la riflessione del Dott. Lancini, chiedendo loro di aiutare gli adulti a capire di cosa abbiano realmente bisogno: «dateci consigli su come migliorare la scuola e su come costruire una società meno individualista e meno dipendente da internet. Insieme possiamo farcela a consegnarvi un futuro ambientale e relazionale migliore di quello presente», conclude lo psicologo. Ed è proprio dal mondo degli adulti, che ci si aspetta essere coerenti e consapevoli, che questi ragazzi dovrebbero sentirsi adesso indirizzati e protetti e a cui possono rivolgersi per trovare le risorse necessarie ad andare avanti ed affrontare le nuove sfide che verranno. Bisognerà dedicare loro tempo e ascolto e guidarli con pazienza verso un nuovo adattamento, che prima di tutto dovrebbe passare dal riconoscimento della difficoltà ma anche delle infinite risorse che proprio i giovani sono riusciti a mettere in campo.

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