Fake news: come comunicare con chi condivide notizie false?

VIDEO | Fake news: come comunicare con chi condivide notizie false?

Affrontiamo il tema insieme al noto debunker Paolo Attivissimo
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ROMA – Nella seconda puntata di questo approfondimento sulle fake news insieme al noto debunker Paolo Attivissimo affrontiamo il tema del confronto online. Il primo grande ostacolo è rappresentato dalla scomparsa dei fatti che, molto spesso, lasciano il posto alle opinioni. In pratica se non ci sono più dati oggettivi, non possiamo più fidarci di alcuni assunti allora rischiamo di veder scomparire quei basi in comune su cui iniziare una discussione costruttiva.

Pensate ai terrapiattisti, da dove iniziereste una discussione? Non è un caso se nel 2016 l’Oxford dictionary ha scelto post truth, post verità, come parola dell’anno, proprio perché già allora si delineava questa situazione in cui pian piano stavano scomparendo le verità oggettive lasciando il posto alle verità soggettive, quelle che più rispecchiano il mio modo di vedere le cose. Una tendenza sempre più in voga in una società in cui una massa imponente di utenti produce una quantità enorme di contenuti.

“È molto facile trovarsi in una situazione in cui pensiamo che il nostro interlocutore abbia gli stessi talenti, le stesse risorse logiche culturali nostre e quindi è facile sopravvalutarlo- sottolinea Attivissimo- Mi spiego molto spesso capita di incontrare sui social network delle persone che hanno una origine culturale o dei preconcetti o delle abitudini completamente diverse dalle nostre, il risultato è che tendiamo a presumere che queste persone usino la razionalità allo stesso modo in cui lo facciamo noi. Non è sempre così.  Allora in casi come questi è importante cercare di trovare il canale e il livello giusto di comunicazione. C’è una una collega che fa debunking in campo climatologico che ha questo approccio: cerchiamo di trovare un terreno comune, c’è qualche cosa su cui noi due interlocutori siamo d’accordo? Se c’è cominciamo a costruire su quello, spesso quindi si tratta di trovare questo terreno comune e di trovare anche il livello di comunicazione corretto. È inutile sommergere di dati una persona che in realtà non sta rispondendo o reagendo sulla base del raziocinio, ma perché ha una situazione emotiva alle spalle. Ricordiamoci che il successo delle fake news è sempre legato al loro impatto emotivo sulla nostra vita quindi anche qui un altro consiglio è quello di trovare qual è la chiave emotiva. Perché una persona crede che la terra sia piatta o che la xylella sia un mito o che le torri gemelle sono state demolite da un complotto segreto della CIA. In realtà non è tanto la questione specifica che dobbiamo esplorare- conclude- ma come mai quella persona è arrivata a quella visione del mondo. Se riusciamo a capire qual è l’emozione che c’è dietro allora abbiamo la chiave per cominciare a comunicare”. 

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