Cyberbullismo ed hate speech: l’Intelligenza artificiale al servizio della scuola

Cyberbullismo ed hate speech: l’Intelligenza artificiale al servizio della scuola

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Non c’è solo l’emergenza Covid-19 tra le sfide presenti e future che il mondo della scuola – e dell’istruzione più in generale – si trova a dover affrontare. Se la scuola è, soprattutto, baluardo di partecipazione e inclusione in una società che tende sempre di più a tenere le persone separate e distanti, anche attraverso l’uso massivo e indiscriminato delle nuove tecnologie, occorre che docenti, educatori, formatori e genitori restino sempre vigili rispetto alle derive comportamentali che colpiscono i nostri giovani con gli stessi effetti di una pandemia. Bullismo, cyberbullismo ed hate speech (linguaggio d’odio) stanno avendo un impatto devastante sulla crescita dei nostri ragazzi e le recenti statistiche evidenziano un fenomeno che è sempre più diffuso e invasivo. 

Il 61% dei giovani, infatti, ha confessato di aver subito fenomeni di bullismo o di cyberbullismo nel 2020 e il 68% di esserne stato testimone. I dati sono stati forniti dall’Osservatorio Indifesa 2020 di Terre des hommes e Scuolazoo. Ancora più drammatico è il fatto che sei adolescenti su dieci si dichiarano “non al sicuro” durante la navigazione in “rete” e poi c’è il dramma sociale della solitudine che colpisce ben il 93% degli adolescenti. Sono dati che devono far riflettere e che impongono azioni immediate soprattutto per regolamentare l’uso dei social media da parte dei ragazzi perché è lì che emergono e si diffondono fenomeni devianti come il cyberbullismo e l’hate speech, con 6 adolescenti su 10 connessi, in media, più di 5 ore al giorno e con un ragazzo su 5 che si dichiara “sempre connesso”. 

Ma un aiuto nella partita che si sta giocando per sconfiggere le “derive del web” potrebbe arrivare proprio dai grandi Social. Facebook, in particolare, ha rivelato la sua strategia di contrasto al linguaggio d’odio puntando sull’intelligenza artificiale e sui passi avanti compiuti rispetto alla selezione dei contenuti. L’AI (Artificial Intelligence), infatti, è ora in grado di individuare e rimuovere in maniera automatica fino al 97% di contenuti violenti e contenenti linguaggio d’odio ancor prima della segnalazione degli utenti. Gli algoritmi creati da Facebook hanno raggiunto oggi livelli impensabili fino a qualche anno fa e hanno acquisito la capacità di imparare ed adattarsi. Nel 2017 la performance dell’intelligenza artificiale contro i contenuti d’odio si attestava al 24%, alla fine del 2019 raggiungeva già l’80,5%, sei mesi fa era al 94%, fino ad arrivare alla cifra di oggi del 97%. E l’intelligenza artificiale sta imparando sempre di più ad intervenire in maniera selettiva anche contro fenomeni come molestie e cyberbullismo: nel terzo trimestre 2020 la sua efficacia era al 26%, mentre in quello successivo è salita al 49%. Su Instagram, invece, ha dimostrato di essere ancora più efficace, passando (nello stesso periodo preso in esame) dal 55% all’80%. Facebook, inoltre, ha comunicato di essere riuscita a rimuovere in un intero semestre 49 milioni di contenuti di incitamento all’odio. 

Le nuove abilità dell’AI, dunque, potrebbero essere una delle soluzioni più efficaci per ridurre drasticamente – se non eliminare del tutto – i contenuti d’odio dalla “rete”, ma da sole non bastano. Non possiamo, infatti, relegare solo alla tecnologia la soluzione alle derive dei nostri comportamenti. Dobbiamo necessariamente intervenire su noi stessi e sulle nuove generazioni, dal punto di vista educativo e formativo. Un compito delicato che ricade sul mondo dell’istruzione e sui suoi protagonisti: docenti, educatori, formatori e genitori. Solo una “sana” ed efficace alleanza tra tutte le istituzioni e gli attori coinvolti potrà, alla fine, rendere il web un mondo migliore, per tutti noi e soprattutto per i nostri figli.


Anna Paola Sabatini
Direttore Ufficio Scolastico Regionale per il Molise
Docente Educazione degli adulti – UniLUMSA, Roma




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Autore: Redazione Diregiovani
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