La voce delle neodiplomate alla Scuola Normale di Pisa è la voce di tutti quei giovani che vogliono cambiare un sistema

Un invito al cambiamento in un discorso di 15 minuti. Un attacco a chi sposa la logica del profitto tra competitività, disparità di genere e assenza dal dibattito pubblico

La Scuola Normale Superiore di Pisa è certezza di eccellenza universitaria, farne parte è prestigio e privilegio. Fino a qualche giorno fa però a fare il giro del mondo sono stati studi, ricerche e traguardi accademici, poi – era il 9 luglio – tre neodiplomate hanno acceso i riflettori sull’inadeguatezza di un sistema che segue la logica del profitto, punta a una insana competitività, rinuncia a una presa di posizione nel dibattito pubblico ed è evidentemente sbilanciato sulle questioni di genere.
Virginia Magnaghi, Valeria Spacciante e Virginia Grossi sono le rappresentanti delle allieve e degli allievi della Classe di Lettere. Le ‘Dottoresse’ per quindici intensissimi minuti hanno parlato dell’università, mostrandone la ‘retorica dell’eccellenza’ e dando voce a chi questo mondo accademico lo vive in prima in persona: gli studenti.
 
Sappiamo che le nostre sono parole dure, ma dare a questo momento di celebrazione la giusta serietà significa anche e soprattutto esercitare con consapevolezza lo spirito di analisi e critica che abbiamo imparato in questi anni”.
 
Il loro è un discorso ‘politico’ che rappresenta un vissuto e un modo di sentire che deve essere ascoltato. La denuncia passata dalle voci delle tre neodiplomate è argomentata con numeri e percentuali ma punta il dito anche sui danni psicologici che competitività e alto rendimento provocano sugli studenti.
 
“Un’università in cui lo sfruttamento della forza lavoro si esprime attraverso la precarizzazione sistemica e crescente, in cui le disuguaglianze sono inasprite da un sistema concorrenziale che premia i più forti e punisce i più deboli aumentando i divari sociali e territoriali”.
 
“Vorremmo che la Scuola Normale – proseguono le neodiplomate – in quanto istituzione, corpo docente, comunità, prestasse più attenzione alla disparità tra uomini e donne all’accesso all’accademia universitaria. Borse di dottorato e assegni di ricerca sono equamente distribuiti, così non è per le cattedre di seconda fascia, ricoperte da donne nel 39% dei casi e di prima fascia nel 25% dei casi”. 
“Vorremmo – continuano le dottoresse – che la Scuola Normale prestasse più attenzione alla disparità tra uomini e donne nell’accesso alla carriera universitaria. Su 13 membri del Senato Accademico, solo tre sono donne, su 10 ordinari nella classe Lettere, c’è una sola donna, su 24 diplomati siamo solo 8 donne. I docenti della Normale non combattono abbastanza. I ritmi della ricerca odierna sono incompatibili con la volontà di avere una famiglia e il lavoro di cura ricade quasi interamente sulle donne. Vi invitiamo a interrogarvi quando alle ammissioni fate entrare numeri sproporzionati tra uomini e donne”. 
 
“Ma quale eccellenza tra queste macerie? Che valore ha la retorica dell’eccellenza se fuori da questa cattedrale nel deserto ci aspetta il contesto desolante che abbiamo descritto?”.

ECCO IL DISCORSO DELLE TRE NEODIPLOMATE ALLA NORMALE DI PISA

LE RISPOSTE DEL DIRETTORE DELLA SCUOLA NORMALE DI PISA LUIGI D’AMBROSIO

Sulla disparità di genere e sulle attenzioni da prestare a quello femminile nei concorsi di ammissione, il Direttore Luigi D’Ambrosio ha spiegato: “A livello normativo la legge italiana non consente a una istituzione accademica nei bandi di concorso di fare differenziazioni in base al genere di appartenenza. In altri paesi è possibile destinare una quota parte dei posti a ‘categorie’ in quel determinato momento ritenute svantaggiate, a livello sociale, economico, di genere. Questa considerazione naturalmente non deve esimerci dal praticare politiche attive volte a superare la disparità di genere, particolarmente alta per le discipline STEM alcune delle quali presenti alla Normale. Tra le politiche attive vorrei citare quelle praticate nei nostri corsi di orientamento, nei quali la partecipazione femminile è, a valle di una rigorosa selezione, in genere maggioritaria. All’interno di questi corsi cerchiamo e cercheremo sempre di più di incoraggiare la partecipazione di studentesse al nostro concorso di ammissione”.
 
Sul personale docente Ambrosio ha precisato invece che “Nell’ultimo biennio sono state assegnate tre cattedre di professore associato nei settori Astrofisica, Museologia, Paleografia a studiose già ricercatrici della Scuola ed è stata assunta come professore ordinario una docente di Filosofia Politica. Avremo inoltre, a partire dal prossimo anno accademico, sempre tra i docenti ordinari, due nuove professoresse, in Archeologia e Informatica”.
“Tra i vari interventi messi in campo dalla Scuola – ha aggiunto il Direttore – c’è la recente costituzione di un gruppo di lavoro per la stesura del Gender Equality Plan e delle linee guida sulla parità di genere cui attenersi nell’organizzazione di eventi e convegni scientifici”.
2021-07-27T14:17:53+02:00