Il calo della copertura vaccinale in alcune fasce della popolazione, la ripresa dei viaggi dopo la pandemia, la maggiore mobilità migratoria dalle zone in cui la malattia è ancora endemica, il cambiamento climatico e le cattive condizioni igienico-sanitarie. Tutti questi fattori propiziano la diffusione di una malattia che i media anglosassoni hanno prontamente ribattezzato “killer bug” ovvero “insetto killer”.
Tecnicamente però non si tratta di un insetto quanto di un batterio. Ma la rapidità con cui si sta diffondendo ha spinto i media anglofoni a usare l’immagine dell’insetto. Le più colpite appaiono proprio le mete più gettonate dal turismo internazionale: Spagna, Grecia, Italia e Croazia. I focolai non sono ancora estesi. Ma è alta la soglia dell’allerta.

Nelle fasi iniziali infatti l’infezione può passare inosservata. Uno dei motivi principali per cui la malattia si sta diffondendo, come detto, è legato a doppio filo al calo della copertura vaccinale in alcune fasce della popolazione, soprattutto nei Paesi dove il richiamo negli adulti spesso viene dimenticato ad anni di distanza dalla vaccinazione nell’infanzia.
Come riconoscere l'”insetto killer” che si sta diffondendo nelle mete turistiche
Quest’anno c’è un allarme sanitario che si sta facendo sempre più preoccupante. È legato al ritorno della difterite. Si tratta di una malattia infettiva potenzialmente letale, trasmessa da un batterio in circolazione in diverse destinazioni turistiche. Soltanto nei primi mesi del 2025 si sono registrati 13 nuovi casi di difterite nel continente europeo.
Cifre ancora limitate ma già sufficienti ad allertare se paragonate ai numeri tra 2009 e 2020, quando la media annua si aggirava intorno ai 21 casi. Nel 2022 si registrarono ad esempio più di 320 infezioni, segnale che la malattia non è per nulla scomparsa. La difterite è particolarmente insidiosa anche perché è facile confonderne i sintomi iniziali con un comune mal di gola.

Nel giro di pochi giorni però le cose possono peggiorare in maniera drastica. Vanno monitorati segnali come la presenza di placche bianco-grigiastre nella gola, sulle tonsille, nel naso o sulla lingua. Le placche possono formare una pellicola spessa che ostacola la deglutizione o il respiro. Attenzione anche alla febbre alta e alla sensazione generale di malessere.
Altri sintomi sono un gonfiore al collo spesso molto evidente, al punto da essere chiamato “collo da toro”, un persistente mal di gola associato al dolore quando si deglutisce. Nei casi più gravi si presentano anche difficoltà respiratorie. Un altro sintomo della difterite è la comparsa di ulcere cutanee, specialmente su piedi, gambe e mani, che si possono infettare e peggiorare rapidamente.
Nei casi più avanzati si possono avere infezioni sistemiche, con complicazioni al cuore e al sistema nervoso. I sintomi possono apparire da 2 a 5 giorni dopo il contagio. Chi al ritorno da un viaggio o da una vacanza presenta sintomi compatibili con la difterite farà bene a rivolgersi al proprio medico o al pronto soccorso. La difterite si tratta con antibiotici specifici o in alcuni casi con antitossina difterica. È previsto anche l’isolamento, in modo da ridurre il rischio di trasmissione della malattia.
