Non si è fatto mancare davvero nulla, il roccioso tecnico di Certaldo, nel corso di una carriera che, pur essendo tutt’altro che finita, ha già scritto una quantità di capitoli che la metà sarebbe bastata.
Esponente rivoluzionario di un gioco che, nelle categorie inferiori del calcio professionistico, nessuno aveva mai visto esprimere in quel modo (anche perché impreziosito da grandi risultati), l’allenatore toscano ha fatto la sua gavetta prima di approdare al grande calcio. Ai palcoscenici più prestigiosi. Quelli ad esempio calcati con la sua prima Roma in Champions League, dove si ricordano leggendarie imprese su campi europei quasi inviolabili (la ‘Gerland‘ di Lione e il ‘Bernabeu‘ di Madrid, tanto per citarne un paio).

In entrambe le occasioni, così come nella splendida cavalcata del 2007/08, quella che portò la Roma a sfiorare uno Scudetto poi vinto dall’Inter di Roberto Mancini e Zlatan Ibrahimovic, e come nella stagione 2016/17 – quella del record societario di punti, 87, e di gol fatti, ben 90 in campionato – grande protagonista fu un certo Francesco Totti. La bandiera del club. Il giocatore più forte nella storia della Roma nonché quello largamente più amato dal caldo pubblico romanista.
Il fuoriclasse di Porta Metronia appese gli scarpini al chiodo, con oltre 40 primavere sulle spalle, proprio al termine della citata stagione dei record, ‘macchiata’ – nel pensiero ancora attuale di tanti tifosi – da una gestione davvero particolare del Capitano.
Spalletti-Totti, parla Nainggolan: ecco la verità
Spesso relegato in panchina soprattutto nel girone di ritorno, fatto entrare in campo talvolta per pochi minuti (pur risultando spesso decisivo come nella doppietta contro il Torino, realizzata tra l’89esimo e il 92esimo dopo esser entrato in campo a 5′ dalla fine), la leggenda giallorossa si lasciò davvero male col tecnico toscano. Che a fine anno decise addirittura di interrompere il suo rapporto con la Roma dopo le feroci critiche portate anche dalla stampa sul suo operato.

I due protagonisti di uno scontro che divise – non a metà, vista la netta predilezione dei tifosi per il loro simbolo – la piazza capitolina, si sono recentemente rappacificati in occasione di un incontro, condito perfino da un abbraccio, avvenuto durante una visita benefica all’Ospedale Bambino Gesù di Roma.
Nonostante il forse tardivo chiarimento tra i due, resta ancora viva la curiosità nel capire cosa sia effettivamente accaduto e soprattutto, nell’ottica di soddisfare un bisogno quasi morboso di prendere una posizione per l’uno o per l’altro, comprendere chi avesse ragione tra Totti e Spalletti.
A tentar di dipanare la questione ci ha provato Radja Nainggolan, grande amico del Capitano ma anche fidato scudiero dell’allenatore nei suoi anni d’oro alla Roma. Intervenuto nel podcast di ‘Fantalab’, il belga ha detto la sua. Come sempre senza troppi peli sulla lingua.
“Non c’era una vera e propria lite, se mi metto in posizione neutra capisco entrambe le posizioni. Ma il modo in cui lo utilizzava era un po’ irrispettoso, Totti era uno che giocava per passione, scherzava sempre. Ma noi dovevamo pensare al bene della squadra“, le parole del Ninja.
