Quando si tratta di igiene domestica si tende a dare tutto per scontato. Se non fosse che, per dirla con Arthur Conan Doyle, «non abbiamo il diritto di prendere nulla per scontato». E mai frase fu più vera se pensiamo al vero e proprio ginepraio di sigle chimiche e profumi seducenti al cui interno è facile che possano annidarsi sgradite sorprese. In questo caso parliamo di sostanze chimiche potenzialmente nocive per la nostra salute.
Si tratta di un rischio concreto che è bene non sottovalutare. È il caso di alcuni detersivi che malgrado le indicazioni rassicuranti contengono conservanti molto diffusi anche nei prodotti per la pulizia e la cura della persona. Il nome di queste sostanze è sostanzialmente sconosciuto al grande pubblico. Ma da tempo sono finite nel mirino degli esperti della comunità scientifica e delle autorità sanitarie.

Queste composti sono presenti in un’ampia gamma di formulazioni che spaziano dai detersivi per il bucato ai saponi per le mani, dagli ammorbidenti agli shampoo. Si tratta di sostanze che grazie alla loro efficace funzione antimicrobica hanno una indubbia utilità nella prevenzione di batteri, muffe e funghi. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: la loro capacità sensibilizzante, perlopiù a carico della nostra pelle.
Attenzione a queste sostanze molto diffuse nei detersivi (e non solo)
Mai sentito parlare di isotiazolinoni? Proprio così si chiamano questi conservanti al centro di un serrato dibattito sanitario, malgrado siano regolati a livello europeo. La ragione del contendere è semplice: gli effetti anche gravi che questi composti estremamente diffusi possono avere sui soggetti sensibili. Diversi studi e casi clinici sono lì a documentarlo
I risultati di una recente indagine su centinaia di prodotti immessi in commercio confermano che oltre la metà dei detersivi esaminati conteneva almeno un isotiazolinone, con una significativa prevalenza nei detersivi liquidi e negli ammorbidenti. Molto spesso nei detersivi si trova ad esempio la sigla Kathon CG.

Kathon CG in realtà è una miscela formata da MIT e CMIT, due isotiazolinoni usati in combinazione in prodotti cosmetici, detergenti, detersivi e vernici. Il problema è che queste molecole sono molto reattive, soprattutto quando entrano in contatto con la pelle. Non per nulla sono in aumento i casi di dermatite da contatto dovuti a prodotti contenenti isotiazolinoni.
Gli effetti indesiderati vanno dalle eruzioni leggere (prurito o rossori) fino a reazioni più gravi e persistenti in persone sensibili o già allergiche. Il rischio maggiore è la possibile persistenza di tracce di isotiazolinoni sui tessuti anche dopo il lavaggio. Alcuni studi apparsi su riviste specializzate mostrano che non sempre un solo ciclo basta a eliminare completamente i residui di questi composti.
Il Regolamento Ue 2024/197 ha fissato nuovi limiti di concentrazione per il BIT ovvero Benzisothiazolinone, un altro conservante della stessa famiglia delle isotiazolinoni. Da settembre 2025 la soglia di BIT è stata abbassata da 0,05% a 0,036%. Il composto infatti è stato classificato come sensibilizzante cutaneo di categoria 1A, cioè potenzialmente molto pericoloso anche se presente in dosi ridotte.
