Lo stipendio è sicuramente da favola: più di 70.000 euro al mese. E anche il numero di giornate lavorative richieste è senz’altro allettante. Poco più di 100 giorni di lavoro all’anno. Senza contare la possibilità di viaggiare per mesi e una carriera che può decollare anche in giovane età. Ovviamente non stiamo parlando del Paese dei Balocchi.
Si tratta di una professione che permette di guadagnare molto e concede lunghi periodi di riposo (più di 250 giorni liberi) ma che allo stesso tempo richiede grandi sforzi sul piano fisico e su quello mentale. Un impegno che non tutti sono in grado di profondere, soprattutto in un contesto decisamente particolare.

Ci riferiamo alle piattaforme petrolifere sul Mare del Nord, un ambiente che sicuramente dall’esterno si presenta come estremamente duro, ai limiti del proibitivo. Ma che per molti giovani può diventare una straordinaria opportunità di crescere sul piano umano e professionale.
70.000 euro di stipendio per 100 giorni di lavoro, ma il lavoro non per tutti
A raccontare la giornata di chi lavora “offshore” sulle piattaforme petrolifere è la 29enne Amalie Lundstad sul suo profilo Instagram @amalielundstad (molto seguito). Tecnico di processo e area manager su una piattaforma al largo di Bergen, Amalie mostra sui social la sua vita fatta di grandi responsabilità e turni intensi, ma anche di stipendi molto alti e lunghe pause a terra dal lavoro.
Inutile dire che stiamo parlando di un lavoro molto faticoso e dove, malgrado la sicurezza sempre messa al primo posto, il rischio è una variabile che non può mai essere totalmente azzerata. Il sistema dei turni è piuttosto semplice: si lavora due settimane in piattaforma seguite da due settimane a terra. Un meccanismo che su base annua si traduce in più di 250 giorni liberi.
Visualizza questo post su Instagram
A fare la differenza, sul piano dello stipendio, sono le indennità di turno, i compensi notturni e più di tutto le maggiorazioni per la permanenza offshore. A conti fatti lo stipendio annuale può arrivare a 1 milione di corone norvegesi, circa 850 mila euro al cambio attuale. Al mese fanno poco meno di 71.000 euro. Senza troppi giri di parole, Amalie lo definisce un lavoro che “ti apre il mondo”.
Naturalmente non è un lavoro per tutti. Non solo per le competenze specifiche richieste (ingegneria, meccanica, chimica, gestione degli impianti, addestramento, corsi sulla sicurezza, ecc.) ma proprio per la vita sulla piattaforma. Si vive per due settimane lontano da casa, senza possibilità di uscire o di cambiare ambiente. Senza contare la possibilità che il maltempo costringa a rimanere in mare anche più a lungo.
Lavorare su una piattaforma petrolifera esige disciplina e capacità di adattamento. Doti che non tutti possiedono. È per questo che malgrado i lunghi periodi di pausa e l’ottimo stipendio il settore fatica a trovare candidati. È la stessa Amalie nei suoi video a sintetizzare in una frase questo paradosso: “Non è un lavoro impossibile, ma devi volerlo davvero”.

