Sono passati 8 mesi esatti. 240 giorni mal contati da un esonero che probabilmente brucia ancora. Il primo salto in un top club di Thiago Motta – da tutti accreditato di essere tra i giovani allenatori più promettenti del panorama calcistico europeo – si è chiuso con un fallimento che gli eventi successivi avrebbero in realtà ‘pulito’ di alcuni giudizi eccessivamente critici.

A giudicare dal percorso fatto dal successore Igor Tudor – licenziato dopo 8 giornate dell’attuale campionato dopo esser subentrato all’ex mister del Bologna lo scorso 23 marzo – e dalle prime crepe della gestione Luciano Spalletti (tre i pareggi consecutivi, su quattro gare dirette in panchina, del tecnico toscano nella sua nuova veste bianconera) forse Thiago Motta non può esser considerato l’unico colpevole del fallimento del progetto Juve.
Al di là delle recriminazioni, dei rimpianti, del clamoroso sfogo che il mister oriundo espresse attraverso la celebre intervista rilasciata in esclusiva a Valter Veltroni poco dopo il suo esonero, resta la voglia di tornare in pista il prima possibile. Di riprendersi il ruolo in quel grande palcoscenico che lo aveva visto artefice del miracolo Bologna.
Dopo un’estate passata a rifiutare le pur ricche destinazioni esotiche, il tecnico ha riflettuto a lungo sulle opportunità derivanti dal mercato e dalla difficoltà di alcuni suoi colleghi a stagione in corso.
Nelle ultime settimane la pista Atalanta ad esempio, sembrava poter essere quella giusta ma i Percassi, che già lo avevano corteggiato qualche mese prima – salvo poi affidarsi ad Ivan Juric – gli hanno preferito Raffaele Palladino. Che ha preso il posto proprio del silurato allenatore nativo di Spalato.
Thiago Motta torna a casa: l’ex DS tira la volata al tecnico
Insomma, l’ex nazionale azzurro attende con calma che si presenti un progetto tecnico col quale crescere insieme, per dar seguito alla sua fama da predestinato meritata nel corso della sua prima esperienza in assoluto come allenatore (e successivamente con lo Spezia e col Bologna), quando aveva guidato con successo l‘Under 19 del PSG, il club col quale aveva già chiuso la sua carriera da giocatore nel 2018, dopo sette anni all’ombra della Torre Eiffel.

Nel top club parigino, in due distinte parentesi, ha lavorato anche Leonardo, il dirigente poliglotta che tornò nella capitale francese nel 2019 (dopo una prima avventura parigina dal 2011 al 2014) per esercitare il ruolo da DS fino al maggio 2022.
L’ex calciatore del Milan e della nazionale brasiliana (già campione del mondo ad Usa ’94) è assolutamente convinto che il club di Al-Khelaifi possa trarre grande giovamento dall’arrivo di Thiago Motta una volta esaurita la vincente esperienza dello spagnolo Luis Enrique sulla panchina della squadra.
“Luis Enrique è perfetto, ha saputo trasmettere la sua mentalità ad una squadra giovane. Ma per me Thiago Motta al PSG sarebbe geniale: conosce il club, ha un’estetica, vuole fare bel gioco, adora Parigi. È un mio rammarico non vederlo in panchina“, ha rivelato il sudamericano nel corso di un’intervista rilasciata a ‘La Gazzetta dello Sport‘.
