Un’esperienza unica. Resa ancora più speciale dalle incredibili circostanze che hanno portato gli alfieri azzurri capitanati da Filippo Volandri ad alzare al cielo, per la terza volta consecutiva, la mitica Insalatiera, consegnata ai vincitori della Coppa Davis 2025.

L’Italtennis ha battuto in rapida successione Austria, Belgio e Spagna nel glorioso cammino della Final Eight di Bologna, dove Matteo Berrettini e Flavio Cobolli hanno letteralmente dato spettacolo, vincendo i loro match di singolare contro tutte e tre le avversarie, facendo in modo che non si ricorresse allo spareggio del doppio, che con tutta probabilità sarebbe stato disputato dall’affiatata coppia formata da Simone Bolelli ed Andrea Vavassori.
A parte il match dominato dal più piccolo dei due tennisti romani contro l’austriaco Misolic nei quarti di finale della kermesse, gli altri due incontri disputati dal numero 22 del mondo sono stati un’autentico mix di emozioni, gioie, paure e, alla fine, lacrime di felicità.
Già contro il belga Zizou Bergs, alla fine di una sfida già entrata di diritto nella storia della Davis, il 22enne capitolino aveva fatto palpitare i tifosi bolognesi e gli appassionati seduti sul divano di casa annullando 7 match point in un tie-break a dir poco incredibile.
La storia si è ripetuta, sebbene senza il pathos di alcun punto-partita annullato all’avversario, anche nel match di finale contro lo spagnolo Jaume Munar, piegato 7-5 al terzo set al termine di una rincorsa iniziata da lontano, dopo che Flavio era stato travolto 6-1 nel primo parziale.
La gioia irrefrenabile della squadra azzurra, sublimata da un abbraccio davvero caloroso tra Matteo Berrettini e il riconosciuto eroe della spedizione italiana, ha coinvolto tutti i presenti, inebriati dal trionfo. Ma l’apice delle emozioni sarebbe ancora dovuto arrivare.
Berrettini-Cobolli, legame unico: tutti in lacrime
“Siamo cresciuti all’Aniene quando avevo 14 anni. Ho iniziato a lavorare con suo padre e Vincenzo (Santopadre, ex coach per oltre 10 anni di Berrettini, ndr), che poi è diventato il mio allenatore“, ha esordito ‘The Hammer’ dal campo della ‘Supertennis Arena‘ di BolognaFiere.

“All’epoca Flavio aveva 8 anni. È lì che ci siamo conosciuti. Ricordo lui e suo fratello più piccolo, Guglielmo. Vincenzo e Stefano (il padre di Cobolli, ndr) organizzavano questi piccoli tornei, competizioni nel weekend dove si giocava al meglio dei tre set, ma fino a quattro game. Noi facevamo loro da babysitter, giocando con loro. È davvero pazzesco che siamo nella stessa squadra. Lo guardo ora, è un uomo ormai, quindi… Mi vengono i brividi a pensare a questo rapporto nel corso degli anni“, ha concluso Berrettini.
Il già citato papà di Cobolli ha fornito ulteriori dettagli della conoscenza approfondita tra i due campioni azzurri, parlando ai microfoni di ‘Supertennis‘ dopo il trionfo di Bologna.
“Il loro abbraccio è quello tra due persone che hanno passato parte dell’infanzia insieme. Tra i sei o sette anni di Flavio, fino ai 18 di Matteo. In quegli anni sono stati tanto insieme. Flavio, nonostante giocasse al Parioli, veniva in trasferta con me e Santopadre con l’Aniene. Era molto piccolo e vedeva in Matteo un giocatore quasi già affermato. Stravedeva per lui, c’era tanta amicizia. Poi ovviamente si sono un po’ persi per motivi generazionali. Si sono ritrovati da poco. Già nei tornei c’è stato un riavvicinamento: Berrettini ha sempre dato dei consigli a Flavio. Si vede che c’è amore ed è risbocciato adesso, in una situazione incredibile come la Coppa Davis“, ha dichiarato Stefano Cobolli.

