Siamo ormai abituati, complice le crescenti fisicità e velocità del gioco del calcio, ad assistere e leggere di gravi infortuni occorsi in campo ai giocatori. Oltre alla rinomata fama di ‘gioco duro’ caratteristico delle serie inferiori, ormai anche ad altissimi livelli l’agonismo può portare ad incidenti in grado di compromettere la carriera o perfino la vita stessa di alcuni sfortunati protagonisti.

L’importante, come si dice in questi casi, è riuscire a raccontare quanto accaduto, ripercorrendo magari drammaticamente il grave infortunio e ricordando come, pur nella disgrazia di un problema fisico, si sia potuto continuare a condurre una vita normale.
È questo il caso di un ex calciatore, che ha raggiunto l’apice della sua carriera durante gli anni di militanza con la Juve (154 le presenze totali in maglia bianconera) ma che avrebbe potuto lasciare il segno anche in un’altra big. Il Milan. Che lo acquistò nel mercato invernale della stagione 2010/ 2011 per rinforzare una difesa che poi sarebbe stata il punto di forza della squadra allenata da Max Allegri nell’anno del primo scudetto del livornese nelle vesti di allenatore.
Proprio il giorno successivo al suo passaggio a titolo definitivo ai rossoneri – avvenuto il 31 gennaio – il difensore fu protagonista di un terribile incidente in campo che lo costrinse ad uno stop di circa 10 mesi. Con relativo addio al sogno di diventare una pedina utile in una squadra che vantava talenti del calibro di Cassano ed Ibrahimovic, tanto per citarne un paio.
Legrottaglie rivive l’incubo: arriva la confessione choc
Già membro del movimento ‘Atleti di Cristo‘, un’organizzazione di ispirazione cristiana che utilizza lo sport per diffondere il messaggio evangelico, Nicola Legrottaglie è convinto di aver sentito il ‘tocco di Dio’ durante quella maledetta prima (ed ultima) partita in rossonero contro la Lazio, quando fu vittima di un incidente che mise a repentaglio la sua stessa vita.

“Mi sono abbassato per appoggiare la palla di testa al mio compagno, e proprio in quel momento è arrivato correndo Kozak che mi ha colpito con il ginocchio. Il collo è andato indietro e lì mi sono fatto male. Kozak si è scusato subito, in campo. Poi non ci siamo più sentiti“, ha esordito il classe ’76 ai microfoni di ‘Fanpage.it’.
“Quella caduta è stata davvero brutta. Avevo iniziato a giocare molto bene, e sono convinto che se avessi continuato la mia esperienza al Milan sarebbe andata diversamente. Quando ho riaperto gli occhi, il primo pensiero è stato di paura: non muovevo niente, ero paralizzato. Le gambe e le braccia andavano ognuna per conto proprio, non avevo controllo. Poi quando ho visto la faccia del medico arrivare con la barella mi sono spaventato ancora di più: era diventato bianco. Mi ha chiesto: ti muovi? E io: No. Lì ho capito che qualcosa di serio era successo“, ha proseguito l’ex calciatore.
“Dentro di me si sono affacciate le cose che avevo maturato a livello spirituale. Mi sono rasserenato. Ho pensato: ‘Non succederà ciò che sto vedendo, ma ciò che mi è stato promesso’. E mi sono fatto forza. Dopo quattro minuti, mentre andavamo in ospedale, ho iniziato a sentire formicolii. Lì ho davvero ringraziato Dio, perché ancora oggi ho una cicatrice sul midollo: c’è stata una lesione vera e propria, che ho scoperto solo tre anni dopo“, ha concluso.

