La base lunare? La stampo in 3D

La base lunare? La stampo in 3D

A volte la realtà supera la fantasia. In questo caso, la fa diventare vera. Immaginate di prendere del terriccio, di lavorarlo con del liquido e di aggiungere, alla fine, un pizzico di sale. Poi immaginate di infilare tutto in un grosso tubo e di schiacciare un bottone. Se dopo qualche ora si soldificasse davanti a voi un edificio, non pensereste a una magia? Eppure è quello che succederà sulla luna grazie ad una stampante 3D. A lavorare su questo progetto futuristico c’è l’agenzia spaziale europea, insieme alla Apple e allo studio d’architettura Foster e partners. Ma in quest’avventura che porterà 4 astronauti a bordo di un razzo a costruirsi da soli la propria base lunare grazie alla stampante D-Shape Monolite, c’è anche un bel pezzetto del nostro paese. E’ la società italiana Alta insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ad aver ideato un sistema per sfruttare le forze capillari del suolo e stampare in 3D anche nel vuoto. Per la simulazione, hanno usato la roccia basaltica dell’Etna, che ha una composizione quasi identica a quella del suolo lunare.


Quello che succederà sul nostro satellite al momento della costruzione della base è presto detto. Nelle condizioni durissime dell’ambiente lunare, fatto di gravità minima e temperature estreme, i 4 astronauti piazzeranno il loro guscio gonfiabile a forma di cupola, che li proteggerà da meteoriti, radiazioni gamma e dalla fluttuazione delle temperature durante la costruzione. La cupola verrà utilizzata come base su cui appoggiare la struttura rigida definitiva. Il disegno è di Foster e Partner e si basa su forme naturali organiche che ricordano le ossa dei volatili. Ma torniamo alla sua costruzione. Nella D-Shape di Monolite verrà inserito il materiale necessario. Si tratta di terriccio lunare liquefatto con ossido di magnesio, a cui verrà poi applicato un sale per solidificarlo. Al momento il sistema è in grado di costruire 2 metri di parete all’ora, ma i nuovi modelli in sviluppo arriveranno a 3,5 m/h. Questo renderebbe possibile completare un intero edificio in una settimana, grazie al lavoro della cornice della stampante 3D, larga sei metri e sovrastata da un tubo che si sposta avanti e indietro per creare le pareti e l’intelaiatura interna. Esattamente come fa la testina di una stampante inkjet.


Ma prima di arrivare sulla Luna, per cosa viene utilizzata una stampante 3D? Secondo uno dei guru del settore, Bre Pettis, la loro è una rivoluzione paragonabile a quella industriale. Con una differenza: i nuovi, prodigiosi, hardware spostano le fabbriche. Pettis sostiene che diano a tutti la possibilità di avere accesso all’innovazione e di mettere così in gioco la propria creatività, grazie a metodi semplici e intuitivi. E soprattutto, in qualsiasi luogo. Dalla scrivania di casa all’ufficio, fino al tavolino della cucina.
La sua compagnia, la MakerBot, vende stampanti in tutto il mondo. Anche nel nostro Paese. Al momento dà lavoro a 160 persone e ne sta assumendo di nuove. La rivoluzione più grande? Con le stampanti 3D "sei tu a fare tutto da te, non devi più scegliere le cose che devi comprare. Puoi fare ciò che vuoi e come lo vuoi. È qualcosa che tutti dovrebbero provare".

L’asteroide di San Valentino è in arrivo. Ma nessuno si farà male
Alle 20.24 del 15 febbraio un corpo celeste da 130.000 tonnellate sfiorerà la Terra. Mai nessuno è arrivato così vicino come lui. Il passaggio di questo grosso sasso lungo come mezzo campo da calcio, pesante come una portaerei e con un potenza distruttiva pari a 250 volte Hiroshima sarà ad appena 24.000 km da noi. Il suo slalom tra i satelliti geostazionari non dovrebbe incontrare ostacoli, e, soprattutto, le possibilità che colpisca il nostro pianeta sono appena 1 su centomila, dicono alla Nasa. Per vederlo, puntate il binocolo a sud, ma solo se vi trovate nell’Europa dell’est, in Africa o in Asia.

Che fine ha fatto Riccardo III? E’ in un parcheggio di Leicester
Quando è stato assassinato, alla fine della guerra delle Due Rose, l’Inghilterra è passata nelle mani dei Tudor e il suo corpo è stato affidato ai monaci di Leicester. Da allora, si è sempre ritenuto che la sua tomba fosse stata violata da Enrico VIII e Thomas Cromwell. Mariccardo_III oggi, grazie alla tenacia di Philippa Langley, sceneggiatrice di Edimburgo e segretaria della divisione scozzese della Richard III Society, abbiamo scoperto che il corpo è ancora lì dove era stato sepolto: nel cortile del monastero, oggi un parcheggio. Nel segno del destino, sotto alla ‘r’ di posto riservato è stato rinvenuto lo scheletro del re assassino di bambini, come lo descriveva Shakespeare. La datazione al carbonio 14 ha rivelato che i resti risalgono a un periodo compreso tra il 1455 e il 1540, e l’analisi del Dna mitocondriale estratto da denti e ossa ha mostrato una sovrapposizione con quello di Michael Ibsen, discendente della sorella di Riccardo III, Anna di York.

teletrasporto_scienza.jpgFameLab, il Talent show della Scienza
Il pubblico c’è, il palcoscenico anche e la giuria è composta da esperti di scienza, spettacolo e comunicazione. Con una particolarità: chi si esibisce deve esporre in 3 minuti un argomento a scelta di tema strettamente scientifico. Il FameLab ha debuttato nell’edizione italiana lo scorso anno, e nel 2013 si ripete: da febbraio a marzo si svolgeranno le selezioni locali a Trento, Trieste, Genova, Bologna, Perugia, Ancona e Roma. La finale è attesa per il 3 maggio, e il vincitore rappresenterà i colori italiani alla finale internazionale, tra il 4 e il 9 giugno in Gran Bretagna, dove è nato il format.

Tra spazio e letteratura, la Nasa spedisce in missione la più grande vela solare mai costruita
E’ pronta sulla rampa di lancio e la data di partenza è fissata al prossimo anno. Gli scienziati della Nasa hanno ribattezzato il progetto Sunjammer, come l’opera letteraria di Arthur C. Clarke. Fu lui a coniare il termine solar sailing nel romanzo Odissea nello spazio. Ed ora, l’agenzia spaziale americana insieme alla società californiana Gard, è pronta per mandare in orbita una vela grande più di un km quadrato. Il suo compito sarà quello di dimostrare la validità della propulsione “fotonica”, cioè il movimento eseguito dalla sola spinta dei fotoni della luce solare sulla speciale superficie della vela.

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