Curiosity festeggia un anno su Marte: il diario

Curiosity festeggia un anno su Marte: il diario

Era il 6 agosto del 2012, quando dopo otto mesi e dieci giorni di viaggio nello spazio, il Mars Science laboratory toccava la superficie del pianeta rosso. Il rover, battezzato Curiosity, è lo strumento più tecnologicamente avanzato che abbia mai raggiunto Marte. Assomiglia a un robot dei fumetti: ha occhi, un collo, ginocchia e un braccio che si trasforma in trapano. Ma soprattutto Curiosity è in grado di muoversi in completa autonomia per diversi di chilometri. Questa è una delle differenze principali rispetto ai suoi fratelli minori, Spirit e Opportunity. Grazie alle sue caratteristiche, Curiosity è un’ottima arma per la scienza: la missione che lo ha spedito su Marte, dove resterà per due anni terrestri, costa ‘appena’ 2,5 miliardi di dollari. Andare sul pianeta rosso con un equipaggio umano ne costerebbe oltre 100. Non è solo questo, però, a renderlo un rover speciale. Dalla sua c’è anche la tecnologia notevolmente avanzata che gli permette di raccogliere ogni traccia che testimoni che su Marte esistono le condizioni chimiche adatte a sostenere la vita. Curiosity ha con sé tutto il necessario per raccogliere materiale, analizzarlo e mandare informazioni sulla Terra. In particolare, i messaggi dal pianeta rosso arrivano attraverso due strade: una diretta, grazie a un transponder operante nella banda X, e un’altra che passa per un’antenna UHF, che comunica attraverso i satelliti artificiali che sono in orbita intorno a Marte.

E girovagando nella zona del cratere Gale, dove si trova dallo scorso agosto, qualcosa ha trovato. Il rover si è imbattuto in ciottoli grandi da 2 a 40 millimetri, che presentano una caratteristica che fa pensare subito all’azione levigatrice dell’acqua: sono arrotondati. E c’è di più. La loro forma e la loro disposizione indicano che lì, probabilmente, non solo c’era l’acqua, ma si trattava di acqua corrente. Gli scienziati sostengono che i flussi fossero piuttosto forti. L’abrasione osservata sui ciottoli indica infatti che hanno viaggiato per molti chilometri dalla loro zona di origine. I ricercatori hanno potuto anche stimare alcune caratteristiche fondamentali del fiume che li ha trasportati: doveva essere profondo tra 0,3 e 0,9 metri, e l’acqua scorreva al suo interno con velocità tra gli 0,2 e gli 0,75 metri al secondo. Tutto suggerirebbe che la zona del cratere Gale sia un ‘cono alluvionale’, cioè una zona in cui si creano delle sedimentazioni. D’altronde il rover ha toccato il suolo marziano proprio in quel punto perché lì si è ritenuto che potessero esistere estuari e delta di fiumi passati, che avevano attraversato i grandi canyon ben visibili sul pianeta rosso.
La scoperta più recente del rover è di questi giorni. Curiosity ha tracciato l’atmosfera di Marte, che risulta composta da una miscela dominata dall’anidride carbonica e della quale fanno parte argon, azoto, ossigeno e monossido di carbonio. I dati sono stati raccolti grazie allo strumento Sam e sono una conferma del campionamento atmosferico eseguito dalle sonde Viking 1 e 2 atterrate su Marte nel 1976, e sono anche una convalida delle analisi chimiche compiute sui meteoriti di origine marziana ritrovati sulla Terra.


Intanto, mentre Curiosity spegne la sua prima candelina, la NASA guarda al futuro. E pensa al ‘figlio’ del rover che attualmente sta esplorando Marte. Dovrebbe essere lanciato nel 2020 e tecnicamente dovrebbe ricalcare la struttura del predecessore, ma con la caratteristica non trascurabile di costare molto meno. Si parla di una cifra attorno al milaordo e mezzo di dollari. Il suo scopo è quello di proseguire l’opera già iniziata, ma con un compito in più: mentre l’attuale Curiosity individua se esistono le condizioni perché la vita sia possibile, il suo erede dovrà cercare tracce di vita passata. O presente. Momentaneamente lo strumento per il futuro dell’esplorazione marziana è stato soprannominato Curiosity 2 e gli è stato già attribuito il compito di raccogliere rocce e campioni di suolo, mentre una successiva missione dovrebbe, per la prima volta, riportare il materiale sulla Terra. Sono previsti 31 carotaggi in cui cercare le tracce di vita, comprese in un periodo di 690 giorni terrestri.


I versi registrati per monitorare le specie in via di estinzione
Per sapere quanti animali di una specie popolano una zona remota del mondo è possibile affidarsi a un sistema che ne registra i versi e li identifica. La tecnologia in questione si chiama Arbimon (Automated Remote Biodiversity Monitoring Network): acquisisce i dati sul posto, monitorando le diverse specie sulla base di registrazioni audio, li elabora e fornisce i risultati su Internet. Per ottenere l’identificazione dei versi gli studiosi hanno creato modelli audio specie-specifici per gli anfibi, gli uccelli, i mammiferi e gli insetti, sulla base di registrazioni effettuate in un sito in Costa Rica e uno a Puerto Rico. Ogni campione registrato non solo amplia le conoscenze sul presente, ma viene anche conservato perché, un domani, possa essere analizzato con tecnologie più avanzate e ne siano tratte informazioni utili per la scienza.

Più veloci della luce, la Nasa ci spera
Il fisico Harold White ha descritto il suo esperimento come "una sorta di tapis roulant per astronavi". In pratica, cerca di capire se sia possibile viaggiare a una velocità superiore a quella della luce, ricreando la cosiddetta ‘inflazione’, fenomeno che si verificò durante la prima fase di espansione dell’universo. White e i suoi collaboratori lavorano in un laboratorio completamente isolato dalle vibrazioni che galleggia su un sistema composto da piloni di pneumatici. Lì, con un laser, una fotocamera, alcuni specchi e dei condensatori elettrici, cercano di piegare leggermente la traiettoria dei fotoni che compongono la luce laser applicando un campo elettromagnetico. In poche parole, cercano di influenzare la curvatura dello spazio tempo lungo la traiettoria del fotone in modo che percorra una maggiore distanza, pur viaggiano sempre alla stessa velocità. La NASA ha accettato di dare una mano al fisico: per lui un contributo di 50.000 dollari e la riapertura del laboratorio galleggiante al Johnson Space Center, che era servito per fare i test degli Apollo. 

Teletrasporto con il suono
E’ possibile far levitare, ruotare e trasportare in aria degli oggetti senza toccarli. E’ quanto sostiene lo studio del Politecnico federale di Zurigo, secondo cui tramite un particolare campo di levitazione acustica è possibile mantenere in aria la materia e farla muovere senza bisogno di un contatto fisico. Il campo acustico si genera dalle onde sonore tra una superficie emittente ed una superficie riflettente. Un campo così può annullare la gravità ed "intrappolare piccole quantità di materia, simili a goccioline, in regioni dello spazio immobili e relativamente stabili, conosciute in fisica come nodi”, spiega Daniele Foresti, del team di Zurigo. Tra le possibili applicazioni della scoperta, le manipolazioni di materiali pericolosi o radioattivi.

Con le noci la vita si allunga
Contengono acidi alfalinoleici e fitochimici, specialmente nello strato più esterno, oltre a fibre e minerali come calcio, magnesio e potassio. Questa combinazione potrebbe giustificare i risultati di uno studio pubblicato su Bmc Medicine, da cui emerge che chi mangia frutta secca, e noci in particolare, più di tre volte a settimana, ha più probabilità di vivere a lungo, e meno di soffrire di malattie cardiovascolari o cancro. Il meccanismo benefico non è ancora chiaro, però dall’osservazione di oltre 7.000 persone è emerso che il rischio di mortalità nel complesso è inferiore del 39% per chi consuma abitualmente frutta secca, arrivando fino al 45% per chi preferisce le noci. In particolare le persone, tra quelle seguite dalla ricerca, che abitualmente mangiano più di tre porzioni di frutta secca a settimana hanno un rischio di mortalità per problemi cardiovascolari ridotto del 55% e il 40% in meno di probabilità di morire di cancro.

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